Che la cosiddetta Bossi-Fini, la legge sull’immigrazione voluta da uno dei governi Berlusconi, fosse fonte di ingiustizie e ponesse seri problemi alla gestione della questione migranti nel nostro Paese, non è certo una novità. Così come non è nuovo il fatto che le misure di prevenzione per bloccare gli sbarchi degli immigrati non hanno mai davvero funzionato. Questa volta a dirlo non è la sinistra definita radicale, ma i rappresentanti di un centinanio di associazioi, tra cui le comunità cattoliche di Sant’Egidio e Giovanni XXIII.
Rivedere subito quella legge, è la parola d’ordine emersa dai gruppi di lavoro, che in queste ore sono riuniti a Napoli per gli stati generali degli “Amici dei poveri”, promossi dall’arcidiocesi del capoluogo campano. Marco Impagliazzo, presidente della comunità di Sant’Egidio, ha presentato le valutazioni fatte dai volontari, secondo i quali nel Nostro Paese esiste ancora “un certo disprezzo verso gli stranieri”, contro il quale è necessario “agire con forza”.
Nell’incontro anche una testimonianza significativa sul tema. Un bambino straniero, di origini sudanesi e salvadoregne, ma nato in Italia, si è detto stupito di non potersi definire italiano, a causa della stessa legge, che non riconosce la cittadinanza di chi è nato sul suolo del nostro Paese, pur avendo origini extraitaliane. Ma anche la questione rom è al centro del dibattito, durante il quale è nata l’idea di un nuovo patto tra italiani e comunità rom, tesa a favorire l’integrazione tra le due culture.