Una nuova crisi minaccia i Balcani, in particolare la Bosnia-Erzegovina, la Macedonia e il Kosovo dove diversi leaders stanno giocando la carta nazionalista mentra riaffiorano problemi del passato: a lanciare l’allarme è la rivista americana “Foreign Affairs Journal”, la quale osserva che nonostante i molti anni che sono trascorsile questioni di base sono rimaste irrisolte ed anzi si sono aggiunti nuovi e pi pericolosi fattori di instabilità[b] come l’ Islam radicale e la diffidenza interetnica.
Secondo la rivista americana, alcuni dei politici più in vista stanno compiendo passi concreti verso la divisione dei rispettivi Paesi: partiti serbi e croati hanno recentemente annunciato obiettivi separatisti ingannevoli, il Parlamento serbo aveva già approvato una risoluzione per un referendum separatista in Bosnia nel 2011 che farebbe certamente riaprire le ostilità, e la coasione in Bosnia sarà messa ancora una volta alla prova questa estate, perché a giugno saranno resi noti dopo un lungo ritardo i [b]risultati a del censimento, e dunque si può prevedere che ogni nazionalità lamenterà di essere stata danneggiata a causa di errori di sistema. Inoltre, a luglio cadono i vent’anni dalla strage di Srebrenica ed il mese successivo a Ue e Fmi annunceranno il piano d’azione che dovrebbe l’ ingombrante burocrazia e introdurre altre riforme.
Nei Balcani, la popolazione è decisamente contraria ai tagli nel settore pubblico ed alla privatizzazione delle imprese, però l’elemento positivo è quello che finalmente le organizzazioni internazionali si sono decise all’azione. Su un altro verdante, il sordo contrasto tra Belgrado e Pristina ed il rifiuto di cinque Paesi membri dell’Unione europea di riconoscere l’indipendenza del Kosovo uniti alla corruzione endemica hanno lasciato il Kosovo in uno stato pietoso, afferma l’analisi. Decine di migliaia di residenti kosovari hanno lasciato il Paese a causa della mancanza di fiducia nel futuro ed è sempre più forte il pericolo di un aumento del radicalismo.
Secondo il “Foreign Affairs Journal” la Russia resta a guardare in attesa del momento più opportuno per intervenire , ma se questo accadesse Stati Uniti e diplomatici europei sarebbero costretti a rispondere finalmente alla domanda che sale dai Balcani. “Invece di creare una solida base per superare gli ultimi ostacoli all’ integrazione euroatlantica, l’Occidente ha permesso ai giovani paesi della regione di sprofondare di nuovo, e la Macedonia è un buon esempio di questo”. A Skopje grazie agli intensi aiuti internazionali, dopo lo scoppio delle ostilità tra macedoni e albanesi nel 2001, ci sono stati progressi nella costruzione di istituzioni democratiche, ma il Paese è rimasto nel guado e si misura con un’economia insostenibile.
L’opzione più radicale per l’unificazione del Kosovo con l’Albania potrebbe essere quella di aprire di nuovo un conflitto con i serbi, mentre Bruxelles sostiene un compromesso. Allo stesso tempo, le attività in attività in Kosovo di islamisti radicali che seminano paura nei cuori dei serbi e musulmani moderati di etnia albanese, accentuano il pericolo di scontri con nazionalisti albanesi radicali. Bruxelles e Washington hanno bisogno di premere sui leader albanesi per promuoveregli elementi più importanti delle riforme giuridiche, e nello stesso tempo portare Belgrado e Pristina a negoziare, cosa che oggi appare molto meno difficile rispetto al 2013. Tutto dimostra che quando Bruxelles fa qualche progresso nelle condizioni associazione all’Unione europea, vi è il progresso anche nelle relazioni fra serbi e albanesi .
Fonte: Tanjug