Rider sottopagati, cosa sta succedendo a Glovo
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Rider sottopagati, cosa sta succedendo a Glovo

Per decifrare le dinamiche di potere sottese a questa infrastruttura tecnologica abbiamo deciso di intervistare Tiziano Bonini, docente di sociologia dei media digitali presso l’Università di Siena

Rider sottopagati, cosa sta succedendo a Glovo
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11 Febbraio 2026 - 17.02 Culture


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di Giada Zona

Il panorama del delivery è ora al centro del controllo giudiziario. E’ il pm Paolo Storari ad aver disposto l’amministrazione giudiziaria per Foodinho, la società di delivery di Glovo, accedendo i riflettori su un sistema di sfruttamento. Si contano 40 mila rider nel nostro Paese che hanno ricevuto profitti molto bassi; in particolare è il 75% dei rider sentiti a Milano dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro a vivere sotto la soglia della povertà. Il paradosso della piattaforma risiede anche nella gestione della forza lavoro: formalmente considerati lavoratori autonomi, i rider sono in realtà subordinati al controllo e alla sorveglianza, con paghe molto basse. E’ la prima volta che la Procura di Milano colpisce il modello di business delle piattaforme.

Per decifrare le dinamiche di potere sottese a questa infrastruttura tecnologica abbiamo deciso di intervistare Tiziano Bonini, docente di sociologia dei media digitali presso l’Università di Siena e co-autore, insieme a Emiliano Treré, del libro Algoritmi per resistere. La lotta quotidiana contro il potere delle piattaforme (Oscar Studio Mondadori, 2025), che mette al centro le tattiche dei rider per contrastare l’egemonia delle piattaforme. 

Nel suo libro, scritto con il docente Emiliano Treré, Algoritmi per resistere. La lotta quotidiana contro il potere delle piattaforme (Oscar Studio Mondadori, 2025), analizzate il ruolo dei gruppi Whatsapp e Telegram come spazi di mutua assistenza tra i rider. Crede che l’inchiesta della Procura di Milano possa spingere i rider ad aggregarsi ulteriormente o a creare nuovi spazi, virtuali e fisici, di discussione e di protesta contro il potere algoritmico della piattaforma? 

L’inchiesta della Procura di Milano serve innanzitutto a far emergere l’iniquità della governance algoritmica operata da Glovo e da altre piattaforme simili. Questa estrema iniquità si configura come sfruttamento del lavoro e mi auguro che l’esito sia una punizione esemplare per l’azienda spagnola, o l’adeguamento immediato delle condizioni di lavoro a standard accettabili di vita. Ma l’effetto più importante di questa inchiesta dovrebbe essere quello di spingere i decisori politici a regolamentare tutto il settore emergente del lavoro mediato/somministrato da piattaforme digitali tramite algoritmi di proprietà.

I giudici non possono sostituirsi alla politica, possono solo sanzionare violazioni normative, ma la scoperta da parte della Procura di violazioni così estese dovrebbe spingere la politica a giocare il suo ruolo di regolatore a beneficio dei lavoratori. L’inchiesta di per sé non credo spingerà i lavoratori a creare nuovi spazi di protesta e di aggregazione, semmai è il contrario: le proteste e le reti di solidarietà tra i lavoratori hanno permesso che emergessero queste iniquità e che la Procura aprisse l’inchiesta. I lavoratori non hanno bisogno di un’inchiesta della Procura per scoprire di essere sfruttati e agire. 

Come evidenziato nel suo libro, Glovo è una piattaforma che utilizza strategie di gamification per massimizzare la produttività. Qual è l’effetto che, secondo lei, può avere il controllo giudiziario sulle logiche della piattaforma?

Oltre a sanzionare l’azienda, potrebbe anche obbligarla a cambiare il meccanismo automatizzato di assegnazione degli ordini, ma ripeto, per questo deve intervenire la politica per normare meglio le applicazioni di governance algoritmica del lavoro.

L’inchiesta della Procura di Milano sta portando alla luce i meccanismi degli algoritmi. Crede che questo possa favorire maggiore consapevolezza tra i consumatori dei servizi di delivery?

Sicuramente. In questo il ruolo dei media è cruciale. La procura fa un’inchiesta che non ha come obiettivo quello di aumentare la consapevolezza tra i consumatori. La Procura ha come obiettivo quello di stabilire quali leggi sono state violate e comminare sanzioni. Sono i media che, esercitando il loro potere di stabilire l’agenda di discussione politica, fanno conoscere al pubblico l’inchiesta della Procura e la incorniciano secondo diverse possibili narrative, più o meno progressiste o vicine all’agenda delle aziende o dei lavoratori.

Quindi direi che, più della procura, è centrale il ruolo giocato dai media in questa vicenda, nel dare visibilità a questa storia aumentando così la consapevolezza dei consumatori. Il clamore mediatico generato dall’inchiesta della procura mi pare che sia un buon segnale, il problema è che dopo 2-3 giorni di solito queste notizie scompaiono dall’agenda mediale e i consumatori si dimenticano in fretta. L’aumento di consapevolezza si costruisce nel tempo, per accumulo, grazie a una copertura costante dei media intorno a questi temi, non una copertura sensazionalista e una tantum.

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