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Armi italiane: una vergogna da 4,8 miliardi di euro

Nel 2021 il record storico nella vendita d’armi. Con il governo Draghi. Con un esponente del Pd, Lorenzo Guerini, alla guida del ministero della Difesa.

Armi italiane: una vergogna da 4,8 miliardi di euro
Riarmo

Umberto De Giovannangeli

28 Maggio 2022 - 16.36


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Armi italiane: una vergogna da 4,8 miliardi di euro. Nel 2021 il record storico nella vendita d’armi. Con il governo Draghi. Con un esponente del Pd, Lorenzo Guerini, alla guida del ministero della Difesa.
A svelarlo, con la consueta perizia documentale e puntualità, è la Rete Italiana Pace e Disarmo (Ripd).
“E’ stata pubblicata nei giorni scorsi (venerdì 13 maggio) sui siti di Camera e Senato la seconda versione della “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” relativa alle operazioni svolte nell’anno 2021. La nuova versione dei due volumi della Relazione predisposta della Presidenza del Consiglio corregge e integra un’ampia serie di informazioni errate e mancanti nella prima versione che era stata inviata alle Camere lo scorso 5 aprile e pubblicata alcuni giorni dopo sui siti di Camera e Senato.

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In particolare il primo volume premette alle centinaia di pagine della Relazione una pagina di “Errata corrige” che sostituisce in particolare tutti dati comunicati alla Presidenza del Consiglio da parte dell’Agenzia delle Dogane riguardanti le operazioni di esportazione effettiva di armamenti, mentre nel secondo volume tutto il Documento redatto dall’Agenzia delle Dogane viene integralmente sostituito da una nuova versione, che elenca i dati nella loro completezza, senza però che ci sia una chiara evidenziazione della notevole differenza con le cifre diffuse nella prima stesura riprese anche dai media. 

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Tutto questo è avvenuto a seguito di alcuni articoli e interviste da parte degli analisti della Rete Italiana Pace e Disarmo, ed in particolare dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL), in cui si erano rilevate numerose anomalie e incongruenze della relazione dell’Agenzia delle Dogane contenute nella prima versione della Relazione.

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Riteniamo inammissibile che una sezione della Relazione governativa sulle esportazioni di armamenti italiani di così notevole importanza tecnica e politica per l’opinione pubblica come quella dell’Agenzia delle Dogane sia stata inviata alla Presidenza del Consiglio senza i dovuti controlli sui dati riportati. Ed è inconcepibile che gli Uffici della Presidenza del Consiglio, in particolare quello del Consigliere Militare, che come ogni anno hanno il compito di raccogliere la documentazione dai Ministeri competenti e predisporre una relazione introduttiva, non abbiano rilevato le anomalie e le incongruenze nei dati trasmessi dall’Agenzia delle Dogane. Ma soprattutto consideriamo inaccettabile che la correzione e l’integrazione della Relazione nella seconda versione si stata fatta di soppiatto senza darne dovuta comunicazione e giustificazione al Parlamento e ai cittadini. Evidenziamo che è stato solo grazie all’attenzione e alla meticolosa analisi dei ricercatori della Rete Italiana Pace e Disarmo che la Presidenza del Consiglio e l’Agenzia delle Dogane hanno revisionato la Relazione e pubblicato la nuova versione. Questo evidenzia, ancora una volta, la competenza delle nostre associazioni nel controllo delle informazioni che riguardano le esportazioni di armamenti italiani. La Rete Italiana Pace e Disarmo chiede alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato di predisporre delle audizioni durante le quali gli esperti della nostra Rete potranno illustrare le numerose criticità delle esportazioni di sistemi militari italiani e il loro impatto negativo sulla pace e sulla sicurezza internazionale. 

I numeri dell’export militare italiano per il 2021: massimo storico di esportazioni effettive
Dai dati riportati nella seconda versione della Relazione governativa si evince he nel 2021, anno ampiamente segnato dalla pandemia per Covid-19, le aziende militari italiane hanno lavorato a pieno ritmo esportando nel mondo armamenti per controvalore che costituisce un record storico: quasi 4,8 miliardi di euro. Tra i maggiori destinatari di sistemi militari “made in Italy” figurano Qatar (958.849.653 euro), Kuwait (875.393.504 euro), Egitto (773.289.163 euro), Turkmenistan (378.470.352 euro) tutti Paesi che, come noto, non primeggiano certo per alti livelli di democrazia e di rispetto dei diritti umani. Scorrendo il lungo elenco, dopo Regno Unito (233.466.565 euro), Stati Uniti (223.451.692 euro), Francia (148.001.753 euro) troviamo inoltre l’Arabia Saudita (135.844.327 euro) e Emirati Arabi Uniti (122.460.394 euro) di poco preceduti dalla Germania (128.755.982 euro) e subito seguiti dal Pakistan (87.774.972 euro).

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Rimangono alte le nuove autorizzazioni all’export: i principali destinatari.


La nuove autorizzazioni individuali mostrano un leggero calo passando dai 3.927.988.408 euro del 2020 ai 3.648.843.633 euro dell’anno scorso, calo che è compensato da “licenze globali” di progetto e varia autorizzazioni di trasferimento che riguardano soprattutto progetti militari congiunti fra Paesi dell’Unione europea e della Nato: ai 3.648.843.633 di euro di “autorizzazioni individuali” (cioè per singole licenze di esportazione) vanno infatti sommati i 1.012.348.699 euro di “licenze globali” e “licenze generali” e “intermediazioni” che rappresentano per le aziende uno strumento di semplificazione delle procedure: il totale definitivo delle autorizzazioni rilasciate nel 2021 è dunque di 4.661.192.334 euro, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (4.647.446.532 euro). Da notare come il valore delle non precisamente definite “intermediazioni” raggiunge la ragguardevole cifra di 90 milioni di euro, anche se non raggiunge i livelli enormi (quasi mezzo miliardo) toccati in qualche caso negli anni più recenti.
Sul calo delle licenze individuali ha influito anche la diminuzione degli ordinativi soprattutto dei Paesi extra-UE che, con limitate risorse, hanno dovuto fronteggiare la pandemia da Covid-19. Anche per questo, per la prima volta negli ultimi sei anni, il valore delle autorizzazioni individuali all’esportazione verso i Paesi Ue e Nato supera quello dei Paesi esterni alle due alleanze politiche e militari dell’Italia: si tratta di 1,9 miliardi di euro (pari al 52,1%) a fronte di 1,7 miliardi (il 47,9%) rilasciati ai Paesi extra Ue-Nato. 
Da sottolineare come anche quest’anno il primo destinatario delle nuove licenze per armamenti italiani è un paese del Medio Oriente, il Qatar, che con oltre 813 milioni di euro supera ampiamente Stati Uniti (763 milioni), Francia (306 milioni) e Germania (263 milioni). Tra i principali acquirenti figurano anche Pakistan (204 milioni), Filippine (99 milioni), Brasile (73 milioni), India (60 milioni), Emirati Arabi Uniti (56 milioni), Malaysia (48 milioni), Arabia Saudita(47 milioni) e l’immancabile Egitto (35 milioni) – che era stato il primo destinatario nei due anni precedenti – i cui corpi di polizia e enti governativi continuano ad essere riforniti dall’Italia di “armi leggere” tra cui pistole e fucili automatici. Più di 970 milioni di euro di licenze di esportazione (pari al 26,6%) riguarda l’Africa settentrionale e il Medio Oriente: un dato preoccupante considerato che quest’area costituisce una delle zone di maggior tensione del mondo. Una zona in cui il Governo Draghi, come i suoi predecessori, ha dunque continuato a inviare armamenti con il beneplacito del Parlamento che raramente ha sollevato obiezioni. 
In totale gli Stati del mondo verso cui sono state autorizzate nel 2021 vendite di armamenti italiane sono stati ben 92.

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Revocate le licenze a Arabia Saudita e UAE ma sono state rilasciate nuove licenze
La Relazione riporta che nel gennaio del 2021 l’Unità della Farnesina che presiede alle autorizzazioni all’export militare (Uama), in ottemperanza ad una risoluzione parlamentare, ha revocato all’azienda Rwm Italia sei licenze di esportazione del valore complessivo 328 milioni di euro relative a “bombe d’aereo e missili” che erano destinate ad Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti in quanto quegli ordigni potevano essere utilizzati per colpire la popolazione civile in Yemen. Secondo quanto segnalato tale revoca dovrebbe rimanere in vigore “sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace in Yemen” e dunque non dovrebbe essere permesso il rilascio di nuove autorizzazioni ad Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti per tipologie di munizionamento come “bombe d’aereo e missili”. La Relazione, invece, riporta quasi 45,9 milioni di euro di nuove autorizzazioni per materiali militari destinati all’Arabia Saudita tra cui figurano anche quelli della categoria “M 004” e cioè proprio “bombe, siluri, razzi, missili ed accessori”: pur incrociando i vari dati non è però possibile sapere il tipo di bombe e l’azienda che ha ricevuto l’autorizzazione. 


“La revoca – esplicita la relazione della Presidenza del Consiglio – è intervenuta, su risoluzione del Parlamento del 22 dicembre 2020, dopo che era inutilmente spirato, senza concreti sviluppi nel processo di pace, il termine previsto nei provvedimenti di sospensione delle medesime autorizzazioni, disposti per 18 mesi, nel 2019, a seguito della mozione parlamentare n. 1-00204 del 26 giugno 2019 della Camera dei Deputati, la quale aveva impegnato il Governo ad adottare gli atti necessari a sospendere le esportazioni di bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile e loro componentistica verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen”. Ma la   Risoluzione n. 7/00589 del 22 dicembre 2020 impegnava il Governo, non solo “ad adottare gli atti necessari per revocare le licenze in essere, relative alle esportazioni verso i Paesi dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti di bombe d’aereo e missili, che possono essere utilizzate per colpire la popolazione civile, e della loro componentistica” ma anche “a mantenere la sospensione della concessione di nuove licenze per i medesimi materiali e Paesi e a valutare la possibilità di estendere tale sospensione anche ad altre tipologie di armamenti, sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace”. Alla luce di questa risoluzione andrebbe pertanto chiarito con precisione quali tipi di materiali militari siano stati oggetto delle nuove licenze di esportazioni rilasciate nel corso del 2021 verso l’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti. 

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Le principali aziende italiane esportatrici di armamenti e le operazioni bancarie correlate
Nel 2021 le prime 4 aziende per controvalore totale di autorizzazioni all’esportazione militare sono state Leonardo (con il 43,45% e sempre ben al di sopra del miliardo complessivo), Iveco Defence Vehicles (23,48%), MBDA Italia (5,19%) e GE. Avio (3,87 %) che rappresentano circa il 76% del valore globale. Leonardo è destinataria di circa il 28% del totale delle autorizzazioni (612 su 2.189) mentre i primi 15 operatori hanno ricevuto 1.192 autorizzazioni, circa il 54% del totale.
Nel 2021 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ricevuto segnalazioni dagli istituti di credito per operazioni relative ad “esportazioni definitive” di armamenti per un ammontare di 5.056.602.050 euro a cui vanno aggiunti 1.166.058.341 euro per operazioni svolte in attuazione di Programmi intergovernativi di armamenti e 454.076.416 euro per le licenze globali. Gli istituti di credito e finanziari che hanno svolto operazioni, principalmente per incassi per conto delle aziende che sono loro clienti ma anche per finanziamenti e garanzie, sono nell’ordine: Unicredit (2,8 miliardi), Intesa Sanpaolo (1,3 miliardi), BNP Paribas Succursale Italia (745 milioni) e BNP Paribas (117 milioni), Crédit Agricole (645 milioni), Sace (518 milioni), Bayerische Hypo und Vereinsbank (316 milioni), Deutsche Bank Spa (249 milioni) e Deutsche Bank AG (82 milioni), , Banco Santander (190 milioni), Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (82 milioni)”.
Così il report di Ripd. Un tempo si sarebbe detto, ecco una ottima, incisiva, controinformazione. Oggi, in un tempo marchiato dalle veline di Stato fatte passare per verità “oggettive”, nel tempo della stampa mainstream, quella di Ripd è informazione. Punto. 

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