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Favino racconta il suo Craxi: "Tangentopoli fu anche rabbia popolare, ho interpretato il lato umano"

L'attore interprete di Hammamet diretto da Gianni Amelio ha parlato a DiMartedì intervistato da Giovanni Floris

Pierfrancesco Favino
Pierfrancesco Favino

globalist

14 Gennaio 2020 - 21.13


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Una bella intervista a DiMartedì da Giovanni Floris. Piefrancesco Favino, l’attore del momento per il film su Craxi diretto da Gianni Amelio Hammamet.

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L’attore ha parlato un po’ di tutto: “Conoscevo l’aspetto politico, ma non l’aspetto privato. E’ difficilissimo distinguere l’uomo Craxi dal politico. Il tentativo è sempre quello di cercare di comprendere sempre quello che c’è dietro i motori delle persone. Il film è di Gianni Amelio e non è mio. Senza di lui non avrei mai potuto interpretare Craxi. Rivendico la libertà degli artisti di prendere dalla storia e farne liberamente una drammaturgia”.

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L’attore ha anche parlato di Tangentopoli e del vecchio leader socialista: “Fu una grande rivoluzione, un rinnovamento ma anche un dolore, c’era una rabbia popolare ma dal punto di vista umano mi mettevo nei panni delle persone coinvolte. Ed è per questo forse che oggi ho interpretato Craxi”.

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E ancora: “Aveva passione per quello che faceva. La  politica che rappresentava dettava la politica economica mentre oggi non mi pare sia lo stesso, una realtà liquida e veloce ma difficile da inquadrare”.

“Il lancio delle monetine fu una delle prime risposte di quel tipo nei confronti di un politico, di una classe politica che rappresentava le Istituzioni e di cui gli italiani si fidavano”.

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Sulla sua fine Favino ha aggiunto: “Aveva messo in conto una sua sconfitta e uscita di scena. Ha cercato di associarsi a chi ha vissuto Hammamet come un momento di esilio”.

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