Teatro nazionale di Genova: eccellenza culturale in una città artistica
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Teatro nazionale di Genova: eccellenza culturale in una città artistica

Il Teatro Nazionale di Genova, in una città artistica come Genova, offre spettacoli eccezionali e promuove l'arte e la cultura.

Teatro nazionale di Genova: eccellenza culturale in una città artistica
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Tiziana Buccico Modifica articolo

1 Novembre 2023 - 16.46


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Genova “La Superba”, come la definì Petrarca nel 1358, Genova la città di viaggiatori, artisti e spazi aperti verso altre sponde e altre mete. In questa città che sa conservare per tradizione e rigenera per vocazione, il Teatro Nazionale di Genova è un’eccellenza, un fiore all’occhiello, un centro vorticoso di idee, di emozioni, di arte. Quattro sedi, diverse tra loro, ma lo specchio di un’offerta culturale che sceglie luoghi e atmosfere per fare teatro e per aggregare: il Teatro Ivo Chiesa, il Teatro Eleonora Duse, il Teatro Gustavo Modena e la Sala Mercato.

Quella bellezza che ho trovato a fine settembre quando ho assistito, anzi ho partecipato, ad uno spettacolo unico nel suo genere, uno spettacolo nello spettacolo, di cui nulla si può raccontare, ma è tutto da vivere. Un mistero, un gioco, un’acrobazia senza rete e una sfida per gli interpreti. “White Rabbit Red Rabbit”, un testo scritto nel 2010 da Nassim Soleimanpour in Iran. Nassim, nome solitamente femminile, è un regista, uno scrittore, che a soli 29 anni scrisse un testo che sembra un gioco di ruolo, un lavoro che cerca con artefici dialettici e teatrali di aggirare la censura, le distanze e le barriere, una caccia al tesoro di emozioni e improvvisazione. Tredici anni fa, l’allora giovane Soleimanpour, che oggi vive a Berlino, si sente “in prigione” nella sua Tehran, che anche un po’ la mia, e immagina di poter evadere scrivendo ed immaginando il suo spettacolo ovunque e con chiunque. Per me, alla Sala Mercato, un tuffo in quell’Iran che per 8 anni è stato la mia casa, il mio paese, proprio in quel periodo con Andrea Porcheddu conoscemmo il temerario Nassim. Assistere allo spettacolo a Genova, è stato un tuffo nei ricordi e un continuo riflettere sul fuoco sacro che anima la scena culturale iraniana, sempre e comunque e nonostante tutte le regole non scritte e le leggi restrittive. Posso dirmi emozionata, sono nel bel foyer della Sala Mercato, un luogo molto caldo e coinvolgente a pochi metri, il piccolo gioiello della sala storica del Teatro Nazionale di Genova. Due luoghi dove si respira l’arte del teatro, il classico e il contemporaneo, la sacralità e la modernità. Ci siamo, è arrivata l’ora di entrare e di lasciarsi trasportare, il regista iraniano ha stabilito che: chi sale sul palcoscenico non può aver visto prima la rappresentazione, nessuna prova, nessuna regia e nessuna indicazione. Viene consegnata una busta con il copione, l’interprete la apre di fronte al pubblico e la legge per la prima volta, in aiuto dell’attore solo una sedia, un tavolo, due bicchieri e la sua capacità di improvvisare. A Genova nelle tre sere si sono susseguiti il Direttore del Teatro, l’ecclettico Davide Livermore, Laura Sicignano, e Fausto Paravidino.

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Sono lì in prima fila, posto 3, tra il pubblico trepidante e cerco di immaginare le emozioni dell’interprete, provo a immaginare cosa riserva il copione, che storia ci verrà raccontata, e perché scrivere un testo così fuori dal comune. Mille e più potrebbero essere le risposte. Per me, che sono incantata a guardare ed attentissima a ciò che accade, il genio è la prima cosa che mi viene in mente, la genialità di chi per evadere, per scappare, per recuperare ossigeno immagina e si spinge oltre la comune immaginazione. Le tre serate hanno rappresentato un unicum, hanno offerto al numeroso pubblico che ha affollato la Sala Mercato una rappresentazione che non potrà mai essere replicata e non potrà mai avere gli stessi attori.  La riflessione che ognuno di noi ha fatto sarà stata diversa, complessa e variegata, la mia è stata ritornare nel mio Iran e cercare di leggere le parole del copione con uno sguardo intimo, sofferto, identitario. Un viaggio tra le tante emozioni vissute e quelle che l’autore iraniano ha provocato con “White Rabbit Red Rabbit”, non posso svelare di più perché Soleimanpour con questo escamotage ti mette alla prova, devi mantenere il silenzio, custodire un segreto, quei silenzi e quei segreti a cui a volte l’arte e la scrittura sono costretti non per volontà ma per obbligo. Censura, cose non dette, parole diverse per raccontare la realtà, meccanismi letterari per dire ciò che non si può dire, tutto non raccontato per raccontare. Una scrittura lineare che ognuno può interpretare, la voce del drammaturgo iraniano diventa la voce degli altri e così diventano tante voci diverse che interpretano lo stesso copione in modi diversi e viaggiano insieme oltre i confini, senza visti e senza frontiere.

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Serata come direbbe una ragazzina: “pazzesca”!! Sul palcoscenico essenziale, si riflette in uno specchio inesistente il talento, la creatività e la profondità di un popolo, un modo per imparare a conoscere l’Iran, un paese bellissimo, un popolo straordinario, con una storia millenaria, una civiltà che ha fatto la storia. Uno spettacolo che si muove con arguzia, con raffinatezza e con profondo dolore tra le righe di un copione, una scrittura che evoca la poesia persiana e le mille cose dette in un altro modo per poter raccontare la verità e i sentimenti. Quel continuo gioco che ha permesso e permette all’arte, al teatro, al cinema di aggirare i divieti, e che crea un rapporto speciale con il pubblico che scopre la trama attraverso meccanismi complessi, dialoghi surreali, metafore e che, soprattutto, non si arrende mai. In quell’Iran dove tutto è possibile perché l’intelligenza, la genialità, l’estro e la creatività vanno oltre quello che non si può, quello che non è permesso, quell‘Iran                                                                                                                                                                                                 che ti lascia senza parole, che conquista la tua anima, che ti rende capace di buttare il cuore oltre l’ostacolo.

“White Rabbit Red Rabbit” è stato tradotto in 25 lingue, oggi è un successo conclamato, è stato portato in scena da Whoopi Goldberg, Lella Costa, Ken Loach, Emma Dante, Gioele Dix, Fabrizio Giffuni, Marco Baliani, Vinicio Marchionni, e molti altri. Gli spettacoli andati in scena al Teatro Nazionale di Genova hanno contribuito al Fondo “Un anno per la libertà di scrittura” creato e promosso dalla produzione italiana 369gradi Srl. Il fondo permetterà nel 2024 di realizzare una residenza di drammaturgia rivolta a giovani autrici e autori iraniani, un’iniziativa davvero nobile.

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Il Teatro di Genova merita un applauso a scena aperta per le sue scelte, per il gruppo coeso e stimolante che lo compone, per l’accoglienza e per quella vivacità che dovrebbe animare tutti i teatri, per un Direttore che fa del teatro un luogo di incontro e di impegno civile. Il titolo dato alla stagione 2023/2024 è: “Del teatro la mAraviglia” e allora la mAraviglia ha debuttato con uno spettacolo in lingua spagnola “La Vida es sueno”. Un testo scritto da Pedro Calderòn de La Barca nel 1635, uno dei grandi capolavori della storia del teatro, in spagnolo per ribadire che Genova, riesce sempre a navigare lontano.

 I numeri per questo teatro riflettono la sua buona salute e la sua continua ricerca, 74 titoli, tra cui 20 produzioni, più il teatro per ragazzi. Un Livermore a capo di una squadra che ci crede e ci mette passione ed egli stesso, guida generosa e coraggiosa:” Il Teatro come casa inclusiva, ospitale, propositiva, accessibile, gioca un ruolo sociale importante, contribuisce a superare le discriminazioni e a riqualificare il territorio. È una presenza vitale per la comunità: nutre il pensiero critico, oltre a creare una ricaduta economica che troppo spesso viene sottovalutata”. 

Come ha dichiarato il Presidente della Regione Giovanni Toti:” Leggendo il suo cartellone si ha la conferma dell’alto livello culturale e artistico di questa istituzione: prosa, testi classici, sperimentazione e musica”. Un programma ricchissimo, vario, per tutti i gusti, per un pubblico diversificato, per tutti coloro che vivono di curiosità e bellezza”.

Voglia di ritornare a Genova quanto prima per godere di un cartellone che davvero affascina e incuriosisce con protagonisti come: Isabella Ragonese, Ugo Dighero, Ambra Angiolillo, Arturo Cirillo, Maria Paiato, Rocco Papaleo, Tullio Solenghi, Massimo Popolizio, Luigi Lo Cascio, Lunetta Savino, Lella Costa, Moni Ovadia, Aldo Cazzullo, Gianni Fantoni, Angela Finocchiaro, Giuseppe Cederna, Ascanio Celestini, Neri Marcorè solo per citarne alcuni.

Tutti a Genova per omaggiare La Superba e per una serata a teatro!! 

Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita.

(Eduardo DE Filippo)

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