Olbia, un anno dopo
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Olbia, un anno dopo

Olbia non dimentica. A un anno dalla tragedia che ha causato morte e distruzione, la città si mobilita. Ricordi, incontri, attese. Rabbia e speranze. [Martine Frey]<br>

Olbia, un anno dopo
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18 Novembre 2014 - 17.43


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di Martine Frey

18 Novembre 2013: Sono le 16 passate da poco. Il cielo di Olbia, è plumbeo. Grosse nuvole nere, sempre più minacciose, pronte ad esplodere, corrono veloci. Il tempo di un respiro: il ciclone “Cleopatra” arriva, violento, rabbioso, senza tregua. Morte e distruzione. E la Gallura piange i suoi morti.

18 Novembre 2014: Nell’aula magna del liceo classico Gramsci gli incontri ufficiali. Il comitato #18 undici “Dal fango alla speranza” e i cd del concerto di “Sardegna chi ama”. “Abbiamo fatto tanto, vogliamo ancora fare molto” dice Paolo Fresu. All’appuntamento accorrono i politici regionali, provinciali, cittadini. Parole, parole, soltanto parole come raccontavano Mina.

Ore 10: L’appuntamento è all’ Albergo “President” dove il “Comitato per i diritti degli alluvionati sardi” ha convocato un’assemblea per illustrare le azioni legali per ottenere il risarcimento dei danni. Arrivano poco a poco, si guardano, si riconoscono, si salutano. Sembra che l’incontro al liceo non li riguardi. Nel salone dell’albergo esplode forte la voce dei dimenticati, di chi ancora aspetta un minimo aiuto. Di chi ha perso tutto. Di chi non si stanca di chiedere, senza ricevere. “Io do fuori di testa quando alle 15 in casa arriva il buio” dice Maria . Lei è una delle tante disperate della zona “Baratta” che ha perso tutto. “E quando dico tutto è tutto. Vivo giorno dopo giorno, grazie soltanto all’aiuto di amici e di un voucher mensile di 50 Euro della Caritas”. Parla veloce, sputa le parole con rabbia: “Ho potuto muovermi soltanto grazie agli amici, ancora gli amici, che mi hanno prestato una macchina”. Oggi come oggi viviamo grazie a quello che incassa mio marito che faceva l’elettricista, oggi in pensione. Ha ricominciato a lavorare. In nero. Si, in nero. Niente fatture, non m’importa niente. Mi vogliono denunciare. Prego, fate pure. La nostra vita si è fermata un’anno fa. Abbiamo perso tanto. Tutto. Il peggio è però il danno morale. Il buoi mi spaventa. Le nuvole mi preoccupano, la pioggia mi da fastidio. Vivo male. E intanto pago i prestiti”.

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“Le istituzioni, intendo la Regione, il Comune, non danno la minima risposta. Niente. Ecco perché abbiamo creato questo movimento” dice Moreno Contini, presidente fondatore del movimento. Abbiamo fatto appello agli avvocati sperando di ottenere un rimborso dovuto, insisto dovuto, per i tanti danni subiti da Cleopatra. Chiediamo anche la realizzazione immediata di opere necessarie per la sicurezza alluvione. E ancora: Cerchiamo anche di capire se esiste uno strumento legislativo (legge quadra) per un risarcimento futuro. Facciamo le corna, ma non si sa mai. Olbia è una città a rischio, costruita in molti quartieri sui fiumi . E’ per caso colpa di chi ha comprato casa o non piuttosto di chi ha dato il permesso di costruire. Di chi ha costruito? “

Mario Anziani ha diciassette anni. Il piano terra della sua casa è sparita, come tante altre, in un attimo. “Ero con mia sorella al piano terra quella sera. I nostri genitori, per la prima volta, si sono offerto un viaggio all’estero. Ci eravamo sentito il giorno prima. Tutto ok ragazzi? Tutto ok. In appena ventiquattro ore il mondo si è rovesciato. La furia di Cleopatra è arrivata in un attimo. Il tempo di capire cosa succedeva, un’acqua nera ci è arrivata ai ginocchi. In un primo momento, ho cercato di salvare la macchina. Invano. Poi ci siamo rifugiati al piano superiore, ma la tempesta diventava sempre più violenta. Ci siamo guardati, abbiamo preso il necessario per lavarci i denti, un pigiamo, abbiamo chiuso casa, e via dai nonni. Dove siamo rimasti a lungo.” “Cosa posso dire? Viva gli amici. Loro, e solo loro, ci hanno aiutato. Grazie a loro abbiamo avuto in pochi giorni un forno, una lavatrice. Viva gli olbiesi, viva le gente. Non dimenticherò mai questa brutta avventura”.

A due passi la mamma Mara ascolta. Chiude gli occhi, i ricordi arrivano limpidi. “Lo abbiamo saputo soltanto il giorno quando i nostri figli ci hanno chiamato: “Mamma non so come dirtelo…” Poi ho visto i tanti servizi delle televisioni alcuni giorni dopo. Non dimenticherò mai il tormento, la paura, l’angoscia che mi ha invaso l’anima”.

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Oggi? Dopo nove mesi fuori casa, e per merito nostro, soltanto nostro, oggi ci stiamo riprendendo. Se poi vogliamo parlare di aiuti economici, è maglio lasciar perdere. Il Comune ci ha elargito (sorriso ironico..) 800 euro una volta soltanto. Aggiungi 600 euro per sei mesi per lo sgombero. Basta. Fine della trasmissione. E adesso? Non ci aspettiamo niente. Proprio niente. Abbiamo comprato casa con tanto di permesso regolare. Insisto: permesso regolare. Aggiungo anche che il Comune ha incassato i soldi per la sanatoria. Dico anche che non ho costruito io. Ma la beffa oggi è tutta mia..”

Ancora rabbia, ancora proteste. Parla Maurella Geremina, accento emiliano, ma come dice lei, “olbiese del quartiere Isticadeddu da più di venticinque anni”. Ha perso tutto. “Ma proprio tutto” dice. “D’accordo l’acqua che ti invade, che ti distrugge, non si può fermare. Ho raccontato tanto, a tutti. Giorno dopo giorno, da un anno. Ormai ho la testa vuota, sono stanca. Ho cercato di ricominciare. Ma non ho ancora finito di sistemare casa. Penso sia del tutto inutile raccontare che i soldi che sono stati raccolti non ci sono mai arrivati. Eppure, avete detto tutti voi giornalisti delle donazioni di privati, della Caritas, dei volontari . Eppoi? Stiamo ancora aspettando. Forse c’è chi ha ricevuto più degli 800 Euro che ho visto io. Ripeto la furia delle acque non si può fermare. Ma non si devono neanche fermare le promesse fatte a caldo da tutti i politici che sono sfilati in città nei giorni successivi a Cleopatra.

Adesso è come un fiume in piena Maurella. E racconta di quel giorno che non dimentica. “Vorrei non pensare più a quel fatidico 18 Novembre. Ricordo quel giorno come un incubo. Era pomeriggio inoltrato, da sola in casa, Sembrava un giorno come un altro. Magari con un cielo un po’ più scuro, una pioggia un po’ più forte, un cielo un po’ più minaccioso. Eppoi, in un momento, un istante solo, un acqua violenta mi ha invasa. Ho cercato di uscire in strada per chiedere aiuto aggrappandomi ai pilastri. Il resto è cronaca del dopo alluvione. Oggi io lo posso raccontare. E penso a chi invece non può fare altrettanto.

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Sono in tanti a volere dire. Ricordare. Protestare. “Isticadeddu” il quartiere dove abito è stato fra i più colpiti” dice Giovanna Maria Serra. Il primo segnale è stato l’acqua che usciva i a fiotti dal water e dal bidet. Eppoi, in un attimo, come per tutti gli altri, il diluivo. Mio marito mi ha portato fuori casa aggrappata alle sue spalle. Ero letteralmente paralizzata. “Stiamo arrivando” hanno detto quelli della Protezione Civile. Li stiamo ancora spettando. Gli aiuti ci sono arrivati, nelle lunghe ore da incubo e nelle giornate successive dai tanti volontari e dai “Ragazzi del fango” che ci hanno anche tirato su il morale, e che meritano un applauso particolare.”

La rabbia prende il posto dei ricordi. “Non più tardi di ieri mi è arrivata una bolletta dell’Enel. 3686, 86 Euro per l’esattezza. Credevo fosse uno scherzo. Invece no. Non si preoccupi mi hanno detto al call center subito dopo l’inondazione. Il contattore non legge. Lei cosa farebbe al posto mio”?

Il liceo si è vuotato. I politici hanno parlato. Promesso. Assicurato.

“Non ci aspettiamo più niente. Speriamo soltanto che non dovremo mai più ripetere quello che stiamo raccontando, invano, una volta di più oggi” dice Geremina, emiliana di nascita, “olbiese da tanti anni”. La furia dell’acqua non si può fermare come ha detto chi in un’attimo ha vissuto il mondo al rovescio. Ma non si possono neanche fermare le promesse…

“Fango e amore. Lacrime e abbracci” dice Roberto Li Gioi in un suo messaggio. “Disperazione e rinascita. Olbia è rinata nel suo giorno più triste scoprendosi solidale. Il miracolo su cui costruire il futuro di questa città” dice ancora in questo suo pensiero…

Sarà ascoltato?

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