Minacce al pm Di Matteo: il giorno si avvicina
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Minacce al pm Di Matteo: il giorno si avvicina

Sale lo stato d'allerta al Palazzo di giustizia di Palermo. Le minacce anonime nei confronti del pm Di Matteo si fanno più reali.

Minacce al pm Di Matteo: il giorno si avvicina
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20 Aprile 2013 - 14.47


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Fine aprile, si avvicina maggio e il pensiero corre all’estate del’92, la stagione delle stragi di mafia. A Palermo torna a scrivere l’anonimo, ad avvertire dei rischi che corre Antonino Di Matteo, il magistrato che lavora all’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia.

Mentre s’avvicina il processo, si fanno più forti i timori per un progetto di morte di Cosa Nostra. Una lunga pagina di testo scritta al computer e una busta con l’indirizzo della Procura vergato a mano. Dentro, l’indicazione ad alzare il livello di attenzione attorno al magistrato, il consiglio ad evitare percorsi angusti, strade strette. Cosa Nostra ha messo a punto il progetto, modificata l’idea iniziale di attentato.

L’esplosivo arriverà da Trapani, il regno di Matteo Messina Denaro, quello nascosto nella zona di Ficarazzi, 300 chili, alle porte di Palermo – avverte l’anonimo – è stato rimosso dai ”picciotti”. Chi scrive avverte e recrimina sulla fuga di notizie che lo metterebbero a rischio. La sostanza del nuovo messaggio dell’anonimo è: fate presto. Per gli investigatori, chi scrive è uno informato, che pure rivela alcune contraddizioni, ma che sostanzialmente è a dentro nelle cose di cui scrive. Sale ancora lo stato d’allerta al Palazzo di giustizia di Palermo, si decidono nuove misure, si studiano i percorsi del magistrato, si evitano strade che abbiano poco respiro, si fa alzare in volo un elicottero che perlustra la città prima che venga attraversato dall’auto blindata del magistrato e della sua scorta.

Poi, ci sono anche alcune intercettazioni raccolte in carcere, che testimoniano l’astio di alcuni detenuti nei confronti del pm antimafia, Francesco Del Bene. Attorno ai due si sono stretti tutti i magistrati palermitani. «Chi minaccia uno dei pubblici ministeri dell’ufficio – dicono – minaccia tutta la Procura di Palermo!». I magistrati che ne fanno parte «manifestano con forza e convinzione il loro pieno e assoluto sostegno al collega Antonino Di Matteo». Si tratta del pubblico ministero che segue, fra gli altri, il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia e che sulla base del contenuto delle lettere giunte in Procura è finito nel mirino di Cosa nostra.
da ricordare che, a carico di Di Matteo, è aperta un’azione disciplinare da parte del procuratore generale della Cassazione a proposito di un’intervista rilasciata a giugno dallo stesso Di Matteo.

Per il pg, il pubblico ministero nell’intervista avrebbe rivelato l’esistenza delle telefonate intercettate tra l’ex ministro Nicola Mancino e il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, violando il dovere di riserbo a cui è tenuto un pm. E al capo della Procura palermitana, Francesco Messineo, viene contestato di non avere segnalato la violazione del suo sostituto.

«Non è una novità – scrivono ora i magistrati palermitani a sostegno di Di Matteo – soprattutto in Sicilia, che l’adempimento rigoroso del proprio dovere sottoponga i magistrati a strumentalizzazioni, contraccolpi e rischi di sovraesposizioni e isolamento. Per questo – prosegue la nota – riteniamo più che mai necessario manifestare la nostra totale identificazione nell’opera di Di Matteo ed affermare che consideriamo rivolta insistentemente a ciascuno di noi qualsiasi eventuale azione violenta o intimidatoria che fosse a lui indirizzata».
Ora le nuove, preoccupanti parole dell’anonimo su Di Matteo e dopo le intercettazioni raccolte in carcere, che fanno temere per il pm antimafia, Francesco Del Bene.

I timori sono forti, s’avvicina la data del processo sulla trattativa e lo scenario politico ed istituzionale del Paese è incerto come nell’estate del’92. Il quadro, certo, è assai diverso, ma il rischio è che le istituzioni alle prese con la crisi, si distragga, e che Cosa Nostra ne approfitti per eliminare scomodi servitori dello Stato. Intimidirli è difficile, i magistrati ogni mattina escono da casa e vanno a lavorare alle loro scottanti carte.

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