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Al processo per morti da amianto alla Scala di Milano gli imputati sono stati tutti assolti

L'accusa ai quattro ex vertici del Teatro alla Scala era di non aver fatto rimuovere l'amianto presente negli ambienti. Proteste in aula dei comitati delle vittime dei lavoratori

Teatro alla Scala di Milano
Teatro alla Scala di Milano

globalist Modifica articolo

30 Aprile 2021 - 14.08


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Nell’aula del tribunale di Milano della nona sezione penale la sentenza di assoluzione degli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una decina di lavoratori esposti all’amianto è stata accolta con rabbia e rassegnazione da parte dei parenti delle vittimi. L’accusa, per i 4 ex vertici del Teatro alla Scala, è di non aver fatto rimuovere l’amianto, presente in vari ambienti, respirato per decenni dai lavoratori, ignari. 
Non appena la presidente della nona sezione penale, Mariolina Panasiti, ha pronunciato la formula “assolti perché il fatto non sussiste”, si è scatenata la rabbia dei parenti delle vittime: “E’ una vergogna”, ha detto uno dei rappresentanti del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio. 
“Ormai l’unico diritto riconosciuto del tribunale di Milano è quello dei datori di lavoro che non rispettano le misure di sicurezza”. 
I “diritti delle vittime, invece, vengono calpestati”.
Il “profitto viene prima della vita e della salute umana”, questo “è un dogma in questo tribunale”. 
Ma, ha aggiunto, “noi non ci arrendiamo e continueremo a lottare per la giustizia, perché non possiamo accettare che il diritto dei padroni valga più del diritto dei lavoratori”.
Qui “i lavoratori sono stati avvelenati, sono stati messi in condizioni di lavoro inadeguate, senza misure di protezione, si sono ammalati e sono morti”. 
Eppure “per il tribunale il fatto non sussiste”. Oggi, conclude, “questi lavoratori li hanno uccisi per la seconda volta”.

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