La Rai, il coronavirus e i dilettanti allo sbaraglio di via Mazzini

La scelta di andare avanti con il "Vieni avanti, cretino..." anziché rimodulare la serata televisiva per avere informazioni utili e pacate sul coronavirus, conferma l'inadeguatezza degli attuali vertici

Carlo Conti alla Corrida

Carlo Conti alla Corrida

Onofrio Dispenza 22 febbraio 2020
I dilettanti allo sbaraglio del venerdì sera a "La Corrida" di Rai1 hanno dato la prova tangibile, l'ulteriore prova, di come e di quanto questa Rai abbia smarrito e tradito il senso di servizio pubblico, facendo valere la stupidità certificata di una trasmissione alla necessità di informazione sposata all'opportunità. La scelta di andare avanti con un sostanziale "Vieni avanti, cretino..." anziché rimodulare la serata televisiva del più importante canale televisivo, legandolo all'urgenza di avere informazioni utili e pacate sull'allarme coronavirus, conferma l'inadeguatezza degli attuali vertici, l'inconsistenza di molte scelte per la direzione di spazi informativi e della programmazione radiotelevisiva.
Ieri in Italia è stata la giornata di maggiore preoccupazione per l'evoluzione di un insidioso virus che sta creando preoccupazione in tutto il mondo. Eravamo stati avvertiti che non saremmo stati risparmiati, avvertiti che avremmo dovuto essere accorti, senza farci prendere dal panico. E nel giorno più delicato in Italia, ecco la sera, su Rai1, una sfilza di dilettanti allo sbaraglio anziché un responsabile, pacato e intelligente spazio informativo con le ultime notizie e una dettagliata illustrazione di cosa si deve fare e di cosa non si deve fare. Si doveva questo, si poteva fare, si poteva e si doveva programmare. Ultima cosa da fare, andare a ruota libera con una trasmissione insulsa, becera e di un provincialismo povero. 
La Corrida nacque, radiofonica, alla fine degli anni sessanta e continuò in radio per buona parte degli anni Settanta del secolo scorso. Passò poi in Tv, naturalmente su Canale5, palinsesto che in effetti appariva più "naturale". Nel 2018 l'approdo in Rai, in una Rai che aveva smarrito molto del suo bagaglio culturale, dove per culturale si intende anche la grande tradizione televisiva dello spettacolo.
Governare il servizio pubblico non vuol dire essere protagonisti dell'agone politico, fatto di incontri segreti e cene sgamate per la scelta di "fedeli"; governare il servizio pubblico non vuol dire beccarsi una mega multa di un milione e mezzo per non aver fatto a dovere il servizio pubblico; governare il servizio pubblico vuol dire esserci sempre, con puntualità, con responsabilità, nei momenti difficili del Paese.
Informare ed anche con profusione di notizie non vuol dire necessariamente allarmare. Si allarma quando si informa male. Per informare bene e puntualmente si predispone e si programma la presenza del servizio pubblico. Al settimo piano di via Mazzini ci si doveva e potere confrontare con le autorità competenti (governo, ministero della Salute, dell'Interno, Protezione Civile...); ci si doveva, di seguito, confrontare con chi dirige le testate giornalistiche e i programmi di radio e televisione. Fissando princìpi informativi, staffette, cambi di palinsesto quando il programmato appare uno schiaffo sonoro alla serietà del momento. Questo è governo del servizio pubblico, come oggi è inteso in via Mazzini è cosa che appartiene alle logiche politiche degli assessori di questa o di quella regione, ai segretari provinciali di questa o quell'altra forza politica.                                  Un tempo si diceva che la Rai era la più grande industria culturale del Paese. Lo si diceva con giusto orgoglio e con senso di responsabilità. La Corrida di ieri è stata la rappresentazione plastica della squadra di dilettanti allo sbaraglio che hanno oggi nella mani quella grande industria in disarmo.