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Abrignani (Cts): "Lockdown per i non vaccinati? Scelta radicale, ma da valutare"

Il membro del Cts, professore ordinario di Immunologia: "In questo momento nell'età pediatrica avviene un quarto dei contagi".

Sergio Abrignani
Sergio Abrignani

globalist

7 Novembre 2021 - 09.06


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Forse è arrivato il momento di dire che lp’idiozia dei pochi non può essere pagata dalla stragrande maggioranza che si è vaccinata, che rispetta le regole e che vuole tornare a vivere e a lavorare, possibilmente senza finire in terapia intensiva o veder morire un parente o un amico.

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“La vaccinazione dei bambini è l’unica via per uscire dalla pandemia”.
Così Sergio Abrignani, membro del Cts, professore ordinario di Immunologia all’Università Statale, parlando dei nodi della campagna vaccinale e dei possibili sviluppi futuri. “Già ora vediamo delle infezione asintomatiche tra 5 e 16 anni e sappiamo dai dati dell’Iss che nell’età pediatrica avviene un quarto dei contagi”, ha quindi sottolineato. 

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“La vaccinazione – ha quindi spiegato Abrignani – di questa fascia dunque risulta necessaria per contrastare il serbatoio principale del virus, oltre che per evitare i rari casi gravi che hanno portato a 42 morti di bambini da inizio pandemia”.

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“Lockdown per i non vaccinati? Scelta radicale, ma da valutare”

Quanto a un potenziamento del Green pass, Abrignani sottolinea che scelte come quella fatta dall’Austria di prevedere un lockdown solo per i non vaccinati sia una scelta “radicale, ma molto importante. Bisogna capire che ci si vaccina anche per non infettare i luoghi di socialità e di lavoro. Il Green Pass è il mezzo che garantisce la sicurezza della nostra vita fuori casa”. Tuttavia,  “si tratta di scelte che spettano alla politica, anche se da immunologo penso che qualsiasi decisione porti a una riduzione del pericolo sia da prendere”.

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Contagi, inverno e non vaccinati Quanto al ritorno della crescita dei contagi registrata negli ultimi giorni, spiega: “Ormai sappiamo che la vaccinazione protegge per il 75% dal contagio e per oltre il 90 da ospedalizzazione e morte. Vaccinarsi è una scelta al contempo egoista e altruista. Non ci può essere discussione su questo. Poi chiaramente aspettiamoci che con la variante Delta più contagiosa, l’arrivo del freddo, l’aumento della vita al chiuso e l’indebolimento del sistema immunitario per l’inverno ci siano più contagi, anche se niente in confronto ai livelli dell’anno scorso. E questo grazie ai vaccinati, non certo ai non vaccinati”.

Per Abrignani inoltre le nuove cure non possono essere un’alternativa alla vaccinazione: “Gli anticorpi monoclonali curano il 40% degli ammalati e la nuova pillola sperimentale il 50. Meglio il vaccino, che non fa proprio ammalare”. Inoltre i guariti che non si vaccinano “rischiano di riammalarsi e, soprattutto dopo i 50 anni, farebbero bene a fare due dosi”

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“Dobbiamo essere consapevoli che la pandemia non è finita, anche se riguarda soprattutto i Paesi svantaggiati che hanno pochi mezzi a disposizione e chi nei Paesi avanzati rifiuta i vaccini – conclude quidni Abrignani -. L’inverno sarà una dura prova soprattutto per queste persone. Per gli altri l’immunità data dai vaccini continua a essere molto forte, anche se richiede una ricarica ogni tanto. Nel frattempo per contenere il contagio restano utili le mascherine al chiuso, le distanze e i disinfettanti”.

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