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Il militante italiano delle Ypg: “assurdo associarci al terrorismo, noi combattiamo l’Isis”

Pierluigi Caria, il combattente nelle fila dei curdo-siriano che è stato perquisito si difende e spiega ciò che accade nel nord della Siria

Luigi Caria
Luigi Caria

globalist

16 Settembre 2018 - 10.32


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Con tutto il rispetto per la Magistratura, Globalist lo ha detto fin dal primo momento: pensare le le Ypg e le Ypj, ossia le Unità di protezione popolare curdo-siriane che combattono l’Isis è davvero assurdo.
Perché sono stati i curdo-siriani delle Ypg e i loro alleati delle Fsd (forze siriane democratiche) a sconfiggere lo Stato Islamico s Raqqa, a difendere Kobane dall’assedio, a risposare libertà e diritti nelle terre finite sotto il sanguinario tallone jihadista.

Del resto sono molti i combattenti italiani che hanno militato dichiaratamente nella fila dei curdo-siriani – il primo fu Karim Franceschi – e mai nessuno è stato giustamente incriminato in base alla legge che punisce gli italiani che combattono all’estero. Semplicemente perché non sono terroristi e militanti che combattono il terrorismo, nel caso lo Stato Islamico.
E a poco vale dire che il Pkk (ossia il partito dei lavoratori del Kurdistan guidato da Ocalan) sia inserito nell’elenco delle organizzazioni terrorista della Ue. Perché le Ypg non sono il Pkk (questo lo dice Erdogan a giustificazione dell’invasione di Afrin e del sistematico appoggi dei jihadisti contro i curdo-siriani) anche se – ovviamente – sono sensibili alla causa dei curdi della Turchia che vivono sotto la repressione.

Parole ripetute da Pierluigi Caria, il combattente che è stato perquisito e che ha scritto:
“Sono stato oggetto delle attenzioni della polizia italiana: questi signori si sono presentati a casa di mia madre, esibendo degli atti firmati da un pubblico ministero che mi accusano addirittura di ‘terrorismo’.
Da quanto ho potuto leggere sull’atto di sequestro del mio passaporto si tratta di un’indagine che riguarda un mio viaggio in Siria dello scorso anno, costruita utilizzando parecchie intercettazioni ambientali in cui frasi e pezzi di discorsi che mi vengono attribuiti sono puntualmente travisati per dimostrare le tesi accusatorie, come è spesso avvenuto nelle indagini architettate dall’antiterrorismo in Sardegna.
Molto prima che terminassero le perquisizioni, la polizia aveva già avvertito la stampa di questa ‘brillante operazione’ corredando le notizie con alcune foto e video che avevano rinvenuto nella memoria di un telefono.
Io non ho nulla di cui vergognarmi e non ho commesso nessun crimine né per la mia coscienza e né per le leggi dello stato coloniale che occupa la nostra terra.
Da indipendentista sardo ho sempre rivendicato la mia militanza internazionalista, e non ho mai nascosto il mio appoggio verso la lotta per l’autodeterminazione del popolo curdo e verso la lotta dei curdi per la liberazione della donna e per costruire una società più giusta e democratica in Medioriente.
Ritengo sia semplicemente ridicolo che le Ypg e l’Ifb vengano associate al terrorismo. Si tratta di formazioni composte da volontari curdi, arabi, siriaci, turchi e occidentali che in mezzo all’orrore della guerra difendono da anni la popolazione della Siria del Nord dai tagliagole islamisti e dall’aggressione dello stato fascista turco.
L’accusa infamante di terrorismo rivolta alle Ypg è surreale e completamente immotivata. Ed è ancora più assurdo che la Dda di Cagliari pretenda di sindacare su quali siano le organizzazioni che debbono considerarsi terroristiche fra quelle che operano nel territorio siriano, lanciandosi in mirabolanti speculazioni di politologia e politica internazionale.
Voglio esprimere la mia più totale solidarietà agli altri perquisiti in questa vicenda semiseria e la mia vicinanza a tutti i compagni che oggi soffrono ben di più per il loro internazionalismo, seguendo l’esempio di Mehmet, Kendal, Orhan, Sahin, Baran e le migliaia di uomini e donne che hanno combattuto e sono caduti difendendo la rivoluzione confederale nella Siria del Nord”.

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