La Spagna insegna: le donne devono vigilare sui loro diritti
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La Spagna insegna: le donne devono vigilare sui loro diritti

La nuova legge spagnola sull'aborto fa fare un passo indietro alla società. È la guerra che si combatte sui loro corpi, ma nessuno può decidere cosa fare con la vita delle donne.

La Spagna insegna: le donne devono vigilare sui loro diritti
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22 Dicembre 2013 - 16.00


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di Lorenza Valentini

Quando nel 2010 sono andata a fare gli auguri alla Legge 194 per i suoi 32 anni, il mio amico mi disse che ero pazza, fuori dal mondo, perché ancora stavo a pensare ad una legge “che praticamente non possono toccare” invece di occuparmi di “cose più importanti”.

Da allora gli attacchi alla legge che regola l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia sono aumentati: in alcune regioni gli obiettori di coscienza arrivano a livelli impressionanti, nel Lazio siamo intorno all’80% di personale obiettore nelle strutture pubbliche.

Marce “per la vita”, preghiere davanti agli “ospedali abortisti”, farmacisti cattolici che negano la pillola del giorno dopo, medici e infermieri che negano alle donne il diritto alla salute e all’autodeterminazione, cimiteri dei feti, amministratori regionali che sovvenzionano con i soldi di tutte e tutti associazioni antiabortiste.

E poi ancora le difficoltà, le violenze e le umiliazioni che le donne che decidono di ricorrere all’IVG si trovano a dover affrontare.

Nel mondo abortire è spesso impossibile, pericoloso, illegale e avere una legge non è garanzia per nessuna. Basta vedere quanto è successo con la proposta di [url”legge Estrela”]http://www.articolo21.org/2013/12/caso-estrela-la-politica-che-odia-le-donne/[/url] al Parlamento Europeo (pare sia stato per un “errore di traduzione” e non so se la cosa mi sollevi o mi disgusti) o quanto sta succedendo in Spagna, con la quasi certa approvazione della [url”Legge organica per la protezione della vita del concepito e dei diritti della donna incinta”]http://www.contropiano.org/articoli/item/21073[/url].

Tornando indietro di decenni, in Spagna potrà abortire solo chi è stata stuprata (e abbia denunciato lo stupro, sennò non vale) o chi rischia di morire.

Secondo la nuova normativa la donna può abortire solo in due casi: se la gravidanza rappresenta un rischio per la salute della madre e quando consegue ad uno stupro. Neppure le malattie fetali anche gravi o che comportino disabilità vengono contemplate per evitare discriminazioni nei confronti dei disabili. Altre modifiche significative introdotte sono: ” l’obiezione di coscienza” che autorizza i medici della sanità pubblica a rifiutare di eseguire un aborto per ragioni ideologiche, il divieto di pubblicità delle strutture sanitarie che praticano l’aborto e l’obbligo del consenso dei genitori per le minori.

Le donne spagnole non ci stanno e sono subito scese in piazza, nonostante la repressione, a ribadire che “mi bombo es mio”, il mio pancione è mio, il mio corpo è mio.

Colpevolizzare le donne, impedire loro di scegliere e di autodeteriminarsi, boicottare i loro diritti e passare sopra alla loro salute.

Niente di nuovo, a dire il vero.

È la guerra che da millenni si combatte sui nostri corpi, per addomesticarci e tenerci sempre schiave.

Succede in Spagna, in Europa, nel mondo, qui da noi.

Sta alle donne vigilare e agire perché i loro diritti non vengano calpestati e perché qualcun altro non decida delle loro vite.

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