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"Nota stonata": Pambieri e Greco in scena con una pièce che parla (anche) di persecuzioni razziali

Debutta al San Babila di Milano e sarà in scena sino 11 dicembre, “Nota Stonata” di Didier Caron, regia di Moni Ovadia protagonisti due grandi attori Giuseppe Pambieri e Carlo Greco

"Nota stonata": Pambieri e Greco in scena con una pièce che parla (anche) di persecuzioni razziali
Carlo Greco e Giuseppe Pambieri @foto Pino Lepera

Tiziana Buccico Modifica articolo

9 Dicembre 2022 - 09.54


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Debutta al San Babila di Milano e sarà in scena sino 11 dicembre, “Nota Stonata” di Didier Caron, regia di Moni Ovadia protagonisti due grandi attori Giuseppe Pambieri e Carlo Greco. Un grande successo di pubblico e di critica. La pièce – premiata come ‘spettacolo di maggior successo durante la 54° edizione del Festival teatrale di Borgio Verezzi’ è prodotta dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale e vanta le scene di Eleonora Scarponi, i costumi di Elisa Savi e le luci di Daniele Savi. Lo spettacolo è atteso nella Capitale dal 17 al 29 gennaio al Teatro Vittoria.

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Siamo ai primi anni ’90, alla Filarmonica di Ginevra, il direttore d’orchestra Hans Peter Miller viene importunato da uno spettatore invadente, tale Léon Dinkel. Prende così le mosse, tra suspense e colpi di scena, “Nota stonata”, che vede in scena due autentici fuoriclasse come Giuseppe Pambieri e Carlo Greco diretti dall’eclettico regista Moni Ovadia.

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Tutto si svolge in un unico spazio, un luogo ben definito, una tensione crescente, una storia che si dipana tra dialoghi serrati e intensi con un ritmo a dir poco perfetto. Si tratta di una pièce ricca di colpi di scena, che il regista Ovadia definisce “deflagrante”. Alla fine di uno dei suoi concerti, Miller, rientrato in camerino, viene importunato più volte da Dinkel, che si presenta come un grande ammiratore del maestro, venuto appositamente dal Belgio per applaudirlo. Più il colloquio, fra i due, si prolunga più il comportamento di questo visitatore diventa strano e oppressivo. Finché si giunge a scoprire un oggetto del passato… Chi è dunque questo inquietante Signor Dinkel? Ma soprattutto cosa vuole realmente dal direttore Miller?

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Mille le domande da fare ad uno dei decani del teatro italiano Giuseppe Pambieri, una vita dedicata alla recitazione tra i mostri sacri del teatro e della televisione. Un inizio a soli 23 con lo spettacolo che ancora ama come il primo giorno ed a cui è molto affezionato “Le Mosche” di Jean Paul Sartre con la regia di Franco Enriquez, e poi un crescendo di successi e di esperienze con Salerno, Ronconi, Strehler e poi molti altri. Pambieri mi racconta che ha mille progetti per il futuro, tra cui tornare a recitare con sua figlia in “Terra Promessa” a Catania e poi la voglia di non fermarsi mai e interpretare sul palcoscenico “Una storia semplice” di Leonardo Sciascia. Il teatro, una passione che si rinnova ogni giorno, per Pambieri, uno scambio mai interrotto tra pubblico e attore, tra spettatore e interprete, quelle emozioni che in una sala si specchiano creando una straordinaria alchimia.

Risponde con la voce di chi potrebbe raccontare una favola, leggere una poesia d’amore o suaderti a cambiare idea, la voce di Giuseppe Pambieri, è la voce di chi sa emozionare e cambiare registro per condurre lo spettatore attraverso la letteratura, il teatro, quella sensibilità che mi piace definire “talento”.

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“ Nota Stonata” – racconta Pambieri- è recitazione pura, è l’essenza di una magia che solo il palco può creare, un piccolo spazio , un camerino ci vede alternare una storia avvincente, composta da strane tensioni, omissioni ,un thriller psicologico , un continuo gioco tra passato e presente , uno scontro dialettico tra due mondi. Lo spettacolo ha tre finali, sì proprio così, quando tutto sembra essere chiaro e concluso si susseguono sino al finalissimo, colpi di scena, che purtroppo non posso descrivere, ma chi verrà a teatro capirà queste mie anticipazioni”.

“Dinkel vuole arrivare alla verità , vuole rimettere le cose al suo posto – continua Pambieri – vuole disfare l’arroganza del grande Maestro, vuole che diventi vittima, ricordandogli che fu carnefice, tanti anni prima , condividendo da giovanissimi il periodo buio delle persecuzioni razziali. Non posso raccontare di più, ma posso dire che il ritmo cambia in un’ora e mezza di recita, che gioca in alcuni casi sulla velocità, ma in molti altri sulle pause, quelle pause che sono macigni nel confronto tra i due protagonisti. Pause di riflessioni, pause che caricano il colpevole di un senso sempre più crescente di oppressione e di dolore”.

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Grazie a regista come Moni Ovadia che con intelligenza si è cimentato in una sfida diversa da molte altre già vinte,una visione che lo ha reso unico nel mondo dell’arte, una nuova prova di regia teatrale che la sua capacità di guardare oltre e dentro ha reso possibile realizzare un’opera che è un susseguirsi di cambiamenti di tono e che incolla lo spettatore alla sedia. 

“Ogni colpo deve essere perfetto – colpisce questa frase di Pambieri alias Dinkel- è proprio così, con Carlo Greco in un duello dialettico, nessuno può sbagliare. La nostra gioia non è solo vedere le sale piene e percepire l’empatia con il pubblico, ma con questo lavoro abbiamo ricevuto anche diverse standing ovation, irrituali tra i velluti ed i sipari dei teatri, un dono prezioso per chi come noi crede di poter dare e ricevere attraverso la recitazione, le parole, i gesti e le emozioni.

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Non posso non chiedere ad un grande interprete il suo rapporto con la memoria, è quello che mi affascina quando mi godo spettacoli come questo: “la memoria è un muscolo è un esercizio, la memoria è consuetudine è tecnica, ma quando il personaggio ti entra dentro , la memoria sei tu e la tua interpretazione” . 

Non finirei mai di farmi narrare tante cose e tante curiosità di un attore che ha attraversato la storia dello spettacolo italiano, e mi sorprende piacevolmente quando con una voce che puo’ convincerti a cambiare idee e certezze in un attimo, parliamo dell’appaluso, l’appaluso che è uno scambio tra pubblico e attori, quell’immenso piacere di riceverlo e quell’altrettanto piacere di battere le mani per manifestare felicità, apprezzamento, gioia, ammirazione. Il linguaggio del teatro, i suoi rituali che si alimentano da millenni e che fanno di quest’arte un unicum. Lo saluto in attesa di vederlo sulla scena e soprattutto curiosa di capire il finalissimo di “Nota Stonata” che emozioni mi regalerà e ci regalerà……tutti a teatro ne abbiamo bisogno!

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“Quante meravigliose tragedie sarebbero trasformate in commedia da un applauso”! Stanislaw Jerzy Lec

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