Abusi e violenze sulle donne, lo sport non è un’isola felice
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Abusi e violenze sulle donne, lo sport non è un’isola felice

Il caso dello stupro di Chianciano riapre il dibattito sull’allarmante e sistemico problema della mancata presa di responsabilità di fronte a certi fatti.

Abusi e violenze sulle donne, lo sport non è un’isola felice
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Marialaura Baldino Modifica articolo

15 Marzo 2024 - 10.15 Culture


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Lo scorso 3 marzo prima Il Messaggero, poi Corriere e Repubblica, seguiti dagli altri quotidiani nazionali, diffondono la notizia di una schermitrice – di nazionalità uzbeka – violentata durante il ritiro della Federscherma a Chianciano Terme, nella notte tra il 4 e 5 agosto 2023. La ragazza ha sporto denuncia contro tre sciabolatori della Federazione Italiana Scherma, uno dei quali minorenne.

Da agosto dello scorso anno a marzo 2024 le indagini proseguono, ma della vicenda non se ne sa niente. La schermitrice, che al tempo della violenza subita aveva 17 anni, chiama la madre, la quale si precipita a Chianciano per portarla al pronto soccorso. Viene trasferita al Bambin Gesù dove, dalle analisi del sangue e delle urine, emergono tracce di alcol e droga. Il caso passa prima al commissariato di San Vitale (Roma), poi alla questura di Siena.

Il racconto della vittima è preciso: dopo aver partecipato alla festa degli atleti al bar, ricorda di aver bevuto qualcosa con i tre accusati. Poi il buio, per ritrovarsi, la mattina seguente, dolorante e piena di lividi in una stanza con i ragazzi, che al risveglio le rivolgevano frasi di scherno e risate fragorose.

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Solo dopo la diffusione della notizia sui maggiori media italiani la Federazione Italiana Scherma ha pubblicato una breve nota sul sito ufficiale – non sui social media –nella quale affermava di essersi messa in contatto con la Magistratura ‘’fin da subito’’ e di aver espresso disponibilità a costituirsi parte civile nell’eventuale processo.

Nulla però fa riferimento a indagini interne, o alla gestione del camp dove si svolgeva il ritiro, né agli istruttori della nazionale coinvolti, e nemmeno a possibili provvedimenti disciplinari, anche se solo cautelari o provvisori.

Sette giorni fa due degli sciabolatori accusati si sono autosospesi, salvo poi, la mattina seguente, veder comparire il nome di uno di loro tra l’elenco dei professionisti ammissi direttamente al turno di eliminazione delle qualificazioni per L’Open nazionale.

La scherma, come tutto lo sport italiano, è caduta ancora una volta in quel circolo vizioso di silenzio e connivenza che mette in risalto sempre più il problema sistemico della presa di responsabilità di fronte a certi fatti. Dove inizia e finisce quell’area grigia che travolge vittime e abusatori in un meccanismo di nascondimento delle violenze che avvengono nei i campi sportivi, negli spogliatoi o anche durante ritiri delle federazioni?

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Dov’è finita la tempestività di azione in casi di abusi e violenze che declamiamo sempre, ma che quando ci troviamo di fronte ad abusi e violenze simili non viene messa in atto?

Resta sempre tutto così, con l’attenzione pubblica che scandaglia nel dettaglio le dinamiche dei fatti senza mai analizzare a fondo nulla.

Eppure, non è un singolo caso: Siena e provincia hanno già dovuto fare i conti con il caso di Portanova, accusato e già condannato – in primo grado – per lo stupro di una studentessa, avvenuto nel 2021. Il giocatore, che ha fatto ricorso in appello, rischiava la radiazione dalla professione. Ma, la corte di giustizia federale, nella mattinata di ieri (13 marzo) ha sospeso la disciplina sportiva in attesa delle sentenze in tutti i gradi di giudizio.

È lo sport italiano che assolve sé stesso, ancora una volta, che sempre più ignora quella cultura interna di violenza di genere che continua ad imperversare, dai campetti di provincia ai grandi stadi nazionali.

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Ma i nodi arrivano…ai media! Non sarà forse arrivato il momento di smetterla di nascondere inutilmente i problemi sotto il tappeto e di inizare con un’assunzione tempestiva di responsabilità?

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