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Tempi difficili nel sud degli Stati Uniti

Tempi difficili dell’americano Les Edgerton che non raggiungerà mai il successo di tanti suoi coetanei, considerato che ha quasi ottant’anni. Ma...

Tempi difficili nel sud degli Stati Uniti
Les Edgerton e Elaine Ash

globalist

5 Dicembre 2021 - 21.56


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di Rock Reynolds

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Una bella storia non ha mai bisogno di paroloni. Una bella storia si racconta da sé. Così è sempre stato, dalla notte dei tempi o, se preferite, da quando l’uomo ha avvertito la necessità di raccontare se stesso attraverso una narrazione in bilico tra il personale e l’universale. Ecco cosa fa di una storia una bella storia: quel sapiente equilibrio che la rende appetibile a tutti (o quasi) e che spinge il suo autore a consentire al prossimo di condividere le sue più recondite emozioni.

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Tempi difficili (Elliot, traduzione di Marco Piva, pagg 184, euro 16) dell’americano Les Edgerton è esattamente quel tipo di storia, fin dalle prime righe. Se un beniamino dei lettori italiani come Joe R. Lansdale si scomoda per scriverne una corposa prefazione, un motivo valido deve pur esserci. Fortuna vuole che Joe e io siamo amici da un ventennio. Dunque, non pago delle parole con cui presenta la traduzione italiana di questo romanzo, ho chiesto a Joe di spiegarmi la ragione della sua passione per Edgerton. Ed ecco cosa mi ha detto, nel suo classico stile asciutto: “Fosco ed elegante, questo intrigante romanzo è adeguato ai suoi personaggi e ha parecchio da dire sul tema della perseveranza”.

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E la perseveranza è forse la qualità che balza maggiormente all’occhio per quanto attiene alla sua vera protagonista, Amelia, bambina di belle speranze in un Sud difficile, retrogrado, in cui una ragazza (e, forse, pure un ragazzo) ha un posto preconfezionato e molto chiaro nell’eterno succedersi delle stagioni della vita. Amelia ha tutte le carte in regola per togliersi qualche soddisfazione e per coronare sogni tutto sommato raggiungibili. Raggiungibili altrove, magari, ma non così scontati nella società maschilista e nel mondo poverissimo del Texas Orientale, terra da cui lo stesso Lansdale proviene e da cui non si è mai del tutto allontanato. Amelia scoprirà presto quanto siano strette le pastoie delle convenzioni, costretta a sposare un uomo che non ama e mai potrà amare e a portare sulle spalle il fardello biblico di una vita di stenti e sofferenze indicibili, incisa nel granito di un destino che sarebbe davvero bastato poco per cambiare. Sarà che le tribolazioni induriscono la scorza delle persone e che rafforzano chi non se ne lascia travolgere del tutto, fatto sta che Amelia ha le stimmate di una santa del focolare e i tratti lirici di una di quelle eroine romantiche che hanno fatto la fortuna dei grandi feuilleton dell’Ottocento.

Intorno a lei si muove una cerchia di personaggi credibili che non riescono mai a strapparle realmente la scena: il marito violento e alcolista, la sua fiamma di gioventù dall’amore impossibile, un avanzo di galera dagli impronosticabili valori di nobiltà e, soprattutto, l’ambiente avvolgente e tetro dei boschi del Texas Orientale. Attenzione, però, chi si aspetta un romanzo a la Joe Lansdale potrebbe restare deluso o, quanto meno, fuorviato. Joe condisce sempre di un umorismo nero le sue vicende più drammatiche. Les Edgerton lascia ad altri tale condimento: la sua prosa è cupa, le sue storie sono raccapriccianti, i suoi personaggi disperati. Insomma, Tempi difficili non è per tutti i palati. Forse perché, a giudicare dalle stringatissime note biografiche reperibili online, le esperienze carcerarie dell’autore devono averlo segnato.

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Siamo dalle parti di narratori entrati di forza nell’Olimpo letterario a stelle e strisce. Joe Lansdale accosta lo stile narrativo di Edgerton a La saggezza nel sangue di Flannery O’Connor o Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Io ci ritrovo maggiormente certi tratti dell’Erskine Caldwell de La via del tabacco o del John Steinbeck di Furore. Malgrado in questi due romanzi l’umorismo, per quanto cupo, non abbondi esattamente, la loro atmosfera rispetto a Tempi difficili sembra quasi da libri per ragazzini.

Perché la narrativa americana di provincia – quasi un genere a sé – è così propensa alla disperazione? ci si potrebbe chiedere. In tanti hanno provato a dare una risposta e non mi sottrarrò dal fare a mia volta un tentativo. Forse perché la vita dell’americano medio di provincia è costantemente messa a dura prova dalla ruvidità del territorio – implacabile nelle avversità a cui lo sottopone con una serie ineluttabile di fatiche titaniche come strappare le messi a un suolo non sempre generoso, come lottare contro uno stato visto più come un ostacolo che come una fonte di aiuto – e dalla consapevolezza che il sogno a stelle e strisce non è a portata di mano quanto gli è stato inculcato dalla nascita. Joe Lansdale, nella sua prefazione, dice che Amelia “insegue il sogno americano”. Una frase che, per chi conosce Joe, significa tanto. A me ha più volte ribadito che “il sogno americano non è una promessa bensì un’opportunità”. Amelia, come Tom Joad in Furore o come Jeeter Lester ne La via del tabacco, sa che il compito che la attende è probabilmente al di là della sua portata, eppure non smette per un istante di provarci. Anche in questo, nella resilienza o “perseveranza” di cui parla Joe R. Lansdale, si palesano la forza di Amelia e, di conseguenza, la bellezza della sua storia, narrata con crudezza da Les Edgerton.

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Chi è attratto dalle ambientazioni fosche, quasi gotiche del Sud rurale degli Stati Uniti troverà pane per i suoi denti in Tempi Duri. Forse, Edgerton non raggiungerà mai il successo di tanti suoi coetanei, considerato che ha quasi ottant’anni, ma non sarei sorpreso se presto questo suo romanzo finisse sul grande schermo.

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