Il cranio di un homo sapiens scoperto nel letto del Po
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Il cranio di un homo sapiens scoperto nel letto del Po

l cranio di un homo sapiens è stato ritrovato nel letto del Po seminascosto dalla ghiaia, nel punto in cui il fiume incrocia l'Adda, proprio nel tratto al confine tra

Il cranio di un homo sapiens scoperto nel letto del Po
Ritrovato il cranio di un uomo sapiens
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3 Luglio 2023 - 19.36


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Durante un’escursione per l’osservazione del fiume, il professor Davide Persico, professore di Paleontologia presso l’Università di Parma e sindaco di San Daniele Po (Cremona), ha fatto una scoperta straordinaria. Nel punto in cui il fiume Po incontra l’Adda, nel tratto al confine tra Cremonese e Piacentino, è stato casualmente individuato il cranio di un Homo sapiens risalente al Paleolitico. Le due ossa parietali e l’osso occipitale sono rimasti conservati, seppur semi-nascosti dalla ghiaia.

  Il professor Persico è entusiasta nel raccontare questa scoperta eccezionale che è avvenuta in modo del tutto fortuito durante l’escursione lungo il fiume.

Datazione ancora incerta – “Ho segnalato immediatamente il ritrovamento alla sovrintendenza archeologica e faremo studi approfonditi”, ha aggiunto Persico. La datazione, ha concluso, “è ancora incerta perché devono essere effettuati tutti gli studi necessari, ma è sicuramente arcaico e ritengo possa risalire al paleolitico”. Venerdì il reperto sarà portato a Ravenna per le prime indagini, genetiche e con il Carbonio 14.

La scelta del Nome

 E’ stato lo stesso Persico a scegliere il nome: “Perché Acamar? Perché la costellazione di Eridano (antico nome del Po) ha la forma di un fiume la cui sorgente è indicata dalla stella Cursa, si snoda verso sud e compie l’ultima ansa in corrispondenza della stella Acamar. Il fossile di Homo sapiens è stato trovato proprio nel grande meandro di Isola Serafini, che somiglia a quella parte di costellazione”.

Il fiume gioca “a nascondino” con le tracce dei nostri alleati

 “Il ritrovamento dei resti del cranio di un antico Homo sapiens nel Po dimostra come il grande fiume continui a giocare ‘a nascondino’ con le tracce dei nostri antenati, seppellendole e facendole riemergere in virtù dei suoi fenomeni alluvionali, proprio come aveva già fatto con il cranio dell’uomo di Neanderthal Paus scoperto nel 2009”, ha ricordato dal canto suo il paleoantropologo Giorgio Manzi, dell’Università Sapienza di Roma.

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