Il pm: Bossetti lavorava vicino a casa di Yara
Top

Il pm: Bossetti lavorava vicino a casa di Yara

Il dna trovato sulla ragazzina è suo: ne è sicura il pubblico ministero di Bergamo Letizia Ruggeri in occasione della conferenza stampa organizzata oggi in procura.

Il pm: Bossetti lavorava vicino a casa di Yara
Preroll

Desk2 Modifica articolo

20 Giugno 2014 - 19.14


ATF

“Bossetti ci ha detto che nel periodo in cui Yara è stata uccisa lavorava in un cantiere a Palazzago”. Lo ha dichiarato il pubblico ministero di Bergamo Letizia Ruggeri in occasione della conferenza stampa organizzata oggi in procura per gli ultimi sviluppi sul caso di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate sopra uccisa il 26 novembre 2010.

Massimo Giuseppe Bossetti, nel corso dell’interrogatorio di giovedì mattina nel carcere di via Gleno, dove si trova da lunedì pomeriggio con l’accusa di essere l’assassino della ragazzina, ha spiegato che all’epoca lavorava in un cantiere poco distante dal paese dove abitava Yara.

“Il dna trovato sulla ragazzina è di Massimo Bossetti – ha proseguito il pm – . Questo è un dna molto significativo. Trovato in una zona particolare, molto sensibile, in corrispondenza di un taglio vicino allo slip”. Nuovi particolari emersi anche sul cellulare di Bossetti: “Alle 17.45 ha agganciato la cella di Mapello, via Natta, che copre la zona, poi è stato riacceso il giorno dopo alle 7.34. L’indagine comunque non è finita e non si sa quando finirà”.

Presenti alla conferenza anche il colonnello dei carabinieri Antonio Bandiera: “Mi sento orgoglioso di far parte di questa squadra che ha lavorato con onore”, Gerardo Parente dell’Arma dei carabinieri di Roma, il questore Fortunato Finoli e il procuratore di Bergamo Francesco Dettori.

Indagini sull’uomo “con la barbetta” – Uno degli aspetti di cui dovranno occuparsi gli investigatori che si occupano del caso Yara è quello delle dichiarazioni rese dal fratellino della tredicenne uccisa che, nel luglio del 2012, aveva spiegato che la sorella “aveva paura di un signore in macchina che andava piano e la guardava male quando lei andava in palestra e tornava a casa percorrendo la via Morlotti” a Brembate di Sopra.

Anche queste parole, è stato spiegato in conferenza stampa da inquirenti e investigatori, saranno valutate nel prosieguo delle indagini. L’uomo, secondo quanto gli aveva raccontato Yara, “aveva una barbettina come fosse appena tagliata», e Massimo Giuseppe Bossetti ha avuto un pizzetto biondo, e possedeva una “macchina grigia lunga”, e Bossetti è proprietario – annota il gip Ezia Maccora nell’ordinanza di custodia cautelare – di una Volvo V40 di colore grigio”.

Il gip precisa che “si tratta però di un teste di minore età la cui capacità di rappresentazione dei fatti non può essere equiparata a quello di un adulto e quindi è ben possibile che qualche dettaglio non corrisponda del tutto alla fisionomia dell’attuale indagato« e gli ulteriori approfondimenti investigativi consentiranno di dare una adeguata collocazione probatoria a tali dichiarazioni anche al fine di meglio definire le aggravanti che possono essere riscontrate e contestate all’indagato”.

Native

Articoli correlati