I moti del 1830 e l'azione di Ciro Menotti: la lotta per l'indipendenza italiana
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I moti del 1830 e l'azione di Ciro Menotti: la lotta per l'indipendenza italiana

Ciro Menotti, membro della Carboneria, organizzò i moti anti-austriaci. Arrestato fu impiccato Il 26 maggio 1831

I moti del 1830 e l'azione di Ciro Menotti: la lotta per l'indipendenza italiana
Il monumento a Ciro Menotti
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26 Maggio 2023 - 09.20


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Nel tumultuoso scenario del XIX secolo, l’Europa è scossa dai moti rivoluzionari scaturiti dalla Rivoluzione francese del 1830. In Italia, la Carboneria, un’organizzazione segreta, guida il nuovo tentativo insurrezionale che si sviluppa nel Ducato di Modena, con Ciro Menotti come figura di spicco.

Ciro Menotti, membro della Carboneria, proviene da una famiglia arricchitasi grazie al commercio durante l’epoca napoleonica. Egli stesso è un imprenditore di successo, fondatore di una filanda e di una ditta di spedizioni a Modena, con un’importante attività di esportazione verso il mercato inglese. Affiliatosi alla Carboneria fin dal 1817, Menotti nutre profondi sentimenti democratici e patriottici, alimentati dall’intolleranza verso la dominazione austriaca nella penisola. Fin dal 1820, instaura contatti con i circoli liberali francesi e gli esuli democratici italiani.

Nel dicembre 1830, Menotti riesce a istituire vari comitati rivoluzionari in Emilia e invia agli esuli italiani in Francia un programma d’azione dal titolo “Idee per organizzare delle intelligenze fra tutte le città d’Italia”. In esso auspica una soluzione unitaria e monarchica per l’Italia, dichiarando: “Indipendenza, Unione e Libertà siano il grido dell’Italia rigenerata”.

Ciro Menotti e l’insurrezione nel Ducato di Modena

Ciro Menotti e il suo complice Enrico Misley entrano in contatto con il Duca di Modena, Francesco IV, nella speranza di ottenere il suo sostegno nella lotta contro il dominio austriaco. Tuttavia, il Duca, un personaggio ambiguo, intrigante e ambizioso, in realtà mira a sfruttare un’insurrezione italiana per diventare il sovrano di un regno nell’Italia centro-settentrionale.

Dopo aver alimentato le speranze dei patrioti liberali, Francesco IV si spaventa delle possibili conseguenze delle sue azioni, soprattutto della reazione militare austriaca, e decide di smettere di appoggiare i cospiratori senza informarli.

Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 1831, Ciro Menotti raduna circa quarantatré rivoluzionari presso la sua residenza. Tuttavia, Francesco IV, venuto a conoscenza della riunione, fa circondare la casa e ordina l’arresto dei cospiratori. Menotti e i suoi compagni vengono catturati, ma l’insurrezione si scatena comunque a Bologna, Parma e nei territori pontifici delle Marche e della Romagna. Francesco IV si rifugia a Mantova, portando con sé Ciro Menotti come prigioniero.

La tragedia dei moti del 1831: l’impiccagione di Ciro Menotti

La repressione austriaca non si fa attendere. I moti insurrezionali vengono soffocati e i ribelli catturati vengono arrestati e perseguiti. Ciro Menotti, dopo aver passato del tempo nella prigione di Mantova, viene riportato a Modena sotto scorta. Qui affronta un processo da parte di una speciale Commissione Militare che emette una sentenza di condanna a morte.

Il 26 maggio 1831 segna la tragica fine del patriota italiano. Ciro Menotti viene impiccato, mettendo così fine alla sua lotta per l’indipendenza e la libertà dell’Italia. La sua figura di rivoluzionario coraggioso e idealista lo rende un precursore del Risorgimento italiano. La sua determinazione e il suo sacrificio vengono riconosciuti e ricordati anche da personalità importanti come Giuseppe Garibaldi, che decide di chiamare il figlio primogenito Menotti in onore del patriota.

Ciro Menotti, l’ultima lettera alla moglie

Due ore prima di salire sul patibolo Menotti scrive un’ultima lettera alla moglie che, però, non viene recapitata e sarà ritrovata nell’archivio di Modena solo nel 1848:

“Carissima moglie, La tua virtù e la tua religione siano teco, e ti assistano nel ricevere che farai questo mio foglio. Sono le ultime parole dell’infelice tuo Ciro. Egli ti rivedrà in più beato soggiorno. Vivi ai figli e fa’ loro anche da padre; ne hai tutti i requisiti. Il supremo amoroso comando che impongo al tuo cuore è quello di non abbandonarti al dolore. Studia di vincerlo, e pensa chi è che te lo suggerisce e consiglia. Non resterai che orbata di un corpo che pur doveva soggiacere al suo fine: l’anima mia sarà teco unita per tutta l’eternità.

Pensa ai figli e in essi continua a vedere il loro genitore; e quando saranno adulti da’ loro a conoscere quanto io amava la patria. Fo te l’interprete del mio congedo colla famiglia: Io muoio col nome di tutti nel cuore; e la mia Cecchina ne invade la miglior parteNon ti spaventi l’idea della immatura mia fine. Iddio che mi accorda forza e coraggio per incontrarla come la mercede del giusto, Iddio mi aiuterà fino al fatale momento. Il dirti d’incamminare i figli sulla strada dell’onore e della virtù, è dirti ciò che hai sempre fatto: ma te lo dico perché sappiano che tale era l’intenzione del padre, e così ubbidienti rispetteranno la sua memoria.

Non lasciarti opprimere dal cordoglio: tutti dobbiamo quaggiù morire. Ti mando una ciocca de’ miei capelli; sarà una memoria di famiglia; Oh buon Dio! Quanti infelici per colpa mia! Ma mi perdonerete. Do l’ultimo bacio ai figli; non oso individuarli perché troppo mi angustierei, tutti quattro, e i genitori, e l’ottima nonna, la cara sorella (Virginia) e Celeste, insomma dal primo all’ultimo vi ho presenti. Addio per sempre, Cecchina. Sarai finché vivi una buona madre de’ miei figli! In quest’ultimo tremendo momento le cose di questo mondo non sono più per me. Sperava molto; il sovrano…. Ma non son più di questo mondo. Addio con tutto il cuore, addio per sempre; ama sempre il tuo Ciro.”

Conclusioni

Nonostante la sconfitta dei moti del 1831 e la tragica fine di Ciro Menotti, questi eventi segnano un punto di svolta nella storia italiana. La repressione austriaca e la crisi della Carboneria mettono in evidenza la necessità di un’azione più ampia e unitaria per raggiungere gli obiettivi di indipendenza e libertà nazionale.

Le parole di Giuseppe Mazzini, che riflette sulle insurrezioni fallite, sottolineano la mancanza di leadership e l’importanza di un numero limitato di leader capaci di guidare il movimento popolare. Queste considerazioni porteranno alla nascita di nuovi movimenti e organizzazioni che daranno impulso al Risorgimento italiano.

Ciro Menotti viene ricordato come un simbolo di coraggio e determinazione nel perseguire ideali di libertà e unità nazionale. La sua figura viene onorata a Modena con un monumento dedicato ai tragici eventi della notte del 3 febbraio 1831. La statua, realizzata dallo scultore Cesare Sighinolfi, si erge di fronte all’ingresso del Palazzo Ducale della città, guardando verso la stanza in cui è stata pronunciata la sua condanna a morte.

La morte di Ciro Menotti e la crisi della Carboneria rappresentano un momento di riflessione per il movimento patriottico italiano. L’esperienza dei moti del 1831 mette in luce la necessità di strategie e azioni più efficaci per raggiungere gli obiettivi di indipendenza e unificazione nazionale. Questi eventi segnano l’inizio di un periodo di intensa lotta e mobilitazione che culminerà con il Risorgimento italiano nel XIX secolo.

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