Uccise con 57 coltellate la compagna, va ai domiciliari perché obeso: "Pesa 200 kg, incompatibile col carcere"
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Uccise con 57 coltellate la compagna, va ai domiciliari perché obeso: "Pesa 200 kg, incompatibile col carcere"

Dimitri Firicano uccise la fidanzata e ora andrà ai domiciliari. "I giudici hanno stabilito che debba essere curato", spiegano gli avvocati. Secondo i giudici, i 120 chilogrammi di peso di quando era entrato nel penitenziario sono saliti fino a 200".

Uccise con 57 coltellate la compagna, va ai domiciliari perché obeso: "Pesa 200 kg, incompatibile col carcere"
Dimitri Firicano
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10 Novembre 2023 - 14.18


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Dimitri Firicano era in carcere per scontare i 30 anni di condanna, per aver ucciso la fidanzata Erika Preti con 57 coltellate ma ora uscirà e rimarrà ai domiciliari perché “obeso e iper fumatore”. La decisione è del tribunale di sorveglianza per il quale le condizioni di salute dell’uomo sonoincompatibili con la detenzione.

“I giudici hanno stabilito che debba essere curato”, spiegano gli avvocati. Secondo i giudici, i 120 chilogrammi di peso di quando era entrato nel penitenziario sono saliti fino a 200 e ciò comporta difficoltà di deambulazione, aggiunta all’impossibilità di seguire una dieta all’interno del carcere, creando dunque un “pericolo di vita legato al rischio cardiovascolare”.  

Secondo i tribunale di sorveglianza la cucina del carcere non riesce a fornire pasti ipocalorici al detenuto che, di conseguenza, non può seguire la dieta per lui indicata. Inoltre, sottolineano i giudici, la detenzione nel carcere torinese delle Vallette risulta incompatibile con le condizioni di salute anche per la presenza di “barriere architettoniche”. A casa sua, invece, potrà ricevere cure migliori assistito anche dai parenti e dagli amici. 

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Il delitto. La coppia si trovava in vacanza a San Teodoro, nel nord della Sardegna. Al culmine di una lite nata per motivi più che futili, Firicano ha inflitto quasi 60 coltellate alla 28enne Erika Preti. Subito dopo il delitto, lo stesso Firicano aveva parlato di un tentativo di rapina finita male respingendo ogni accusa. Dopo circa un mese, si era poi presentato in procura a Biella per confessare l’omicidio avvenuto.

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