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Russia-Ucraina, dai cyber attacchi ai tank ai confini: la guerra ad Est

La Russia ha cominciato a muovere tank, veicoli da combattimento della fanteria, lanciatori di razzie altro equipaggiamento militare dalle sue basi nell'estremo est verso ovest.

Russia-Ucraina, dai cyber attacchi ai tank ai confini: la guerra ad Est
Tensione al confine tra Russia e Ucraina

Umberto De Giovannangeli

16 Gennaio 2022 - 17.32


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Dai cyber attacchi ai tank ammassati alla frontiera. La Russia ha cominciato a muovere tank, veicoli da combattimento della fanteria, lanciatori di razzie altro equipaggiamento militare dalle sue basi nell’estremo est verso ovest. Lo scrive il Wall Street Journal, la cui rivelazione fa eco a quella della Cnn secondo cui Mosca avrebbe preparato un’operazione sotto falsa bandiera in Ucraina per creare il pretesto per un’invasione. Dal canto suo il Cremlino respinge ogni accusa, definendole “infondate”.

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Secondo la Cnn, gli operativi sarebbero addestrati alla guerriglia urbana e all’uso di esplosivi per compiere atti di sabotaggio contro le stesse forze sostenute dalla Russia.

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 Il Wall Street Journal riferisce invece che, mentre mezzi e materiali sono in transito, dirigenti e analisti discutono se la mossa rappresenti la prossima fase del rafforzamento militari russo in vista di un blitz in Ucraina o una tattica del Cremlino per tenere sotto pressione l’Occidente usandola come leva nei negoziati.

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L’Ucraina ha affermato di avere le “prove” del coinvolgimento della Russia in un grave attacco informatico che ha preso di mira diversi siti governativi del Paese nei giorni scorsi mentre aumentano le tensioni tra i due Paesi.

“Ad oggi, tutte le prove indicano che la Russia è dietro l’attacco informatico”, ha affermato il Dipartimento per la Trasformazione digitale in una nota.

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“Mosca sta continuando a condurre una guerra ibrida”, ha aggiunto. Alcuni analisti temono che l’attacco informatico possa essere il preludio di un’aggressione militare. Washington ha anche accusato la Russia di aver inviato sabotatori addestrati agli esplosivi per inscenare un incidente che potrebbe essere il pretesto per invadere l’Ucraina. 
La Russia, tuttavia, respinge le accuse. “Non abbiamo nulla a che fare con questi attacchi informatici”, ha detto alla Cnn il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitry Peskov. “Gli ucraini danno la colpa di tutto alla Russia, anche del maltempo nel loro Paese”, ha aggiunto.

La partita del gas

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Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno avuto contatti con alcune società energetiche internazionali per piani di emergenza sulla fornitura di gas naturale all’Europa nel caso in cui un conflitto fra Russia e Ucraina dovesse creare difficoltà e problemi alle forniture russe.

Lo riporta la Reuters sul proprio sito citando alcune fonti, secondo le quali il Dipartimento di Stati avrebbe chiesto ad alcune società dove poter reperire ulteriori forniture qualora fosse necessario.

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Le aziende avrebbero risposto che le forniture globali sono limitate e c’è poco gas disponibile per sostituire gli ampi volumi della Russia.

Di grande interesse è il punto dell’Ansa a firma di Mattia Bernardo Bagnoli

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Scrive Bagnoli: “Le coincidenze non sono prove ma sta di fatto che, all’indomani del collasso dei negoziati tra Russia e Occidente, l’Ucraina è stata colpita da un massiccio attacco informatico e nel mirino sono finiti diversi siti governativi. “Abbiate paura e aspettatevi il peggio”, recitava un messaggio – in russo, ucraino e polacco – pubblicato sull’homepage dei portali hackerati, tra cui il ministero degli Esteri. L’episodio aggiunge tensione ad una situazione già esasperata e gli Usa fanno sapere di avere informazioni di un’imminente operazione clandestina russa in territorio ucraino per creare il pretesto di un’azione militare.

La ‘false flag’ – termine tecnico molto amato dai complottisti – ideata dal Cremlino prevedrebbe l’uso di un commando di forze speciali, già dislocata nel Paese, addestrato all’uso di esplosivi per compiere atti di sabotaggio contro le stesse forze sostenute dalla Russia nel Donbass. ‘L’esercito russo prevede di iniziare queste attività diverse settimane prima dell’invasione militare, che potrebbe iniziare tra metà gennaio e metà febbraio’, ha precisato un funzionario americano alla Cnn. ‘Abbiamo già visto questo schema nel 2014 con la Crimea’. Al contempo, i russi avrebbero varato un’intensa campagna di disinformazione digitale per preparare l’opinione pubblica, ucraina e non, alla necessità di tale intervento per evitare presunte violazioni dei diritti della popolazione russofona nelle aree contese dell’est ucraino – tutte accuse che il Cremlino ha liquidato come ‘senza fondamento’.

La risposta al cyber attacco comunque è stata immediata. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, esprimendo condanna, ha annunciato che nei prossimi giorni “l’Alleanza atlantica e l’Ucraina firmeranno un accordo su una maggiore cooperazione informatica, compreso l’accesso di Kiev alla piattaforma di condivisione della Nato delle informazioni sui malware”. Non solo. Gli esperti cibernetici alleati stanno già “sostenendo le autorità ucraine sul campo”. Che la sfera digitale sarebbe stata uno dei fronti caldi del confronto con la Russia non è un mistero e negli scorsi giorni in vari palazzi di Bruxelles si parlava apertamente di rafforzare le strutture ucraine in tal senso. Anche l’Ue farà la sua parte e il capo della diplomazia, Josep Borrell, ha annunciato una missione a Kiev della task force digitale europea. “Purtroppo – ha dichiarato a Brest al termine dell’informale Esteri dei 27 – questo non sarà l’ultimo cyber-attacco contro l’Ucraina”.

Borrell ha sottolineato che al momento non si hanno prove chiare di chi si celi dietro a quest’azione destabilizzante. “Ma lo sapremo”, ha chiosato. Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian, dopo aver annunciato un’imminente visita in Ucraina insieme all’omologa tedesca Annalena Baerbock, ha ad ogni modo evidenziato il desiderio “unanime” dei 27 di continuare il dialogo con Mosca, chiedendo “il più ampio coinvolgimento europeo possibile”. Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto a Joe Biden di organizzare un “trilaterale” con Vladimir Putin (online) per favorire la distensione. 

Biden calza l’elmetto

“Non accetterò la linea rossa di nessuno”: Così Joe Biden ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se accetterà quella di Vladimir Putin sull’Ucraina, contro il suo eventuale ingresso nella Nato. “Conosciamo da molto tempo le azioni della Russia e la mia previsione è che avremo una lunga discussione”, ha aggiunto il presidente Usa riferendosi al futuro summit virtuale con il suo omologo russo, secondo quanto riferisce il pool dei reporter al seguito di Biden. 

Quattro target

“Le immagini satellitari raccolte in queste settimane dall’intelligence americana e occidentali, a volte edite da think tank come il Csis, altre volte circolate riservatamente, mostrano adesso chiaramente non più uno, ma quattro punti in cui l’operazione russa si sta concentrando – annota Jacopo Jacoboni su La Stampa – Non si tratta più solo di Yelnya, la città non distante dalla Bielorussia, e a trecento chilometri dal confine ucraino (la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova aveva scritto una lettera dai toni aggressivi e sarcastici contro La Repubblica, salvo venir smentita da numerose immagini satellitari), ma anche di due siti a Boyevo, 360 chilometri a nord est della città ucraina di Kharkiv, a Persianovka (a 170 chilometri da Donetsk, in Donbass, e 175 chilometri da Luhansk) e Novoozernoye, in Crimea.In tutti questi luoghi, secondo una mole non smentibile di documenti riservati e fonti aperte, c’è ormai evidenza di movimenti recenti di truppe, artiglieria, materiale tattico d’assalto, russi. Fino a un numero potenziale di 175mila uomini. Materiali pesanti potrebbero essere lasciati leggermente indietro, pronti a essere dispiegati rapidamente su comando di Vladimir Putin. Secondo gli americani, si registra ‘n ampio movimento di 100 battaglioni’. Biden  – prosegue Jacoboni – ha dichiarato di essere «continuamente» in contatto con i leader europei. Fonti diplomatiche confermano a  La Stampa che il contatto con la Farnesina è in questo momento costante, e il premier Mario Draghi sta seguendo «personalmente» con estrema attenzione l’evoluzione dell’ammassamento di truppe russe vicino al confine ucraino. Raccontano che Draghi sia in questo il leader italiano più vicino a Biden, mentre Berlino si muove tenendo in considerazione le preoccupazioni del sistema tedesco per i tanti contratti bilaterali che ruotano attorno all’avvio effettivo, inizialmente previsto entro fine dicembre, gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2.”.

Sul Time, Jan Bremmer   ha aggiunto un’altra ipotesi: “Negli ultimi anni il presidente russo ha avuto toni anti-occidentali in stile Guerra Fredda, anche per aumentare il consenso interno”.  Un sondaggio pubblicato a ottobre dal Levada Center di Mosca, infatti, ha rilevato che la fiducia in Putin è scesa al 53%, il livello più basso dal 2012. «La storia mostra che combattere con l’Ucraina può aiutare», si legge sul Time.

Di sicuro la Russia vede un eventuale allargamento a est della Nato, quindi vicino ai suoi confini, come un pericolo. È per questo che il Cremlino vorrebbe l’Ucraina distante dall’Alleanza atlantica. Ma non avendo grandi leve politiche, l’opzione più immediata a disposizione di Putin è gonfiare il petto, anche per vedere fino a che punto Stati Uniti e Unione europea sono disposti a spingersi per difendere l’Ucraina.

Il ministero della Difesa dell’Ucraina ha annunciato, venerdì 3 dicembre, di aver avviato i lavori per la costruzione di due basi navali. Una a Berdyansk, città portuale dell’Ucraina Sud-Orientale, e l’altra a Ochakov, città nell’Ucraina Meridionale, bagnata dalle acque del Mar Nero.

A riportarlo, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa russa Ria Novosti. Durante un briefing al Parlamento, il ministro della Difesa ucraino, Oleksiy Reznikov, entrato in carica il 4 novembre, ha spiegato che le due nuove basi navali rientrano all’interno del memorandum firmato, il 26 giugno scorso,  con la Gran Bretagna. Il focus dell’intesa tra Londra e Kiev era stato posto sullo sviluppo della potenza navale ucraina. “Stiamo passando alla fase pratica della costruzione di due basi navali a Berdyansk e Ochakovo e ad altri contatti nel quadro degli accordi con il Regno Unito”, ha detto Reznikov, parlando alla Rada. Nel mese di giugno, il ministro britannico per gli Appalti della Difesa, Jeremy Quinn, e il viceministro della Difesa ucraino, Oleksandr Mironyuk, hanno firmato un memorandum sulla produzione congiunta di navi da guerra che sarebbero state destinate alle Forze Navali ucraine.

Più tardi, il 22 novembre, il Foreign Office britannico ha pubblicato il testo completo dell’accordo quadro con l’Ucraina. Nel documento, citato da Ria Novosti, si legge che Londra si impegna a fornire all’Ucraina un prestito di 1,7 miliardi di sterline per l’acquisto di armi e per la costruzione di infrastrutture navali. Secondo i termini dell’intesa, il prestito dovrà finanziare contratti con fornitori britannici, quindi, almeno il 50% dei prodotti bellici acquistati dovrà essere di fabbricazione britannica. Il documento rileva che la decisione è stata presa tenendo conto della necessità di garantire l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina, nonché di proteggere la navigazione delle navi civili e le acque territoriali del Mar Nero e del Mar d’Azov. Inoltre, il memorandum è stato concordato anche tenendo in considerazione della capacità finanziaria della Gran Bretagna, la quale è in una posizione favorevole che le consente di fornire supporto sotto forma di prestiti. Tra gli altri elementi, nell’intesa di fa riferimento al finanziamento dei costi di manutenzione di due navi antimine classe Sundown, alla produzione congiunta di otto navi missilistiche, alla consegna e modifica di sistemi militari su navi esistenti, alla produzione congiunta di una fregata. Infine, alla consulenza e al supporto tecnico da parte britannica nella costruzione di basi navali. L’accordo di prestito è stato presentato al Parlamento britannico il 12 novembre e non è ancora entrato in vigore.

Nonostante l’accordo quadro tra Kiev e Londra, è importante sottolineare che gran parte dei sostegni militari verso l’Ucraina giungono da Washington. Solo nel 2021, il volume di assistenza finanziaria ricevuta dagli Usa  è stata di oltre 130 milioni di dollari. Tale somma è da collocare nel quadro di un pacchetto di assistenza, dal valore di oltre 2,5 miliardi di dollari, elaborato a partire dal 23 febbraio 2014. In tale anno, la Russia aveva annesso la penisola di Crimea e aveva iniziato a supportare sia militarmente sia economicamente i separatisti nel Donbass, regione dell’Ucraina Orientale dov’è tutt’ora in corso una guerra. Tra il 2014 e il 2016, Kiev ha ricevuto circa 2.000 giubbotti antiproiettile, 35 veicoli blindati HMMWV e altre attrezzature belliche come 130 Hummers e diverse tipologie di imbarcazioni ad alta velocità. Infine, l’Esercito di Kiev ha anche aggiunto al proprio arsenale tecnico oltre 2000 dispositivi per la visione notturna. Nel 2018, il Pentagono ha fornito armi di attacco di ultima generazione. Tra queste, la stampa russa ha citato i sistemi missilistici anticarro FGM-148 Javelin. Recentemente, il 23 novembre, l’ufficio stampa della Marina militare ucraina ha annunciato di aver ricevuto due ex motovedette della Guardia Costiera statunitense di tipo Island, le quali sono state ristrutturate e rinnovate. Le navi sono progettate per operazioni di pattugliamento e di ricerca e soccorso marittimo. Washington aveva già trasferito due di queste barche alla Marina ucraina, nel settembre del 2018.

Ad Est quelli che spirano sono freddi venti di Guerra. 

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