Dall'Oglio e le voci: che rito straziante
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Dall'Oglio e le voci: che rito straziante

Un sito web racconta quelle che sarebbero state le ultime ore di padre Paolo Dall'Oglio. Dieci mesi dopo. Nulla di certo, se non che noi seguitiamo ad aspettarlo.

Dall'Oglio e le voci: che rito straziante
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26 Maggio 2014 - 16.12


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Un sito web racconta quelle che sarebbero state le ultime ore di padre Paolo Dall’Oglio. Dieci mesi dopo. Eh sì, perché secondo il racconto padre Paolo sarebbe stato ucciso subito, appena sequestrato, il 29 luglio dello scorso, a Raqqa, dove si sono svolti i drammatici fatti. L’assenza dalla zona dell’emiro, la presa in consegna del religioso da parte di un miliziano sconvolto dalla recentissima morte del fratello, un alterco, poi la fine.

La fonte afferma di aver appreso il tutto da un testimone oculare, un ex miliziano che però si fa chiamare ancora con il nome di battaglia, e di aver taciuto per timore di ritorsioni da parte dei qaidisti. L’emiro infatti avrebbe reagito con rabbia alla notizia dell’assassinio del religioso, e poi avrebbe chiesto di tenere la notizia segreta.

Questo “romanzo” ovviamente non è verificato né verificabile, viene reso noto dieci mesi dopo, forse a copertura di altro, e in coincidenza con il viaggio del papa in Terra Santa e a pochi giorni dalla rielezione “forzata” di Bashar al-Assad.

Casi, circostanze occasionali? Forse sì, forse no. Chi può dirlo? A naso noi diciamo più no che sì.

In queste ore la cosa più seria da fare è stringersi in un affettuoso abbraccio ai familiari di padre Paolo, che non avevano certo bisogno di questo nuovo incubo. E di ricordare che la sua missione non è finita, resta comunque una testimonianza umana e cristiana altissima della quale abbiamo un enorme bisogno. Ad altri, non certo a noi, il compito di capire se si tratta di ombre, di buio, o di una obliqua o trasversale luce.

Lanciarsi in letture o disamine di questa ridda di voci che lo accompagnano da tempo, “è vivo!”, “è lì”, “no, è là!”, “è morto!”, è un supplizio inutile. Noi seguitiamo ad aspettarlo, con pazienza. E infinito amore. Lo stesso che ci unisce a un popolo che ci ha insegnato ad amare, anche per quel che sta patendo: come lui, probabilmente.

Ai suoi cari, tutti, ancora un abbraccio.Con una sola postilla: se questo paese, questa società civile, sapesse far capire un po’ di più che vuole, esige la verità, su questo cittadino italiano…

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