Libano, la strage israeliana non si ferma: 1.247 persone uccise e 3.680 ferite dall’inizio della guerra di Netanyahu

Il Libano accusa Israele di aver scatenato una vera e propria strage. Secondo il ministero della Salute di Beirut, almeno 1.247 persone sono state uccise e 3.680 ferite dall’inizio dell’offensiva israeliana del 2 marzo, tra bombardamenti aerei e operazioni terrestri nel sud del Paese

Libano, la strage israeliana non si ferma: 1.247 persone  uccise e 3.680 ferite dall’inizio della guerra di Netanyahu
Israele bombarda il Libano
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30 Marzo 2026 - 20.25


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Il Libano accusa Israele di aver scatenato una vera e propria strage. Secondo il ministero della Salute di Beirut, almeno 1.247 persone sono state uccise e 3.680 ferite dall’inizio dell’offensiva israeliana del 2 marzo, tra bombardamenti aerei e operazioni terrestri nel sud del Paese. Un bilancio che continua a crescere e che alimenta la denuncia di una crisi umanitaria fuori controllo.

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Oltre 1,2 milioni di civili sono stati costretti a lasciare le proprie case. Le organizzazioni per i diritti umani parlano apertamente di “sfollamenti forzati”, denunciando che migliaia di famiglie non hanno alcun rifugio: i centri di accoglienza sono saturi e intere comunità restano senza assistenza. La pressione sulla popolazione civile, secondo queste fonti, starebbe raggiungendo livelli insostenibili.

Nel frattempo, anche le istituzioni libanesi finiscono nel mirino. Un soldato è stato ucciso e altri cinque feriti in un attacco israeliano contro un posto di blocco dell’esercito nel sud del Paese. L’episodio segna un ulteriore salto di tensione, coinvolgendo direttamente le forze armate regolari di Beirut e ampliando il rischio di un conflitto ancora più esteso.

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A complicare il quadro si aggiunge un caso di intelligence che rischia di trasformarsi in incidente diplomatico. Le autorità libanesi hanno chiesto all’ambasciata ucraina a Beirut la consegna di un uomo sospettato di collaborare con il Mossad, l’agenzia di spionaggio israeliana. Secondo fonti della sicurezza e di Hezbollah, l’uomo – con doppia cittadinanza siriano-palestinese e ucraina – sarebbe stato coinvolto nella preparazione di attentati nelle periferie meridionali della capitale.

Il sospetto era stato arrestato a settembre dopo aver parcheggiato una moto contenente un ordigno esplosivo camuffato da batteria lungo una strada strategica verso l’aeroporto di Beirut. Sarebbe poi riuscito a fuggire durante un bombardamento israeliano del 6 marzo che ha colpito un edificio vicino al luogo della sua detenzione, trovando rifugio nell’ambasciata ucraina.

Il capo della Sicurezza generale libanese, Hassan Choukeir, ha dichiarato che Beirut ha formalmente chiesto la consegna dell’uomo, ritenuto coinvolto in una rete legata al Mossad impegnata nella pianificazione di omicidi e attentati. Secondo le autorità, l’ambasciata sarebbe obbligata a cooperare, mentre sullo sfondo si profila un nuovo fronte di tensione internazionale.

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Tra bombardamenti, vittime civili, sfollamenti di massa e operazioni clandestine, il Libano descrive una situazione sempre più drammatica, accusando Israele di portare avanti un’offensiva che colpisce indiscriminatamente il Paese e la sua popolazione.

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