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Neutralità attiva: il pacifismo in piazza per il cessate il fuoco e un'Europa di pace

I pacifisti sono in piazza. “Sabato 5 Marzo, alle ore 13.30 da piazza della Repubblica a Roma partirà la Manifestazione Nazionale “Cessate il fuoco. Per un’Europa di pace”, convocata dalla Rete Italiana Pace e Disarmo

Neutralità attiva: il pacifismo in piazza per il cessate il fuoco e un'Europa di pace
Fiaccolata per la pace in Ucraina nel Campidoglio

Umberto De Giovannangeli

4 Marzo 2022 - 17.46


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In piazza per rivendicare una neutralità attiva. Per dire che non esiste una guerra giusta e che nel mondo non c’è solo la guerra in Ucraina ma tante altre colpevolmente dimenticate. In piazza perché lo si vuole e non per dimostrare alcunché ai soloni che col ditino puntato, dai salotti mediatici sentenziano: dove stanno i pacifisti?

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I pacifisti sono in piazza. “Sabato 5 Marzo, alle ore 13.30 da piazza della Repubblica a Roma partirà la Manifestazione Nazionale “Cessate il fuoco. Per un’Europa di pace”, convocata dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e con l’adesione di numerose organizzazioni della società civile italiana per la pace tra cui Arci, Acli, Libera, Emergency, Legambiente, Cgil, Movimento Nonviolento, Un Ponte Per, Archivio Disarmo, Associazione ONG Italiane, Link 2007, Rete della Conoscenza, Anpi, Greenpeace e molte altre ancora.

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Il corteo si concluderà a Piazza San Giovanni con interventi delle realtà aderenti e testimonianze da varie zone di conflitto: dall’Ucraina, dalla Siria, dai Balcani, dall’Afghanistan e dalla Palestina. Insieme a migliaia di persone persone saremo in piazza per chiedere la fine immediata della guerra in Ucraina e dire no a tutte le guerre, con la prospettiva di costruire insieme un’Europa di pace, senza armi nucleari dall’Atlantico agli Urali.

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“La Rete Italiana Pace e Disarmo e le Organizzazioni promotrici ribadiscono la condanna dell’azione militare in Ucraina da parte della Federazione Russa esprimendo massima solidarietà alle popolazioni coinvolte e sostenendo tutti gli sforzi della società civile pacifista e dei lavoratori e lavoratrici in Ucraina e Russia che si oppongono alla guerra con la nonviolenza.

Chiediamo si arrivi ad una cessazione degli scontri con tutti i mezzi della diplomazia e della pressione internazionale, con principi di neutralità attiva ed evitando qualsiasi pensiero di avventure militari insensate e fermando le forniture di armamenti che non possono certo portare la pace ma solo acuire il conflitto.

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La Pace è possibile solo costruendola con il disarmo, la neutralità attiva, la riduzione delle spese militari, il sostegno a forme di trasformazione nonviolenta dei conflitti, il superamento delle alleanze militari, l’opposizione alla militarizzazione e soprattutto proteggendo le persone.

La prima urgenza è quella di fermare le azioni belliche militari e attivare interventi di aiuto umanitario e protezione della popolazione civile, con la garanzia di un passaggio sicuro alle agenzie internazionali e alle organizzazioni non governative al fine di garantire assistenza umanitaria alla popolazione coinvolta dal conflitto

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Tra le testimonianze dai conflitti che si alterneranno sul palco Batool Karim (co-portavoce dell’Iraqi Social Forum), Silvia Maraone (IPSIA Acli attiva nei Balcani), la rifugiata siriana Yasmine Azeem, Amos Basile (Casco Bianco in Ucraina per IBO Italia socio Focsiv), Malak Mattar (studentessa e pittrice palestinese di Gaza), due donne afghane della Fondazione Pangea. Oltre ad un messaggio delle organizzazioni di madri di soldati russi, ucraini e bielorussi contro l’arruolamento.

Ospite internazionale della manifestazione sarà Beatrice Fihn, direttrice esecutiva della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, insignita nel 2017 del Premio Nobel per la Pace, che evidenzierà il pericolo di escalation nucleare del conflitto in Ucraina.

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Un manifesto da incorniciare. E praticare. E’ quello della rete pacifista. Di lotta e di governo. 

Neutralità attiva, diritto internazionale, nuove alleanze le proposte della società civile italiana.

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Il Movimento c’è 

Già lo aveva detto Aldo Capitini: una marcia non è “fine a se stessa”, ma tra i requisiti fondamentali vi è quello di dover proporre obiettivi politici specifici e chiari, “onde che vanno lontano”, che impegnino responsabilmente ciascuno dei marciatori. Per questo il movimento per la Pace e il Disarmo si è dato degli obiettivi, lavora e si impegna per il loro raggiungimento.

Ribadiamo quindi che mobilitarsi e manifestare per la pace è fondamentale ed utile farlo con proposte precise e che sia anche occasione di riflessione sulle cause profonde che determinano le guerre e le violazioni dei diritti umani. 

La crisi in corso ai confini orientali dell’Unione Europea, ma sempre dentro l’ambito geografico, sociale e culturale dell’Europa, va vista ed affrontata partendo da una attenta analisi dei rischi e degli interessi in gioco, con il pieno coinvolgimento  delle popolazioni affinché possano decidere in libertà il loro futuro.

Unione europea e Nazioni Unite

Parte della nostra debolezza è anche l’ancoraggio ad una visione di relazioni internazionali basata sui blocchi contrapposti, residuo del secolo scorso, oggi superata da un’idea velleitaria di multipolarismo tra grandi potenze che si contrappone al bistrattato – ma di ben altra natura e portata – multilateralismo delle Nazioni Unite.

Il Patto di Varsavia non esiste più. Il muro di Berlino è stato abbattuto nel 1989.  Esiste l’Unione Europea, esiste il Consiglio d’Europa, esiste l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

Esistono soprattutto le Nazioni Unite, collegate ad un sistema di diritto internazionale, troppo spesso violato da chi oggi lo invoca. Ma nonostante ciò siamo ancora imprigionati dentro una logica di schieramenti contrapposti, obbligati ad avere un nemico per ricercare  una supremazia mondiale che alimenta la corsa agli armamenti ed è essa stessa fattore di instabilità. Come fossimo obbligati a camminare in avanti con la testa girata all’indietro. Non può essere così. Non deve essere così.

Sicurezza e diritti

Per i paesi dell’Unione Europea a rischio è la costruzione di uno spazio di sicurezza e di stabilità regionale che si sta attendendo dalla caduta del muro di Berlino, ed è la fornitura di gas dalla Russia che pesa per un 25% del fabbisogno dell’Unione (ma del 40% per l’Italia). Ma gli Stati membri e la stessa Unione si presentano a questo appuntamento impreparati, divisi, senza una visione di futuro e perciò vulnerabili. Paghiamo l’assenza di una posizione comune a difesa dei nostri interessi strategici, l’arretratezza del nostro modello industriale, il ritardo della transizione ecologica,  la mancata cessione di parte della sovranità nazionale all’Unione e, conseguentemente, la debolezza della nostra voce in politica estera, dove siamo considerati buoni pagatori ma scarsi giocatori, a est come a sud dei confini comunitari. La difesa dei nostri interessi (e il nostro primo interesse è la pace) e della nostra sicurezza (e la nostra sicurezza discende dalla sicurezza altrui), in quanto europei con una visione universale dei diritti, non può essere delegata alla dimensione militare portata avanti dalla NATO, ma dovrebbe essere affidata alle istituzionisovranazionali civili che abbiamocreato, con tanta difficoltà, dal 1945 ad oggi, anche mettendo mano alla applicazione dell’art. 43 dello Statuto delle Nazioni Unite che, con l’applicazione del diritto internazionale, devono tornare ad essere il luogo e lo strumento di risoluzione dei conflitti tra Stati, tra gruppi di potere, tra interessi contrapposti.

Una nuova alleanza

Questa ennesima crisi sfociata in una nuova guerra, dopo la Jugoslavia, l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria non ci segnala forse con forza che è giunto il momento di sciogliere le alleanze militarie ripensare la mission dell’Alleanza Atlantica trasformandola in un’alleanza di cooperazione tra l’Europa e le Americhe per lo sviluppo sostenibile e per la pace nel mondo?

Paradossalmente sarebbe più coerente con i nostri principi e valori, più utile per affrontare le sfide che abbiamo di fronte: il cambiamento climatico, la transizione ecologica, le diseguaglianze economiche e sociali, l’Agenda 2030, le migrazioni forzate.Perché non investire in cooperazione, in ricerca ed investimenti civili, parte di quei 1.100 miliardi di dollari di spesa militare che annualmente i paesi della NATO destinano alla difesa armata e a nuovi sistemi di arma?

La Russia considera una minaccia alla propria sicurezza nazionale l’allargamento a est della NATO. Non a caso, come emerso dai documenti de-secretati dal Regno Unito, nel 1991 durante i colloqui per la dissoluzione dell’URSS fu preso l’impegno da parte del campo occidentale di non ampliare l’Alleanza atlantica ad est. Cosa invece avvenuta, con l’adesione di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, repubbliche Baltiche e con il progetto di annettere anche Georgia ed Ucraina. Lasciando invece, come zona cuscinetto, il solo caso della Finlandia.

Cooperazione e solidarietà

Come è possibile la costruzione di una Europa con “sicurezza condivisa” tra e per tutti gli Stati ed i popoli, come auspicava lo svedese Olof Palme, se si continua con questa politica di contrapposizione militare che, vista dall’altra parte, è sinonimo di accerchiamento, di minaccia alla propria sicurezza?

Se l’Europa non riuscirà a rompere questo paradigma bloccato nella visione bipolare del mondo, dove il nemico e la minaccia è costituita da un altro Stato, da un’altra società con cui si disputa l’egemonia ed il dominio del pianeta, continueremo tutti quanti a scivolare inesorabilmente nel declino e nell’autodistruzione, ripetendo il giro di valzer del Titanic.

La strada è tracciata ed è quella della cooperazione, degli investimenti, dei contratti e del commercio equo, della mobilità, degli scambi, della solidarietà, del disarmo climatico, della neutralità attiva per costruire un’Europa di benessere, di sicurezza, di cooperazione, nel rispetto delle diversità. Solo così si potrà vivere in pace. 

È tempo di prendere atto che la pace e la sicurezza condivisa va costruita con politiche economiche, sociali, ambientali improntate sulla cooperazione tra Stati e con una visione universale (dirittiuniversali) e di lungo periodo (consegnare il pianeta in condizioni migliori di come lo abbiamo ricevuto).Occorre decidere cosa produrre e come produrre. Occorre saper dire dei No e dei Sì in modo coerente con principi e valori universali. Occorre fermare la spirale che porta alle tensioni, alle provocazioni ed alle guerre. Bisogna partire da una riduzione della spesa militare, con conseguente spostamento di risorse, per garantire una vera sicurezza per tutti e quindi “preparare la pace con la pace”. Ed è inoltre importante che si decida strategicamente di investire sull’autosufficienza e sostenibilità energetica fondate su sviluppo delle rinnovabili, con promozione di politiche di efficienza e innovazione industriale per rompere il perverso legame fra dipendenza da fonti fossili dall’estero e rapporti di forza nelle relazioni internazionali.

Neutralità  attiva

Per tutto ciò dire “No alla guerra” è necessario ma non sufficiente: occorre prendere posizioneI partiti e le istituzioni se si dichiarano per la pace e contro la guerra devono agire di conseguenza, con coraggio e determinazione aprendo un dibattito sul ruolo e sulla mission dell’Alleanza Atlantica, con una riforma e trasformazione profonda della Nato e sulla necessità di assumere una posizione di neutralità attiva ancorata al diritto internazionale ed alle Nazioni Unite, e dunque impegnandosi ora e subito: Per una reale de-escalation del conflitto; per sostenere la neutralità dell’Ucraina come parte del processo di distensione regionale; per coinvolgere la società civile e la popolazione di tutte le regioni coinvolte nelle decisioni sulle possibili vie di uscita da questa crisi: l’elaborazione di un percorso di pace non può essere affidata alle sole diplomazie governative, ma deve prendere in considerazione l’apporto delle comunità locali; per attivare un programma di cooperazione e di sostegno alla popolazione ucraina al fine di affermare il pieno diritto di autodeterminazione e di integrazione nello spazio (civile) europeo; per attivare un dialogo diretto tra le istituzioni europee, a partire dal Consiglio d’Europa, all’Unione Europea e la Federazione Russa, in una logica di sicurezza condivisa, di cooperazione e di promozione dei diritti umani e della democrazia; per sostenere la convivenza pacifica tra le diverse comunità e popolazioni contrastando nazionalismi, populismi e derive xenofobe che sfociano in nuove forme di fascismo e di autoritarismo: per ribadire l’inviolabilità dei confini riconosciuti internazionalmente e l’illegalità di ogni tipo di annessione e di occupazione militare e civile di territori oggetto di contenzioso giuridico.

Programma costruttivo

Al fine di eliminare le motivazioni che stanno alla base di un confronto muscolare pronto a trasformarsi troppo rapidamente in conflitto aperto, occorre dunque lavorare sui seguenti punti specifici: la Russia deve cessare le interferenze e le aggressioni contro i paesi che ritiene essere all’interno della sua “sfera di influenza”, riconoscere i confini ucraini e abbandonare l’idea evocata della “Grande Russia; la NATO non  deve cercare un’ulteriore espansione o impegnarsi in aggressioni; tutte le truppe devono essere ritirate e le forniture di armi, equipaggiamento militare e addestramento devono cessare. La mobilitazione per la guerra dei soldati russi, delle truppe dei membri della NATO e della popolazione ucraina deve finire; il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare deve essere garantito, in conformità con l’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e i paragrafi 2, 11 del Commento generale № 22 del Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite; la NATO e la Russia devono accordarsi per porre fine alle esercitazioni militari ed evitare incontri militari ravvicinati tra le forze russe e della NATO; tutte le parti coinvolte devono impegnarsi a negoziare un nuovo Trattato sulle forze convenzionali in Europa e smilitarizzare l’Europa attraverso il disarmo, le ispezioni, ecc.; tutte le parti coinvolte non devono impegnarsi in attacchi cibernetici, specialmente contro infrastrutture critiche che colpiscono la vita dei civili; lli Stati e la società civile devono perseguire in buona fede un accordo internazionale che proibisca gli attacchi informatici; tutte le parti interessate devono intraprendere azioni urgenti per prevenire la guerra nucleare, ora più vicina visto il crollo del Trattato sulle forze nucleari a medio raggio, accordandosi per non schierare missili a medio raggio in Europa o nella Russia occidentale; gli Stati Uniti e la Russia hanno anche bisogno di concludere nuovi accordi che raggiungano ulteriori tagli verificabili nelle armi nucleari strategiche e non strategiche e sulle limitazioni delle difese missilistiche a lungo raggio, prima che il nuovo trattato di riduzione delle armi strategiche (New START) scada all’inizio del 2026; gli Stati Uniti devono ritirare le loro armi nucleari di stanza nei paesi membri della NATO e la Russia deve ritirare le sue armi nucleari tattiche dalle basi vicino al suo confine occidentale; la NATO deve rinunciare alle armi nucleari e denuclearizzare la sua dottrina politica così come la Russia e gli Stati Uniti (e tutti gli altri Stati dotati di armi nucleari) devono porre fine ai loro programmi di modernizzazione delle armi nucleari. Gli Stati Uniti, la Russia, l’Ucraina e tutti i membri della NATO devono aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. 

Per noi la priorità è costruire un’Europa smilitarizzata dall’Atlantico agli Urali, di pace, di sicurezza per tutti, di libertà e di democrazia. Un’Europa allargata ed aperta al mondo, dove l’Alleanza Atlantica sia una collocazione culturale, di emancipazione collettiva, di condivisione di un progetto globale di pace.  Tutto questo significa dire “Sì alla pace” e “No alla guerra”.

E per tutto questo domani si marcia. Contro le guerre. Per una pace giusta. Che mai potrà essere imposta con la forza delle armi.

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