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Zuppi, il rabbino capo di Roma: "Con lui la strada del dialogo diventa più larga"

Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma ha parlato di Matteo Zuppi, neo presidente della Cei. "Magari si potranno risolvere più facilmente quelle difficoltà che talvolta si presentano"

Zuppi, il rabbino capo di Roma: "Con lui la strada del dialogo diventa più larga"
Il rabbino capo di Roma Roberto Di Segni

globalist

26 Maggio 2022 - 10.29


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Don Matteo, non quello della celebre serie tv, ma don Matteo Zuppi è uomo di pace e di dialogo. E tanti lo risconoscono. “Con la Conferenza episcopale italiana noi abbiamo dei rapporti consolidati e dei canali ufficiali, ci sono dei luoghi deputati dove si discutono problemi comuni. Voglio dire con questo che la strada è già aperta, ma certamente con Zuppi questa strada ora diventa più larga e magari si potranno risolvere più facilmente quelle difficoltà che talvolta si presentano. Anche con il rabbinato di Bologna in questi anni i rapporti con il cardinale sono stati più diretti che ufficiali”.

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A dirlo Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma parlando a proposito di Matteo Zuppi, neo presidente della Cei.

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Sulla differenze rispetto alla presidenza di Ruini e Bagnasco, Di Segni si limita a dire: “non mi permetto di giudicare in casa d’altri, come osservatore esterno posso avere una visione parziale e magari persino falsata. Da un punto di vista culturale è chiaro che il tipo di approccio di Zuppi è differente. Lui è un prete di strada, un religioso che vive accanto alle persone. Avete visto del resto l’impatto mediatico della nomina, l’atmosfera che già lo circonda”.

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Oggigiorno secondo Di Segni, “c’è un obbligo di testimonianza di valori che si rispecchino nella coerenza e nell’esempio personale, l’idea di una religione vissuta non come una coercizione. In generale, una visione differente della realtà, nel segno dell’aiuto e del sostegno all’altro, non del potere”. Come ebrei cosa vi aspettate dalla Chiesa di Zuppi? “Chiediamo al cardinale Zuppi le stesse cose che abbiamo chiesto ai suoi predecessori: uno sforzo comune sui problemi educativi e formativi, un impegno nella lotta contro l’intolleranza, la presentazione dell’ebraismo in maniera amichevole. Ci sarà tempo per discuterne, intanto gli mando i miei auguri più sinceri”.

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