Rai e revisionismo: abbiamo capito perché si chiama L'Eredità
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Rai e revisionismo: abbiamo capito perché si chiama L'Eredità

Riepilogando quel che si è consumato negli ultimi tempi in Rai, e passando dalla scivolata sul fango con "L'Eredità" di Rai1, adesso non ci rimane che assistere alla rivalutazione delle leggi razziali.

Rai e revisionismo: abbiamo capito perché si chiama L'Eredità
Marco Liorni
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22 Aprile 2024 - 13.47


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di Adelmina Meier

Riepilogando quel che si è consumato negli ultimi tempi in Rai, e passando dalla scivolata sul fango con “L’Eredità” di Rai1, adesso non ci rimane che assistere alla rivalutazione delle leggi razziali. Quelle leggi che furono annunciate dal Manifesto della Razza che videro Giorgio Almirante tra i firmatari, quell’Almirante che continua ad essere punto di riferimento “culturale” del partito di Giorgia Meloni, che nel simbolo conserva gelosamente la fiamma del MSI per strizzare l’occhio ai vecchi nostalgici e ai cretini più giovani che non hanno conosciuto lo scempio del fascismo ma che scimmiottano le camice nere, che “sparano” alla Storia e mettono nel mirino gli storici. Il fatto lo sapete.

A “L’eredità”, Marco Liorni, il conduttore, chiede ad un concorrente l’anno della decisione di Mussolini di “confiscare” le fedi nuziali agli italiani. Nel nome della patria, il capo del fascismo rastrellava oro e in cambio rilasciava una ricevuta senza valore, come se quel cambio fosse solo un prestito, una “cambiale” che però mai avrebbe onorato. Sostituiva al dito delle italiane e degli italiani l’oro con vile metallo che cancellava il ricordo più caro di milioni di uomini e donne che su quell’anello avevano costruito una famiglia.   

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 L’oro non serviva per dare pane a chi stentava a vivere, ma per condurre una guerra fatta di prepotenza su popoli deboli, di violenze e di stupri. Un sostanziale genocidio. Ci fu chi si rifiutò, ma Liorni non lo sa o non lo dice, o non ha studiato.

Per chiudere questa pagina triste, aggiungiamo solo che alla domanda di Liorni, il concorrente risponde esattamente. E il conduttore è soddisfatto: “Era il 1935, esatto! L’oro della patria…la fede della patria… Pensate, tantissime famiglie hanno compiuto questo gesto veramente patriottico…”. 

Ah, sarà un caso, ma ci pare di aver letto recentemente qualcosa su Liorni, di averne letto il nome tra quanti potrebbero fare un ulteriore salto in avanti a Viale Mazzini e dintorni. Coincidenze, solo coincidenze e pettegolezzi infondati, credetemi.

Comunque, in studio il clima è apparso quello: “Bei tempi quelli, signora mia…Quelli si che erano tempi…Ah, quando c’era lui…”.   Ecco, l’Eredità. Ora attendiamo qualche parolina buona per le tanto bistrattate leggi razziali e il gioco è fatto.

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