di Diego Perugini
Per il suo nuovo album Serena Brancale ha scelto un titolo impegnativo, “Sacro”. Ma dietro non ci sono particolari motivazioni religiose, bensì un riepilogo delle sue tante visioni artistiche.
“E’ il frutto di quattro anni ed è pieno di capitoli molto importanti per me. Ci sono la ricerca sul vernacolo e sulle radici. Il racconto della mia famiglia. E quel modo jazz di intendere la musica e mescolare stili e generi. Tutte cose sacre per me, la chiave per sentirmi sempre me stessa, a Sanremo come in giro per il mondo in tour” spiega l’artista pugliese.
Sanremo, appunto. Brancale ha presentato “Qui con me”, una struggente ballata dedicata alla madre.
E’ arrivata al nono posto, guadagnandosi però il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla”, il Premio Lunezia e il Premio TIM.
“Al festival ho portato la mia fragilità e la mia consapevolezza. E il messaggio è arrivato. E’ stata un’esperienza magica, di cui porto ancora addosso le buone vibrazioni. Ora però con questo disco e il tour voglio mostrare il mio lato più allegro e festaiolo”.
L’album è un pimpante e colorito mix fra successi del passato e tracce inedite, con sonorità variegate in equilibrio fra pop, canzone d’autore, nu-soul, jazz, r&b, salsa, world music, folk moderno e altro ancora. Il tutto con la marcia in più di una voce duttile e potente.
Ritroviamo le hit “Baccalà”, “Anema e Core” e “Serenata” (con Alessandra Amoroso), ma anche la novità di “Solo un’ora”, un romantico e morbido soul insieme a Sayf (secondo arrivato all’ultimo Sanremo) e al cantautore americano Gregory Porter.
Già un piccolo classico il singolo “Al mio paese”, in duetto con Levante e Delia, festoso omaggio al Sud fra idiomi pugliesi e siculi.
“Mi piaceva l’idea di questo folklore un po’ diverso, raccontato da delle donne. E, in generale, posso dire che il mio è un disco al femminile, che celebra la libertà della donna, pur senza rivendicazioni di sorellanza. Io, poi, sono una fuorisede, ho lasciato la mia terra per inseguire il sogno e, a volte, la lontananza mi pesa. Ma non voglio drammatizzare e cerco di vedere il buono che c’è”.
“Sacro” è anche un disco dal “tiro” internazionale,
che ospita artisti come la leggendaria voce cubana Omara Portuondo; il cantante camerunese Richard Bona; e l’italo-giamaicano Alborosie, campione del reggae.
“Perché mi piace viaggiare, ricercare, essere libera. Già penso al prossimo disco, che immagino sarà più soul e r&b. Voglio continuare a rischiare e mettermi in gioco. Cosa mi auguro per il futuro? Di essere sempre curiosa e non sentirmi mai arrivata”, conclude. In questi giorni Brancale è impegnata in un giro promozionale per incontrare i fan e firmare le copie del suo disco. E fra poco, il 30 aprile, comincerà il vero e proprio tour. Prima in Europa (Londra, Madrid e Barcellona), quindi nel nostro Paese, fino a chiudere il 3 ottobre con un atteso live nella sua Bari.