Con "Ci ho le sillabe girate" la dislessia va in scena alla Sala Umberto
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Con "Ci ho le sillabe girate" la dislessia va in scena alla Sala Umberto

Il teatro Sala Umberto di Roma ha ospitato "Ci ho le sillabe girate", dramma dislessico per giovani attori.

Ci ho le sillabe girate - produzione Teatro Officina - di Alessia de Antoniis
Ci ho le sillabe girate - produzione Teatro Officina
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7 Maggio 2024 - 14.30


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di Alessia de Antoniis

Mentre si discute se la scuola deve tornare al secolo scorso, il teatro Sala Umberto di Roma ha ospitato Ci ho le sillabe girate, dramma dislessico per giovani attori.

In collaborazione con AID Associazione Italiana Dislessia, lo spettacolo è stato accompagnato dal seminario “Strumenti e metodologie per affrontare il tema del DSA per una cultura di inclusione formativa e integrazione sociale”. L’obiettivo del seminario è stato quello di sensibilizzare docenti, educatori e genitori rispetto alle difficoltà quotidiane affrontate dagli studenti con disturbi specifici di apprendimento, fornire strumenti utili e suggerimenti, stimolare una riflessione e un confronto, promuovere una corretta cultura di inclusione formativa e integrazione sociale.

Così mentre l’Italia è divisa in due tifoserie, parlando di ciò che spesso non si conosce, incuranti che stiamo parlando di figli e figlie, fratelli e sorelle, nipoti, di persone, sul palco della Sala Umberto è andato in scena un dramma dislessico, autoironico e tuttavia serio, complice di una leggerezza che solo la consapevolezza si può permettere.

Lo spettacolo è un espediente: quattro ragazzi universitari, di cui 3 realmente dislessici, condividono un appartamento e, nell’intento di conquistare tre ragazze, nascono impeti, gelosie, trasgressione ed elementi comici, intermezzati dalla voce della coscienza di Zeta. In realtà Ci ho le sillabe girate è un bellissimo lavoro su se stessi e sugli altri.

In scena Francesco Bianchi, Francesco Arioli, Sebastian Luque Herrera, Pietro Versari. Ci ho le sillabe girate è firmato da Alberto Cavali, Daniela Airoldi Bianchi, Enzo Biscardi e prodotto da Teatro Officina.

Del meraviglioso lavoro che svolgono, ne abbiamo parlato con il regista Enzo Biscardi.

Il famoso “è intelligente ma non si applica” esiste ancora o i progressi delle neuroscienze danno alla scuola strumenti utili?

Il, purtroppo, famoso “è intelligente ma non si applica” è una frase che contiene un modo di vedere gli studenti attraverso un’etichetta che non rende giustizia a nessuno; né ai ragazzi e alle ragazze, né ai docenti. Non è una frase rivolta a chi ha caratteristiche o problemi che possano in qualche modo inficiare i risultati scolastici, il rendimento, il comportamento e la capacità di attenzione. I progressi delle neuroscienze non si occupano di questo e non possono quindi portare un miglioramento al riguardo. Lo scambio tra persone, il dialogo, il confronto e l’ascolto di chi ha bisogno di aiuto, sono le vere priorità e necessità per promuovere benessere in classe. Le neuroscienze da sole posso dare informazioni. È importante, ma non basta.

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Tanti attori noti hanno iniziato a recitare perché, ad esempio, balbuzienti. Qual è il potere della recitazione?

Il teatro ha il potere di mettere le persone in relazione, vivendo e rivivendo situazioni molto vicine alla vita, in un contesto protetto. Questo concede, a chi magari ha insicurezze o è attraversato da paure e ansie, di trovarsi in contesti che gli permettano di esprimersi liberamente senza sentire il peso del giudizio: quello degli altri e quello, più spietato, verso se stessi. Il potere della recitazione è questo: permettere di fare prove di vita in situazioni protette.

Perché la dislessia è ancora poco conosciuta?

La dislessia non è più così “poco conosciuta”, anche grazie al lavoro fatto per e con i ragazzi e le ragazze nelle scuole. Grazie a realtà come l’AID, che si impegnano a creare momenti di formazione e confronto; grazie alle realtà culturali che creano libri, film e spettacoli sul tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Questo basta? No. Ma in confronto a prima c’è molta più consapevolezza e questo è un bene.

Avete avuto situazioni dove è emersa proprio a scuola di teatro?

La dislessia nella nostra scuola di teatro non solo è emersa, ma è divenuta momento di espressione di sé e assieme atto creativo. Lo spettacolo Ci ho le sillabe girate nasce dall’esigenza di alcuni giovani allievi dislessici della scuola del Teatro Officina di Milano, seguiti da Daniela Airoldi Bianchi, di voler parlare di questa loro caratteristica. Era un’urgenza che abbiamo voluto raccogliere, dando a questi nostri giovani allievi la possibilità di esprimerla e darle forma. Grazie a un lavoro di scrittura e di regia, hanno realizzato uno spettacolo che potesse passare un messaggio di speranza e non ghettizante o colpevolista.

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Cambia qualcosa se, nelle scuole, i corsi di teatro sono fatti da attori professionisti o da ragazzi volenterosi, che hanno fatto dei corsi di recitazione, e che metton su una scuola di recitazione?

Cambia molto. Moltissimo. Non basta l’impegno, la volontà, e nemmeno il talento, per tenere un corso di teatro: ci vogliono professionalità ed esperienza. Bisogna studiare la teoria. Bisogna fare pratica. È importante osservare chi già fa questo lavoro da anni e trovare spazi di “libertà” in cui sperimentare una propria modalità e cifra stilistica. Bisogna essere anche educatori, saper gestire un gruppo e portare ogni suo membro a conoscersi, riconoscere il proprio talento e dare il meglio possibile. Il teatro ha un potere molto grande, ma un insegnate inesperto può limitare molto le doti di un ragazzo.

Indicazioni e controindicazioni del teatro nelle scuole

Il teatro nelle scuole dovrebbe diventare materia curricolare come già accade in molti paesi d’Europa e nel mondo in genere. Esistono già da anni educazione artistica, educazione motoria, educazione musicale come materie che sviluppano le capacità tecniche e grafiche… Non c’è motivo perché il teatro non sia presente. Fa bene ai singoli e al gruppo. È una pratica che contiene letteratura, poetica, cultura, arte, storia… nessuna controindicazione. Davvero nessuna.

Classi divise per tipologia di alunni, consentirebbero ai ragazzi diversamente abili, dislessici, con disturbi dell’attenzione, di avere un’istruzione migliore?

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Non riesco proprio a vedere nessun vantaggio nel dividere i ragazzi per tipologia. Non ne capisco il senso né tantomeno un valenza educativa. A chi gioverebbe? Come e perché? Lo so che non si risponde a domande con altre domande, ma è così distante da me questa riflessione, che la domanda stessa suona in me come una provocazione. Mi spiace essere così poco “ben disposto” al dialogo su questa tematica, ma in un mondo che sempre più va verso la diffusione di libertà, rispetto reciproco e inclusione non riesco a concepire a pieno un ragionamento del genere.

La con-presenza di ragazzi con e senza problemi di apprendimento, rende la vostra attività meno performante o limitata?

Per nulla.

Nelle note di regia ha scritto: “Il teatro non si fa solo sul palco. È un’esperienza così vicina alla vita che sarebbe riduttivo limitarla alle sale teatrali”. Nell’era in cui quel che conta è la capacità di imporre la propria visione, cosa può fare il teatro? Cosa fa Teatro Officina?

Il Teatro Officina porta avanti gli insegnamenti di Massimo de Vita che ancora oggi ci “bacchetta” quando non ascoltiamo gli altri e non usiamo il teatro come servizio che metta in relazione le persone dando spazio ai più fragili e a chi fatica a far sentire la propria voce. Suona “retorico”? Sì, in un mondo dove “conta la capacità di imporre la propria visione” può suonare retorico. Fortunatamente il mondo non è tutto così. Noi ci impegniamo a realizzare progetti di Teatro Sociale per dare spazio alle persone e portare spettacoli nei cortili, nelle piazze, nei mercati, ecc. Ascoltiamo le storie e le voci degli “altri” e dei “luoghi” che abitano, utilizzando il metodo dell’intervista e cercando di dare corpo e forme nuove insieme alle persone che si raccontano. Ascoltiamo, raccogliamo… E restituiamo…con tutto il rispetto e la sensibilità possibile.

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