Il commerciante sfida la mafia: non comprerò la tranquillità pagando il pizzo
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Il commerciante sfida la mafia: non comprerò la tranquillità pagando il pizzo

Francesco Massaro ex giornalista è titolare di una pasticceria oggetto di rapine: ai mafiosi i soldi del mio lavoro non li do

Racket delle estorsioni
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17 Febbraio 2018 - 14.05


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“Sarebbe facile, lo so. Sarebbe facile ma non lo faccio. Non andrò a bussare dal capetto mafioso per chiedergli una tregua, non prenderò il caffè con lui per vedere di chiudere la faccenda come facevano i nostri padri e i nostri nonni. Non comprerò la mia tranquillità pagando il pizzo.
Sarebbe la scelta piu’ comoda, ma non lo farò. A scriverlo sul suo blog, www.dipalermo.it, dopo l’ultima rapina, la quarta nel giro di pochi mesi, è stato Francesco Massaro, titolare della nota pasticceria di via Ernesto Basile, nella zona universitaria, a Palermo, ex cronista del Giornale di Sicilia. “Non sono una verginella – aggiunge Massaro -, non punto il dito contro i commercianti che pagano. So che è difficile non farlo. Conosco le regole del gioco, di questo gioco che si gioca a Palermo. Ma io ho deciso di non partecipare. Non per eroismo, certo che no, ma lo devo a me stesso, alla mia famiglia, alla parte sana di questa città, a quelli che credono ancora nel lavoro come impegno e sacrificio, tutto qui. Nessun compromesso, nessuna trattativa. Col tempo ho imparato a sostituire le sfumature al bianco e al nero.
Qui no. Qui non vedo sfumature. Qui la strada è tracciata, e attraverso quella vado avanti”.
“Io ai mafiosi i soldi del mio lavoro non li do. Semplice – dice -. Vengano a prenderli, piuttosto. Coi loro sgherri e le loro impresentabili facce coperte dai passamontagna. Come fanno da anni. Come hanno provato a fare un mese fa nel mio bar, come hanno fatto mercoledì sera stavolta in gelateria. Erano in tre, addirittura. Armati. Sono scappati via con poca roba. Non credo siano cani sciolti, non credo che l’obiettivo siano i soldi”.
“La rapina – aggiunge Massaro – è il mezzo che colui che li manda utilizza per inviarmi il messaggio. Paga e ti lasceremo in pace. Paga e non verrà a disturbarti più nessuno. Paga e non rompere i coglioni. Fai quello che ti hanno insegnato. Che è giusto fare. Che a Palermo si fa. Sarebbe facile, lo so. Ma non lo faccio.
Non lo farò. Racconterò ai miei amici inquirenti quel che so, quel che vedo, quel che sospetto, quel che annuso in questo quartiere paradigma di una città malata. E aspetterò paziente che qualcuno tolga di mezzo la gentaglia che impedisce a quelli come me di guardare il cielo, di respirare, di sorridere, di lavorare”.
E conclude: “Vi chiedo di perdonare il modesto proscenio che mi sono ritagliando con queste righe. Chiamatela, se volete, autodifesa”.

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