I Carabinieri del Reparto operativo, la Guardia di Finanza e la Squadra mobile hanno arrestato oltre novanta persone nel corso di una maxi operazione antimafia a Palermo. In carcere sono finiti i nuovi capimafia del mandamento di San Lorenzo Resuttana, su ordine del gip Luigi Petrucci che ha accolto le richieste della Dda di Palermo.
Sono una trentina le estorsioni accertate dagli inquirenti, ma sembra che solo pochi, tra i commercianti e imprenditori costretti a pagare il ‘pizzo’, abbiano denunciato i loro estorsori rifiutandosi di pagare. “Purtroppo il numero così elevato di estorsioni” e “la mancata denuncia delle vittime del pizzo conferma, ancora una volta, che lo Stato non è fino ad oggi sufficientemente credibile con le vittime, assicurando loro la giusta protezione”. È la denuncia del Procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, per il quale “la spending review ha colpito anche questo settore e oggi lo Stato non è in grado di assicurare, a chi si ribella al pizzo, la giusta protezione”.
Figura tra gli arrestati anche Girolamo Biondino, 66 anni, fratello di Salvatore Biondino, l’autista del boss Totò Riina. Secondo gli inquirenti Biondino, che dopo la scarcerazione stava finendo di scontare un residuo di pena con la misura di prevenzione della ‘casa lavoro’ al Nord, sarebbe uno dei personaggi principali della famiglia mafiosa di San Lorenzo.
L’operazione ‘Apocalisse’ è “molto importante perché incide su un mandamento da sempre strategico per Cosa nostra, un tempo regno incontrastato dei Lo Piccolo e da sempre al centro delle attività di controllo di Cosa nostra”, ha detto il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo.
“Si tratta di un’operazione interforze gestita di comune accordo e in piena sintonia e condivisione delle tre più importanti forze di polizia – ha aggiunto Messineo – È la dimostrazione di un forte impegno dello Stato e della totale assenza di divisioni e conflitti e di un efficace coordinamento assicurato dalla Dda”.
Nell’operazione non ci sono stati contributi dei pentiti, come ha confermato anche il Procuratore capo: “Ciò non vuol dire che i collaboratori non siano importanti, ma questa è un’operazione gestita con metodi assolutamente tradizionali, con accertamenti diretti sul campo”.