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Un dottor Stranamore al Quirinale? No grazie

Per gli ultrà atlantisti anche un Franco Frattini, già ministro degli Esteri non certo terzomondista o filorusso, non appare adeguato al compito che vorrebbero assegnare al successore di Mattarella: quello del vassallo di Washington.

Un dottor Stranamore al Quirinale? No grazie
Corazzieri al Quirinale

Umberto De Giovannangeli

25 Gennaio 2022 - 17.29


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Attenzione a quelle “sirene” filoatlantiche di casa nostra. Al duo Renzi&Molinari tanto per non far nomi. Attenzione perché non si tratta delle solite avvertenze ad uso interno, propinate in occasione di una importante scadenza politico-istituzionale qual è l’elezione del nuovo Capo dello Stato che, è bene ricordarlo, presiede anche il Consiglio supremo di Difesa. Per gli ultrà atlantisti anche un Franco Frattini, già ministro degli Esteri non certo terzomondista o filorusso, non appare adeguato al compito che vorrebbero assegnare al successore di Mattarella: quello del vassallo di Washington.

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Questa sottolineatura di un profilo “filo atlantico” doc per il Colle, è quanto mai sospetto nel momento in cui ad Est spirano sempre più forti i venti di guerra. Una guerra, quella fra Russia e Ucraina, che ci chiama direttamente in causa.

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Il perché lo spiega molto bene Enrico Piovesana nel suo articolo su Osservatorio Milex

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Scrive Piovesana: “Nell’infausta eventualità di un conflitto armato in Ucraina, l’Italia si ritroverebbe in prima linea con propri assetti militari, terrestri ma soprattutto aerei e navali, che partecipano a missioni Nato a presidio dei confini orientali dell’Alleanza atlantica a un costo complessivo attuale di circa 78 milioni di euro.

L’Aeronautica Militare schiera una squadriglia di quattro caccia Typhoon (la “Black Storm”) e 140 uomini in una base aera rumena nei pressi di Costanza, a due passi dal confine ucraino: fino ad aprile svolgerà missioni quotidiane di pattugliamento sui turbolenti e affollati cieli del Mar Nero. La missione di ‘polizia aerea rafforzata’ (che segue quella analoga condotta nei mesi scorsi nei Paesi Baltici) è stata finanziata nel 2021 con oltre 33 milioni di euro e può essere incrementata fino a 12 aerei e 260 uomini.

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Il Mar Nero, insieme al Mediterraneo Orientale, è il teatro operativo anche della missione della forza navale permanente della Nato cui la Marina Militare partecipa attualmente con la fregata Fremm ‘Carlo Margottini’ e con il cacciamine Viareggio, per un totale di oltre 200 marinai e un costo (finanziamento 2021) di oltre 17 milioni di euro. Nel quadrante Mediterraneo orientale, dove Mosca al momento sta concentrando una flotta senza precedenti, incrocerà nelle prossime settimane anche la portaerei Cavour con F-35 imbarcati, partecipando a un’esercitazione Nato insieme alla portaerei americana Truman e alla francese Clemenceau.

Nelle foreste innevate della Lettonia, altro potenziale fronte caldo in caso di confronto militare con la Russia, nell’ambito della missione NatoBaltic Guardian’ l’Esercito Italiano schiera infine piùdi 200 alpini della Brigata Taurinense con decine di carri armati ruotati Centauro e cingolati di neve.

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Fanno parte di un Battle Group di oltre 1.200 soldati a comando Canadese con base a nord di Riga. La missione ha ricevuto oltre 27 milioni di finanziamento nel 2021”.

Fin qui Piovesana. Basta e avanza per essere preoccupati.

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Uno Stranamore al Quirinale? No grazie!

Ai filoatlantici con l’elmetto, contrapponiamo i pacifisti col sale in zucca. Il “sale” contenuto nell’appello lanciato dalla Rete Italiana Pace e Disarmo (Ridp): “Come italiani e come europei stiamo assistendo ad una preoccupante escalation della tensione tra la Russia, gli Stati Uniti e la Nato ai confini dell’Europa.
Una escalation nella quale, allo stato attuale, nessuno dei contendenti esclude l’eventualità del ricorso alle armi e rispetto alla quale nessun osservatore esclude che possa evolvere in conflitto armato, anche nucleare, che potrebbe coinvolgere la stessa Europa. Ciò avviene, inoltre, in un clima di esasperatoriarmo con il quale gli eserciti sembrano cercare la supremazia invece che un equilibrio strategico che sia garanzia di pace futura.
È forse dall’epoca della crisi dei missili a Cuba che il rischio di un nuovo conflitto globale non è stato così palpabile. È un rischio che non ci possiamo permettere, come denunciato la settimana scorsa dall’allarmante “100 secondi a mezzanotte” dell’Orologio dell’Apocalisse del Bulletin of Atomic Scientist. Per scongiurare questo rischio ogni paese ha il dovere di operare.
Al nostro Paese innanzi tutto, a cominciare dal Ministro degli Esteri, e all’Europa tutta chiediamo di prendere iniziative urgenti e significative da una posizione di neutralità attiva, per ottenere una de-escalation immediata della tensione e avviare la ricerca di un accordo politico negoziato nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutte le popolazioni coinvolte, chiarendo la propria indisponibilità a sostenere avventure militari.
A tutti i Paesi coinvolti diciamo: fermatevi. Deponete le armi e le minacce e trattate”.

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Diplomazia in ordine sparso

Il Cremlino guarda con “grande preoccupazione” a quelli che definisce “i tentativi di alzare la tensione riguardo all’Ucraina”. Lo ha detto il portavoce Dmitry Peskov dopo che lunedì gli Usa hanno annunciato la messa in allerta di 8.500 militari. Intanto, “prima della fine della settimana”, il presidente russo Vladimir Putin e quello francese Emmanuel Macron avranno un colloquio. L’incontro fa parte delle iniziative di Parigi per favorire una de-escalation.

Avviate esercitazioni unità corazzate russe in Crimea

Intanto la Russia ha avviato esercitazioni con carri armati in Crimea, secondo quanto annunciato dalla flotta del Mar Nero. “Gli equipaggi dei tank T-72B3 facenti parte delle unità corazzate del Distretto militare meridionale hanno cominciato un’esercitazione di tiro nel centro di addestramento di Angarsky”, si precisa nella nota, citata dalla Tass.

 Ministro Ucraina: a oggi nessuna minaccia di invasione russa

Una minaccia di invasione dell’Ucraina da parte della Russia al momento “non esiste”. Lo ha detto il ministro della Difesa ucraino, Alexei Reznikov in un’intervista alla televisione Ictv di Kiev. “Ci sono scenari rischiosi, sono possibili in termini di probabilità in futuro – ha aggiunto – ma a oggi una tale minaccia non esiste”. “Fino a oggi – ha insistito – le forze armate russe non hanno creato unità d’attacco tali da mostrare che siano pronte a un’offensiva domani”.

La giornata di lunedì ha registrato diversi sviluppi che potevano lasciar presagire un’escalation. L’invio da parte della Nato di navi e aerei nell’Europa dell’Est. 8.500 soldati americani messi in stato di allerta dal presidente Biden. Usa, Australia e Gran Bretagna ritirano gli ambasciatori e il premier Boris Johnson, secondo quanto riportato dal Financial Times, che affermava che «la Russia è pronta a un blitz per invadere l’Ucraina». L’ambasciatrice americana all’Onu, Linda Thomas Greenfield che ha sottolineato che «se la Russia dovesse prendere l’infelice decisione di invadere ulteriormente l’Ucraina, sarebbe una minaccia alla pace e la sicurezza». Affermando che questo andrebbe contro «ai principi alla base della carta delle Nazioni Unite» e dovrebbe essere affrontato dal Consiglio di Sicurezza, dove la Russia siede come membro permanente con potere di veto.

Infine, l’amministrazione statunitense e altri Paesi occidentali che sconsigliano ai cittadini di recarsi in Russia. Sempre lunedì il ministero degli Esteri di Mosca ha respinto l’affermazione britannica secondo cui la Russia sta cercando di sostituire il governo ucraino con un’amministrazione filo-Mosca  e che l’ex deputato ucraino Yevheniy Murayev è considerato un potenziale candidato. Per gli Usa, invece, «è molto chiaro che i russi non hanno alcuna intenzione ora di ridurre le tensioni» sull’Ucraina, ha detto il portavoce del Pentagono, John Kirby.

Le rivelazioni della Gran Bretagna

Sabato il Ministero degli Esteri britannico ha nominato anche molti altri politici ucraini che avrebbero legami con i servizi di intelligence russi. Murayev è il leader di un piccolo partito che non ha seggi nel parlamento ucraino. Il governo del Regno Unito ha avanzato questa ipotesi sulla base di una valutazione dell’intelligence senza fornire prove a sostegno. Questo botta e risposta arriva in mezzo a forti tensioni tra Mosca e l’Occidente sui progetti della Russia sull’Ucraina. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha negato domenica le accuse del Regno Unito.

Italia: sostegno a Kiev ma dialogo con Mosca 

«Sulle sanzioni vogliamo agire in forte coordinamento con i nostri partner: gli Usa, il Canada e il Regno Unito. Al momento stiamo continuando a costruire un forte pacchetto di sanzioni, ma nulla di concreto verrà approvato oggi». Lo ha detto l’Alto rappresentante per gli esteri Ue Josep Borrell prima del consiglio affari esteri di lunedì 24 gennaio, a Bruxelles. «C’è un processo, il processo è in corso, sarà tutto pronto quando necessario, ma oggi non annunceremo nulla», ha aggiunto. L’Italia, a quanto si apprende, nel corso del summit dei ministri Esteri dell’Ue ha sottolineato il «fermo sostegno» a favore dell’integrità territoriale dell’Ucraina e si è detta d’accordo affinché l’Ue recapiti un messaggio unitario alla Russia secondo il quale qualsiasi aggressione nei confronti di Kiev «è inaccettabile e comporterebbe costi» per Mosca. L’Italia, inoltre, si è detta pronta a contribuire a misure restrittive «graduali e proporzionate» e ha sostenuto la linea di un dialogo con Mosca da portare avanti a livello di Unione Europea «ai più alti livelli».

Ragione in più per non volere un dottor Stranamore al Quirinale. 

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