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Perquisizioni a no green pass e no vax attivi su Telegram: la Polizia indaga su tutto il territorio nazionale

Per loro ipotizzati reati che vanno dalla costituzione e partecipazione ad associazione segreta, all'istigazione, all'interruzione di pubblico servizio e all'associazione per delinquere finalizzata a compiere danneggiamenti

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Polizia

globalist

18 Novembre 2021


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Sono 29 le perquisizioni che sta eseguendo la Polizia di Stato su tutto il territorio nazionale, a carico di appartenenti a sodalizi No Vax e No Green Pass molto attivi su canali Telegram.
Per loro ipotizzati reati che vanno, a seconda delle posizioni, dalla costituzione e partecipazione ad associazione segreta, all’istigazione, all’interruzione di pubblico servizio e all’associazione per delinquere finalizzata a compiere danneggiamenti. 
Due operazioni in Liguria e Toscana
Il Compartimento Polizia postale e delle comunicazioni della Liguria, con il coordinamento del Servizio di Polizia Postale  ed in collaborazione con altri Compartimenti regionali e con le Digos delle questure territorialmente competenti, su input della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, sta eseguendo 24 perquisizioni disposte dalla Dda della Procura della Repubblica di Genova. L’indagine è stata avviata per identificare gli autori di minacce rivolte a esponenti delle istituzioni regionali e a un medico infettivologo.
Nelle stesse ore la Digos della questura di Firenze, coordinata dalla Procura della Repubblica di quel capoluogo e dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, sta eseguendo altre 5 perquisizioni a carico di altrettante persone attive in rete e ricollegabili al movimento “V–V”, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a compiere danneggiamenti ed altri reati.
L’illusione dei no vax che usano Telegram confidando nell’impunità
Telegram è la piattaforma di chat più utilizzata da No Vax e No Green Pass. 
Il successo dell’app, che ad ottobre ha raggiunto quota un miliardo di download globali su Android, è nella convinzione che l’anonimato garantisca incolumità agli utenti, qualsiasi cosa scrivano. Ma le forze di polizia si sono ormai organizzate e agiscono come veri e propri “hacker”, cercando di
recepire informazioni uniche dagli iscritti, che possano ricondurre alla loro identità, anche entrando negli smartphone degli utenti dopo averli infettati con file corrotti. 

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