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Il TgR Lazio manda una troupe a intervistare un picchiatore fascista come se fosse un politologo

La testata regionale ha fatto un servizio su una cinquantina di gilet arancioni, estremisti di Forza Nuova e anti-Covid e dà il microfono a uno condannato a 5 anni per l'aggressione ai giornalisti de l'Espresso

Scontri Forza Nuova
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7 Novembre 2020 - 16.21


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di Adelmina Meier
Alla fine, spulciando tra le agenzie minori si riesce a trovare traccia della manifestazione che questa mattina, a Roma, alla Bocca della Verità, ha avuto l’onore e l’attenzione di una troupe della TgR del Lazio che, vale ricordarlo, è il Servizio Pubblico radiotelevisivo nel territorio. Si, perché per seguire la manifestazione che l’unica agenzia ritrovata definisce un flop si è scomodata una troupe al completo dalla Rai di Saxa Rubra. Realizzato il servizio con ben tre voci al suo interno (due, vere e proprie interviste) la troupe, giornalista in testa, è rientrata a Saxa Rubra, montato il servizio e lo ha mandato in onda. Senza l’ombra del dubbio.                                                                                               Andremo poi al servizio, fermiamoci un attimo sulla manifestazione. Chi erano a manifestare? Gilet arancione con in testa l’ex generale Pappalardo e i fascisti di Forza Nuova. Naturalmente nel servizio della Rai che Forza Nuova è una organizzazione fascista non si dice proprio. Dunque, gilet arancione di Pappalardo e fascisti di Fiore, insieme contro i provvedimenti del governo per fronteggiare l’emergenza Covid che tra ieri e l’altro ieri ha fatto quasi mille morti e che oggi promette un nuovo record per l’ondata di pandemia che stiamo vivendo

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Gilet arancione e fascisti col bollo di Forza Nuova – dice l’agenzia Dire – erano in tutto una cinquantina, mentre nel servizio della Rai per l’inviata alla Bocca della Verità erano un centinaio. Pure un conteggio generoso, vabbè.                                                                Nel servizio della TgR Rai si raccoglie una voce, si offre il microfono all’improbabile generale Pappalardo ( che non farebbero entrare neanche in un remake di “Vogliamo i colonnelli”) e – ciliegina sulla torta – si intervista Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova. Ora, per saperne di più di Castellino Giuliano – lasciato alla deriva Pappalardo con le sue strilla tinta arancio –  andiamo a sfogliare quanto ha avuto modo di scrivere, solo qualche giorno addietro, “Articolo 21”, sempre attento alle libertà costituzionali e tra queste alla libertà di stampa. Già il titolo dell’articolo annuncia con chi abbiamo a che fare, e a chi ha offerto il microfono del servizio pubblico la TgR del Lazio: “L’allergia di Giuliano Castellino per la libertà di stampa. Il leader di Forza Nuova continua ad aggredire i giornalisti”: Non male, già nel titolo l’articolo promette, si offre alla lettura del sindacato dei giornalisti, a quella del sindacato dei giornalisti Rai, alla lettura del Comitato di Redazione della TgR Lazio, del direttore della Tgr e di qualcuno che sonnecchia a via Mazzini, e a San Macuto, sede della Vigilanza parlamentare. Peraltro l’incredibile servizio a Pappalardo e ai fascisti di Forza Nuova – vale ricordarlo – comprende una spesa per realizzarlo, quanto meno”industriale”, mettendo in campo risorse monetarie e umane dell’azienda. Risorse che andrebbero meglio utilizzate in tempi di una crisi senza pari delle casse del Servizio Pubblico, che minaccia pure l’attuale livello occupazionale, anche giornalistico.

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Nel servizio, “Articolo 21”, facendo la cronaca di una recente piazza con al centro i fascisti di Forza Nuova, scrive: “E’ di nuovo Giuliano Castellino a dire ad alta voce che i giornalisti sono sgraditi”: Del resto l’intervistato ospite della TgR che i giornalisti proprio non li digerisce lo ha fatto capire in più occasioni. Non a caso, è stato condannato per l’aggressione a due cronisti. E’ “Articolo 21” a ricordare le più recenti urla di piazza del nostro “eroe”, rivolto ai cronisti: “Non è vero che le terapie intensive sono piene…state facendo terrorismo criminale… Poi, se ogni tanto qualcuno vi da due schiaffoni “gli fate prende pure l’anni”, con riferimento chiarissimo alla condanna a cinque anni di reclusione beccata per l’aggressione al giornalista de L’Espresso Federico Marconi. Di qualche giorno addietro, le motivazioni di quella sentenza. Per i giudici, “l’atto violento verso il giornalista de L’Espresso era volto esplicitamente a fermare l’informazione”. Non male. Il pedigree di Castellino peraltro difficilmente può non essere conosciuto da chi fa informazione a Roma. A parte l’aggressione all’Espresso e le più recenti manifestazioni violente di piazza, Castellino – difficile non saperlo per chi fa informazione nella capitale – fu arrestato al Corviale durante le proteste per uno di quegli sgomberi cavalcati dai fascisti. Per chiudere, Castellino non disdegna pure le truffe, una fatta sulla pelle di chi soffre di celiachia, tanto per restare in tema salute.

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Insomma, un bel tipo al quale l’articolo 1 della Costituzione non va proprio a genio. E un giornalista dovrebbe ben saperlo. Ma la palazzina della TgR di Saxa Rubra oggi alle 14 è apparsa assai lontana dal concetto di informazione che nelle ultime ore, Oltreoceano, hanno saputo dimostrare i giornalisti che hanno stoppato Trump quando le ha sparate grosse in barba alla verità.

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