La crisi causata dalla in Europa e nella UE, nonché la polarizzazione all’interno della zona euro e la crisi in Grecia e in altri Paesi dell’Europa meridionale hanno approfondito il “gap” fra Nord e Sud dell’Unione mettendone ulteriormente in pericolo la stabilità. Verso la Ue e le sue politiche continua a salire un’ondata di delusione e indignazione, espressa benissimo dalla percentuali dei sondaggi: nel 2007, quasi il 52 per cento della popolazione del Vecchio Continente aveva dato sostegno alla UE, mentre oggi tale percentuale era scesa ad appena il 35 per cento.
L’Unione europea ed i neoconservatori continuano ad applicare nell’Eurozona regole finanziarie e oligarchiche, rafforzare le politiche nazionali o di sinistra attraverso programmi sociali disturba Bruxelles e rende più forte la Germania. Nel corso degli ultimi sei anni, durante la recessione, all’interno dell’UE ha trovato spazio un’ampia varietà di valutazioni negative reciproche, tanto che recentemente, la mappa pubblicata dal britannico “Telegraph” colorava in rosso, oltre a Grecia, Italia e Spagna un numero crescente di Paesi i cui elettori criticano apertamente la politica finanziaria seguita dall’Unione europea a spese dei propri popoli.
La vittoria di “Siryza” e di Alexis Tsipras in Grecia è stata dovuta sì alle circostanze ma anche la mentalità di una nazione ed al suo pessimo rapporto con l’Unione europea. Molti analisti ritengono che i greci si ribellino a causa della perdita di sovranità economica e dei dettami da Bruxelles, e che questo sia soltanto l’inizio. La Grecia è un paese di democrazia occidentale però di mentalità mediterranea e balcanica, con forte carattere ortodosso della nazione rispetto alla cultura cattolica o protestante che domina nell’Unione Atene è parte organica della UE, ma nella struttura della società mantiene un forte impulso e sentimento per la conservazione della società nazionale e religiosa, investita e resa vulnerabile dall’onda della globalizzazione.
Le pressioni che giungono in Grecia dalla Germania e dalla parte filogermanica d’Europa creano condizioni che assillano l’opinione pubblica, per questa ragione oggi un greco su tre (35 per cento) si dichiara favorevole ad una convergenza con la Russia, mentre solo uno su quattro (23 per cento) è per il collegamento con l’Unione europea, secondo un sondaggio Gallup dell’ agosto scorso. Altro elementio significativo: questa ricerca è del 2014, ma i suoi risultati sono stati pubblicati solo all’inizio del 2015, a seguito della presa del potere da parte della sinistra.
Il riavvicinamento alla Russia potrebbe in parte essere i risultato di legami culturali, religiosi ed economici che la Grecia mantiene da decenni con un Paese che è uno dei siuoi più importanti partner commerciali. La ricerca ha dimostrato che quasi un terzo dei greci (30 per cento) non ha alcun parere in merito alla vicinanza con la Russia, mentre si equivale il numerodi coloro che approvano e di quelli che no (35 per cento). I favorevoli sperano che la Russia possa coprire pagare il debito di 240 miliardi che la Grecia ha verso FMI e la Banca centrale europea, e questo ai primi di febbraio ha incoraggiato la dichiarazione il ministro delle Finanze russo Siluvanov al giornale tedesco Bild che il suo paese è pronto a fornire assistenza finanziaria ad Atene.
I greci hanno un forte orgoglio nazionale e si sentono insultati insultando dai commenti incontinenti provenienti dalla parte germanica e anglosassone. Così, “The Economist” ha pubblicato a Londra i risultati dei test su ciò che gli abitanti del Vecchio Continente pensano gli uni degli altri e l’indagie dimostra che la nazione più egoista ed arrogante viene considerata la Germania, mentre spagnoli, italiani e greci stanno sempre più allontanandosi da Bruxelles e Berlino.
L’intolleranza tra i Paesi europei si è fatta maggiore man mano che è cresciuta e si è approfondita la crisi economica: per gli europei, i tedeschi sono persone fidate, ma vengono anche considerati arroganti e insensibili e la ricerca mostra anche che i greci hanno maturato una idea diversa rispetto a tutti gli altri. Quando è stato chiesto di indicare il Paese più grande, tutti hanno votato per i tedeschi, tranne i greci, che hanno deciso per se stessi cedendo all’antipatia, anche se forse la cosa è ‘comprensibile.
Ad altre popolazione europee invece i greci stanno molto simpatici: i serbi, per esempio, verso l’Ellade hanno un atteggiamento molto positivo e questo si traduce in che ogni anno 500 o 600 mila di loro in vacanza in Grecia, e molti stanno comprando case. Secondo i risultati dell’indagine dell’Agenzia austriaca per la ricerca nel mercato e l’opinione pubblica “MindTake Research”, gli intervistati di Serbia hanno detto di provare forte o parziale simpatia verso gli italiani (76 per cento), i greci (73 per cento), gli svedesi ( 69 per cento) ed i francesi (65 per cento).
In generale i serbi pensano che austriaci e tedeschi siano “più europei”, ma avvertono una maggiore vicinanza con le persone che lo sono meno come italiani e greci. Quando si pensa al “meno europei”, si definisce in primo luogo il rapporto fra zone del Sud e del Sud-Est Europa, ma anche i raporto fra mentalità e religioni, in particolare in relazione alla Grecia ed all’ ortodossia . Forse nel prossimo futuro dell’UE c’è la divisione fra Stati cattolici, protestanti e ortodossi?
Ad approfondie certe divisioni, poi, contribuisce il braccio di ferro che è ancora in corso fra il governo ateniese e l’Eurogruppo. E qui oltre che di danaro (come vorrebbe Bruxelles) si discute anche di principii: il ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis non arretra e contesta l’assunto che il debito ellenico non possa essere ristrutturato a causa dello statuto della Bce.
“Mi dicono che la Bce non accetterà mai discussioni circa lo swap perché questo è scritto nello statuto: mi dispiace, signore e signori, ma lo statuto è stato scritto dalla Bundesbank – è la sua contestazione – noi non accettiamo la nozione che un programma fallito debba essere continuato semplicemente perchè le regole sono regole e non devono evolvere, le regole devono seguire gli interessi dell’Europa. Non accetto il fatto che la Bundesbank, autrice dello statuto della Bce, abbia mai immaginato che Trichet avrebbe comprato titoli greci, quindi non vedo come lo statuto della Bce vieti qualsiasi tipo di ristrutturazione di quei titoli”. Ma sto facendo digressioni, quindi mi fermo».
Il ministro delle Finanze greco parlava al meeting di Cernobbio, ed ha proseguito così: “Lasciatemi fare un esempio: c’è una fabbrica appena fuori Volos, con una produzione record, dieci anni in utile ed il 95% della merce che viene esportato. Il proprietario è venuto a trovarmi, disperato, perché dall’estero ha un libro ordini pieno ma per importare materie prime ha bisogno di garanzie bancarie e le banche greche gli chiedono l’11% di commissione, ed anche quando lo fanno quelle garanzie non vengono accettate all’estero”. Quell’uomo mi ha raccontato di essere andato a Francoforte a cercare un prestito e di essersi sentito dire: ‘Deve spostare la sede centrale in Germania se vuole ottenerlo'”. Questo non è il modo per gestire un’unione monetaria”.
Fonte: Nikos Arvanites, Balkan Insight