Strage di Bologna, come diceva Roversi: "Io non mi rassegno, non mi voglio rassegnare"

Il Comune non ha autorizzato le celebrazioni in stazione, il luogo simbolo divenuto patrimonio Unesco per la pace, spostandole in tono ridotto in Piazza Maggiore. Non sarà la stessa cosa e non è giusto.

Strage alla stazione di Bologna

Strage alla stazione di Bologna

globalist 24 luglio 2020

di Cinzia Zini

Da 40 anni Bologna ha una ferita aperta. Sabato 2 agosto 1980 alle 10,25 una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria. Una miscela micidiale di tritolo segnò il destino di persone provenienti da 50 città diverse, italiane ed estere: i morti furono 85 e 200 i feriti. L’impresa criminale più feroce compiuta in tempo di pace colpì una città crocevia e simbolo di civiltà, cultura, accoglienza.
Chi quel giorno c’era ne conserva un ricordo preciso e ne ha tramandato memoria a chi è venuto dopo; un filo di dolore che tiene viva anche l’ostinata sete di verità che la città chiede per sé e per tutti quei “figli” che non ha potuto proteggere.


Ogni anno il 2 agosto nel luogo della strage non si celebra solo una commemorazione ma si rinnova con fermezza la richiesta di verità che finora non ha avuto la risposta completa e definitiva dovuta a quelle vittime, alle loro famiglie, ad una città e a un Paese intero.
Quest’anno una situazione straordinaria di emergenza sanitaria impone regole nuove che riguardano il distanziamento fisico e le manifestazioni pubbliche. Ciò pare avere cambiato anche questo importante appuntamento snaturandolo nel contenuto.

Il Comune di Bologna non ha autorizzato le celebrazioni in stazione, il luogo simbolo divenuto patrimonio Unesco per la pace, spostandole, in tono ridotto, in Piazza Maggiore.


Non sarà la stessa cosa e non è giusto.
Si perde un’occasione, in tempi di settimane rosa, movide, assembramenti in spregio alle regole e al rispetto altrui, per dimostrare che, anche in questo contesto, il popolo del due agosto saprebbe insegnare il civismo.
Come scriveva il poeta Roberto Roversi:
“BOLOGNA 2 AGOSTO ORE 10,27
ma dammi la tua mano
io non mi rassegno non mi voglio rassegnare “
 No, non vogliamo rassegnarci.

 

*economista