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Storia di Fatty, venuto dall'Africa e morto in un incendio mentre faceva il fornaio

Era arrivato su un barcone, lavorava, si era fatto apprezzare ad Afragola e sperava di far venire un giorno in Italia la sua famiglia

Fatty, l'immigrato morto in un incendio ad Afragola
Fatty, l'immigrato morto in un incendio ad Afragola

Onofrio Dispenza Modifica articolo

28 Settembre 2019 - 15.03


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Chissà se anche nel suo Paese, come in altri Paesi poveri di questo mondo sofferente, il pane ha lo stesso nome della vita. Forse. Certamente sarà sacro, come sacro era tra la nostra gente, al tempo di una Italia diversa, povera ma ricca di valori.

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Prima di spezzarlo e mangiarlo, il pane si baciava.

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Fatty, il ragazzo africano arso vivo in un incendio accidentale di un panificio di Afragola, il pane lo faceva. Instancabile fornaio, lavorava tanto, fermarsi sarebbe stato un torto al sogno della sua difficile vita. Come tanti, alle spalle le cicatrici di una lunga marcia nel deserto, poi giorni da incubo e un barcone, ultima scommessa di una vita che non lasciava altre scelte.

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Fatty aveva voglia di guadagnarsi col lavoro e col rispetto quel permesso di soggiorno che gli avrebbe permesso di cambiare la sua vita.
Scappato dalla povertà dell’Africa, laggiù aveva dovuto lasciare moglie e figli. Il suo cruccio. Il suo sogno invece, poterli far venire in Italia, qui far crescere i suoi figli. Intanto lavorava e lavorava per far arrivare in qualche modo qualcosa a casa perché loro, nell’attesa, stringessero i denti e potessero mangiare.
Facile immaginare le telefonate di Fatty a casa: la preoccupazione di come stessero i figli, un “mi manchi” ripetuto alla moglie, notizie sugli altri della famiglia, l’invito ad avere coraggio. “Sto bene, non preoccuparti, lavoro, c’è chi mi aiuta, quasi ci siamo…”.
Questo avrà ripetuto negli ultimi giorni Fatty alla moglie.
Poi, crudele, l’incendio che lo ha ucciso. Mentre riposava, un pò di sonno dopo tanto lavorare. Faceva così, si metteva in un angolo a dormire per riprendere le forze.
” Appena ci siamo conosciuti – di Fatty scrive su Facebook Cristina Acri, consigliere comunale che conosceva  e aiutava il giovane – subito ho capito la persona straordinaria che eri, un ragazzo dagli occhi così buoni che ti si leggeva la tua anima. Avevi un profondo rispetto per tutti, soprattutto per le donne – ricorda – sempre pronto a difendere i più deboli, hai persino qualche volta difeso me nel centro, asciugandomi qualche lacrima di rabbia e dicendomi con una carezza di non piangere perché ero bella!”.
Chissà perché il destino è tanto più  crudele per chi nella vita ha conosciuto solo lo svantaggio. Fatty non era mai stato così vicino al sogno di ricongiungersi con i suoi bambini, con la moglie. Sogno bruciato.
“Da quando ho ricevuto la notizia – scrive Cristina Acri per salutare Fanny – ho un vuoto allo stomaco, non riesco a trattenere le lacrime…”.
Di Fatty, poche righe in cronaca e una notizia portata nel cuore spezzato di un angolo d’Africa.

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