Studenti, professori: con il Coronavirus saltano le gerarchie e arriva la democrazia del contagio
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Studenti, professori: con il Coronavirus saltano le gerarchie e arriva la democrazia del contagio

Questa emergenza dimostra che non c’è una verità assoluta e definitiva, ma solo interpretazioni di elementi reali che tentiamo di mettere in ordine. Siamo nell’incertezza totale, senza distinzioni di ruoli

Coronavirus e pulizia delle scuole
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Antonio Rinaldis Modifica articolo

6 Marzo 2020 - 15.34


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Venerdì 6 marzo. 2° giorno

I ragazzi ci sono. Esistono. Questa mattina mi hanno scritto Gianluca su Messenger e poi Chiara, sempre su Messenger, e volevano sapere come fare con le interrogazioni di storia e di filosofia che avevamo programmato. Dobbiamo spostarle? A quando? Alla prossima settimana? Al prossimo mese? Non lo so.

Nessuno sa quanto durerà l’emergenza, neppure gli esperti, i tecnici che litigano in televisione, mettendo in scena la conferma di quello che noi filosofi diciamo da qualche tempo, che non c’è una verità incontrovertibile, assoluta e definitiva, ma solo interpretazioni di elementi reali che tentiamo di mettere in ordine. Insomma siamo nell’incertezza totale, senza distinzioni di ruoli, di fronte al virus saltano le gerarchie e siamo tutti indifesi, in fondo è la democrazia del contagio.

E poi c’è anche Instangram che ci restituisce frammenti di vita reale. Le stories di alcuni dei miei studenti parlano di normalità, una ragazza che posta un libro aperto, qualche penna gettata a caso su un letto e un gatto che gioca con le pagine del manuale di matematica, oppure un’altra adolescente che sullo sfondo di un paesaggio e con la colonna sonora di qualche rapper famoso scrive parole che alludono a qualche litigio gravissimo con qualcuno, un ragazzo, un’amica e che vengono commentate con lo stesso tono segreto e misterioso.

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Sì i ragazzi ci sono, continuano la loro vita, forse più e meglio di noi, che abbiamo bisogno delle loro domande, dei loro commenti, del loro modo a volte profondo, a volte superficiale con cui attraversano i corridoi della scuola.

Forse dovrei raccontarmi anch’io, creare qualche “storia” da postare su Instangram, ma non appartengo alla generazione dell’immagine, sono ancora legato alla scrittura, come forma di comunicazione, forse anacronistica, ma le parole sono il mio ponte con cui rompere l’isolamento nel quale siamo costretti.

Guardo fuori, anche oggi sole e poche nuvole, ma la piazza è deserta e c’ è un silenzio esagerato.

Apro Internet e capisco. Questa mattina si è scoperto il primo caso di coronavirus nella cittadina. Anche noi siamo entrati nella statistica.

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