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Il cardinale Zuppi e le lettere alla Costituzione

Le Edizioni Dehoniane hanno raccolto in un libricino, Lettera alla Costituzione Con l'ultima lezione di Valerio Onida (EDB 2022 pagine 160, euro 10,00). La lettera che il cardinale Zuppi ha scritto "alla Costituzione" è datata 2021

Il cardinale Zuppi e le lettere alla Costituzione

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22 Novembre 2022 - 22.05


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di Antonio Salvati

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Meritoriamente le Edizioni Dehoniane hanno raccolto in un libricino, Lettera alla Costituzione Con l’ultima lezione di Valerio Onida (EDB 2022 pagine 160, euro 10,00)la lettera che il cardinale Zuppi ha scritto “alla Costituzione” all’inizio del 2021, accompagnata – come recita il sottotitolo – da una lezione dell’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida, recentemente scomparso. Scrivere alla «cara Costituzione» era stato per il cardinal Matteo Zuppi «un’occasione per sottolineare la necessità di ricostruire, nel pieno della pandemia, quel senso civico nazionale che, dopo la catastrofe bellica, aveva permesso di dare vita a un patto costituzionale sul quale è fondata la Repubblica», ha scritto nella postfazione Pierluigi Consorti.

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Una lettera dalla quale traiamo la rilevanza che assume il valore dell’impegno politico nel pensiero di Matteo Zuppi, che scaturisce da un’espressione di fede in un’idea del bene comune quale presupposto della democrazia.

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Per Zuppi – in piena sintonia con il pensiero di Papa Francesco – abbiamo «bisogno di artigiani del bene comune capaci di affrontare situazioni diverse con umanità e intelligenza». Di fronte ad una «società a pezzi» che favorisce lo sviluppo di un «dolente individualismo» è necessario «costruire una comunità di destino (…). Non possiamo smettere di cercare, di leggere i “segni dei tempi”, (…) mai abituandoci ai mali per capire e costruire il bene». In tal senso, è stato prezioso il percorso tracciato e realizzato dai padri costituenti («sono stati proprio bravi!») che seppur erano «diversissimi, avversari, con idee molto distanti si misero d’accordo su quello che conta e su cui tutti – tutti – volevano costruire il nostro Paese. Vorrei che anche noi facessimo così». Per il Presidente della CEI la Costituzione conserva un’impressionante vitalità ed attualità («abbiamo bisogno di te per ricordare da dove veniamo e per scegliere da che parte andare») e da essa dobbiamo recuperare la speranza che caratterizzava il nostro paese al termine del secondo conflitto mondiale quando buona parte dell’Italia era distrutta e molte erano le divisioni e le ferite. Eppure – ricorda Zuppi – c’era tanta speranza. «Adesso ce n’è di meno, qualche volta penso – e non sai quanto mi dispiace! – davvero poca. Non si può vivere senza speranza!». La speranza come bene prezioso per essere protagonisti del futuro, nella consapevolezza che sia necessario ricostruire un ampio tessuto di relazioni umane, di cui – è la ferma convinzione del cardinale – anche la politica non può fare a meno.

La prima parte della Costituzione ci indica chiaramente che la democrazia si sviluppa saldamente in una prospettiva di legame che unisce il singolo alla comunità. Non a caso, insieme al riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo seguono i corrispettivi «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Infatti – ricorda Zuppi – che i «diritti sono sempre collegati a delle responsabilità collettive: non va bene che la persona – che tu ritieni così importante, che tu difendi e di cui vuoi il riscatto da ogni umiliazione – si pensi in maniera isolata e autosufficiente. I diritti impongono dei doveri. Ognuno è da te chiamato a pensarsi, progettarsi e immaginarsi sempre insieme agli altri». Pertanto, per l’arcivescovo di Bologna, la prima parte della Costituzione, oltre a ricordarci e a ricondurci all’adempimento dei doveri di solidarietà, ci trasmette un forte e confortante messaggio di speranza in un tempo in cui occorre ricostruire dalle macerie prodotte dalla pandemia e dall’attuale conflitto in Ucraina. Speranza con la quale affrontare adeguatamente le sfide poste dalla globalità a cui fa riferimento Valerio Onida che ci mette in guardia dall’esasperazione del nazionalismo. In un mondo che si sta trasformando non ha senso parlare di interessi nazionali. Esistono certamente gli interessi localizzati, «ma al di là di tutto questo ci sono degli interessi che riguardano tutti, che riguardano l’umanità». Le problematiche relative alle migrazioni e alle pandemie mostrano la necessità dell’adozione di una politica internazionale che va pensata e creata. Manca una dimensione operativa sovranazionale che vada oltre le dimensioni nazionali o locali. Di questo – ricorda Onida – è espressione anche la nostra Costituzione, che non manca di sottolineare il carattere “universalistico” dei diritti fondamentali, affermati pure dalle Carte e dalle convenzioni internazionali, e di perseguire la costruzione, anche attraverso la limitazione delle «sovranità» nazionali, di un mondo che assicuri «la pace e la giustizia fra le Nazioni» (articolo 11).

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Proprio all’art. 11 Zuppi accorda un ruolo importante perché rappresenta anche un monito che ricorda «che la pace va difesa ad ogni costo»Rivolgendosi alla Costituzione, Zuppi sostiene: «Tu sei nata dopo la guerra. Avevi nel cuore l’Europa unita perché avevi visto la tragedia della divisione. Senza questa eredità rischiamo di rendere di nuovo i confini dei muri e motivo di inimicizia, mentre sono ponti, unione con l’altro Paese. Solo insieme abbiamo futuro! Abbiamo tanto da fare in un mondo che è bagnato dal sangue nei tanti pezzi della guerra mondiale! E se, come affermi solennemente, ripudiamo la guerra, dobbiamo cercare di trasformare le armi in progetti di pace, come Papa Francesco – grande sognatore e realista come te – ha chiesto»

Matteo Zuppi, come Papa Francescos’interroga sui modelli politici e di sviluppo contemporanei, soprattutto per aver operato in tanti teatri di guerra dove si è impegnato di trovare concretamente – attraverso il dialogo – nuove forme possibili di convivenza, che sono sempre possibili ed indispensabili. Esperienze preziose – come quella in cui lo ha visto protagonista insieme alla Comunità di Sant’Egidio che ha condotto al raggiungimento dell’accordo di pace in Mozambico nel 1992 – che hanno mostrato (in particolar modo alla politica internazionale) che il dialogo è sempre possibile e che solo da esso scaturisce la pace. Pace necessaria e per la quale non ci sono alternative perché – come più volte ha sostenuto il Papa – gli uomini sono parte di un destino e di un futuro comune, che rende ciascuno corresponsabile l’uno di fronte agli altri.

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Tutto si tiene. L’art. 4 della Costituzione contempla il dovere per ogni cittadino di concorrere «al progresso materiale o spirituale della società». Dovere – osserva Consorti – collegabile al lavoro, al non lavorare solo per sé stessi ma anche per gli altri per il raggiungimento del bene comune. Ossia, l’espressione dell’“amore politico” di cui Zuppi dice che abbiamo tanto bisogno!

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