Cara Beatrice Venezi, io ti chiamo Direttrice d'orchestra perché sei donna e la lingua italiana non è un'opinione

C'è una cosa che stona in questa puntata di Festival, la frase infelice di una donna intelligente e colta: la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi che ha presentato la parte iniziale della kermesse. 

Beatrice Venezi

Beatrice Venezi

Claudia Sarritzu 5 marzo 2021
E così accendo la tv e decido di guardare un pezzetto del Festival di Sanremo, questa edizione ibrida, senza pubblico, un po' sottotono. Ci separa dalla edizione precedente un anno terribile, c'è poca voglia di cantare nel Paese, 100mila morti e lockdown infiniti.
Siamo stanchi, molto più poveri e infelici e a me i dati auditel non scioccano.
Credo che la colpa non sia di Amadeus, Fiorello o la sfiga.
Il 71esimo Festival della Canzone italiana arriva dopo 12 mesi in cui sono morti più italiane e italiani dal 1945, anno di guerra.
C'è una cosa però che stona più di tutto e mi irrita e spaventa. E' la frase infelice di una donna intelligente e colta: la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi che ha presentato la parte iniziale della kermesse.
Ha voluto, imbarazzando lo stesso Amadeus, ribadire che vuole essere chiamata Direttore perché "le professioni hanno un nome e questo nome va rispettato".
Voglio risponderle così, signora direttrice, io non la chiamerò mai al maschile, perché la rispetto, come donna, come professionista, artista e persona di indubbio talento.
L'italiano non è una opinione. E non lo è neppure la dignità linguistica delle donne di questo paese. Umiliate per secoli da una lingua che ha scordato metà del suo cielo. Purtroppo il maschilismo linguistico è dentro ognuno di noi e ci fa credere che in fondo valiamo meno e che se fai l'operaia puoi essere declinata al femminile ma se fai un mestiere di prestigio, come il suo, è meglio farsi declinare al maschile. Perché magari ci si sente più autorevoli.
Io faccio la giornalista e vado nelle scuole a spiegare che una vocale può cambiare la storia delle bambine di oggi. Una lingua che contempla tutti è una lingua giusta e lo ha capito anche l'Accademia della Crusca.
Quindi le consiglio di leggere il mio libro: "Parole avanti, femminismo del terzo millennio", Palabanda edizioni.
Spero possa farle cambiare idea su quella vocale che vale un mondo di possibilità per le direttrici d'orchestra di domani.