Don Biancalani: "Io vittima della Bestia vorrei che Salvini e a Morisi si pentissero. Ma..."
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Don Biancalani: "Io vittima della Bestia vorrei che Salvini e a Morisi si pentissero. Ma..."

Parla il parroco della Chiesa di Santa Maria Maggiore di Vicofaro (Pistoia) 
messo più volte sulla gogna social: "Purtroppo Salvini sinora ha dato prove contrarie a un ravvedimento"

Don Massimo Biancalani
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6 Ottobre 2021 - 12.33


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di Antonello Sette

 

Don Massimo Biancalani, la sua tranquillità è finita quando Matteo Salvini sulla sua famosissima “Bestia” ha pubblicato una foto con un gruppo di rifugiati che lei aveva portato in piscina. Si scatenò il finimondo: minacce, insulti e tutto l’inimmaginabile. Sono passati quattro anni. Si sente di perdonare cristianamente Salvini e Luca Morisi, che della “Bestia” è l’ideatore e l’animatore? Pensa che un giorno potranno in qualche modo ravvedersi?

Mi auguro ovviamente un loro cambiamento e un approccio alla vita più umano – premette il parroco di Vicofaro vittima della Bestia – rispondendo a SprayNews. Non è così che ci si comporta. Nell’uso del web bisogna osservare attenzione e cautela. Una sua spregiudicata utilizzazione, volta a diffamare e a insultare le persone, non è accettabile. Devono prendersi le loro responsabilità. La politica dovrebbe significare passione per la res pubblica. La politica ha un valore importante, anche cristiano. Non è politica l’utilizzo di uno strumento mediatico per trovare consenso nel modo che ho subito sulla mia pelle. Il pentimento è una possibilità per tutti. Io posso solo auspicarlo. E’ che un cammino che devono intraprendere loro.

Li ha perdonati?

Certamente, anche se io non ho mai messo in gioco questa dimensione più religiosa. Penso che siano persone sufficientemente intelligenti per capire. La mia contrarietà e la mia contrapposizione sono di natura sociale e politica. Non si fa così, quando ci si trova di fronte a persone molto spesso sofferenti, che vengono da percorsi di vita difficili. Non li si può utilizzare per altri fini. Il perdono è la massima espressione della solidarietà e dell’amore. Purtroppo Matteo Salvini sinora ha dato prove contrarie a un ravvedimento. Ha perseverato in un comportamento, umano e politico, assolutamente inaccettabile. 

Lei, se ricordo bene, si arrabbiò molto quando in un post, pubblicato sempre sulla bacheca di Salvini, c’erano delle allusioni, secondo le quali lei avrebbe ospitato i rifugiati in quanto gay e non per motivi umanitari. Ora Morisi è stato coinvolto in quello che appare un festino gay. Che cosa ci insegna questa vicenda che, dopo tante sue sofferenze, ora si ribalta? L’ipocrisia, la malevolenza, la miseria umana?

Io non credo alla legge del contrappasso. La giustizia più alta appartiene a una dimensione, che non è nelle nostre mani. L’orientamento omosessuale è una scelta personale, che non dovrebbe incidere nel percorso lavorativo di questo signore. Altro è una festa con l’uso e l’eventuale vendita di sostanze stupefacenti, che non è ammissibile. Specie quando a essere coinvolta è una persona, che ha ruolo politico importante, essendo non solo l’amico, ma anche un ispiratore politico di Matteo Salvini. Per quanto riguarda la sfera affettiva individuale, invece, è il Papa stesso a dirci che nessuno può giudicare. 

Lei, dopo tutto quello che le hanno gettato addosso, ha riacquistato la serenità o il suo lavoro è ancora ostacolato e messo sotto una lente di ingrandimento da una parte della Chiesa e dall’amministrazione comunale di Pistoia? 

Come dimostra la pesantissima condanna inflitta a Mimmo Lucano, chi lavora nell’accoglienza, con uno spirito di umanità e di solidarietà, è purtroppo esposto in questo Paese a ogni attacco possibile. Basta vedere le Ong, il Mediterraneo, Lucano e, nel nostro piccolo, anche noi. La politica troppo spesso sul tema dell’accoglienza adotta comportamenti e sceglie toni di profonda disumanità. Si è portati anche a disobbedire anche alle leggi, perché sono leggi, secondo me, non solo incostituzionali, ma anche disumane. Pensi al reato di clandestinità. La clandestinità è una condizione. E’ come se si introducesse il reato di povertà. Una persona, che è in stato di necessità, non può entrare in Italia con un aereo in prima classe. Entra, ovviamente, nei modi più disparati e, una volta entrato, ha il sacrosanto diritto di poter spiegare la scelta drammatica che ha fatto.

In tutto questa sua incresciosa vicenda, quanto le sono state d’aiuto e di conforto le parole, che Papa Francesco ha più volte speso a favore di quell’accoglienza, a cui lei ha dedicato, e dedica, la vita?

Papa Francesco ci ha anche incamminato, quando invitò ogni Chiesa ad accogliere una famiglia. Furono quelle sue parole a spingerci verso un percorso, che poi ci ha coinvolto sempre di più, fino a farci diventare una realtà fra le più esposte sul tema dell’accoglienza. Papa Francesco è un pastore di grandissimo rilievo evangelico e umano. Lui sa che cosa significa essere emigrante e ha inquadrato con un occhio di riguardo un dramma, che non coinvolge solo noi, ma tanta parte del pianeta. 

Salvini invece…

Salvini è una persona scaltra, che sta utilizzando al meglio certi strumenti, che la tecnologia ha messo nelle sue mani, non per fare politica, ma per cercare consenso e basta. Il suo è un approccio alla politica non come servizio, ma come potere.

 

 

 

 

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