Chissà che pensano di doversi far perdonare. L’essere stati comunisti, anche se all’acqua di rose, in gioventù. O, che scandolo, signora mia, di avere manifestato contro gli euromissili a Comiso. E, scandalo 2.0, aver indossato la kefiah e scandito “Palestina libera” e i più audaci “Palestina rossa”? I sinistrati pentiti oggi fanno a gara, scrivono pure dei libelli, per mettere nero su bianco che beh, in effetti, in gioventù, anche tarda, un po’ piccini (nel senso Pci) e figicciotti lo sono stati, ma ora che hanno raggiunto la maturità, e qualcuno pure la vecchiaia, adesso possono gridarlo al quattro venti: ci eravamo sbagliati. Chiediamo venia, ma sapete in gioventù si è un po’ sognatori, ma crescendo…
Liberi di pentirsi, e su questo pentimento riaccreditarsi sui media, magare beccare anche la direzione di giornaletti filoisraeliani degni di Ben-Gvir e Smotrich, o essere invitati nei salotti buoni (sigh) televisivi.
Cavoli loro. Ma sono cavoli anche nostri, che pentiti non lo siamo anche se questo non significa non aver fatto i conti, anche dolorosi, con la nostra storia. Ce ne dobbiamo occupare perché i sinistrati di cui sopra, trovano la loro ragion d’essere, un senso di vita e qualche gratificazione mediatica, esercitandosi nello “sport” che più li riesce meglio: lo sputtanamento sistematico della sinistra. Con il sottinteso, paraculesco, scusateci il francesismo, della serie date retta a noi che quel mondo lo abbiamo conosciuto bene, e per questo siamo i più accreditati a sputtanarli.
Che trista fine. Costoro hanno da tempo preso come cavallo di battaglia l’Ucraina. Si sono messi l’elmetto, loro che una guerra l’hanno vista solo in televisione, si sono autopromossi a esperti di strategie militari e di geopolitica, e hanno cominciato a sparare ad alzo zero contro tutti quelli da loro considerati dei filoputinisti nel centrosinistra. I sinistrati hanno solo l’imbarazzo della scelta. Oggi contro chi “spariamo” le nostre infuocate invettive? I bersagli preferiti sono Elly Schlein, Giuseppe Conte, il “duo” Fratoianni&Bonelli, i “pro-Pal” dem come Arturo Scotto, e ora allargano il campo di tiro pure ai “centristi” Renzi e Onorato.
Tutti colpevoli di tradimento nei confronti dell’eroico popolo ucraino da anni in lotta contro l’invasore russo.
Le definizioni spregiative fioccano. La più in usa è quella coniata dalla fuoriuscita (dal Pd) Pina Picierno, che se avesse un elettore per ogni intervista fatta sarebbe nel gruppo di testa dei più votati. A renderla famosa è l’aver definito il “campo largo”, il “campo Lavrov”. Come gioco di parole funziona, come analisi è fuffa.
L’ex vicepresidente del Parlamento europeo non può essere inserita nell’album dei sinistrati pentiti, semplicemente perché lei di sinistra non è mai stata. Né da giovane, quando era vicina a Ciriaco De Mita, né quando aderì alla Margherita né quando entrò, dalla porta principale, nel Partito democratico.
Ora, gli indefessi paladini dell’Ucraina aggredita continuano a sostenere, in buona sostanza, che la pace si conquista vincendo la guerra e che ogni dubbio sul riarmo degli aggrediti è una porcata che fa solo il gioco del sanguinario zar del Cremlino. Ecco allora che i pacifisti diventano “pacifinti”, e il solo far riferimento ad una trattativa equivale a chiedere la resa dell’Ucraina.
Portare al tavolo delle trattative Putin è come pensare che si potesse farlo con Hitler, tuonano nei loro indignati editoriali. Armi, armi e ancora armi. E chi vi si oppone ai morti ucraini sulla coscienza. Sinistrati e un po’ vigliacchetti.
Sul piano militare la guerra non potrà mai essere vinta. Vale per l’Ucraina, ma anche per la Russia, che sul terreno ha già lasciato una quantità di soldati morti che riporta alla memoria Stalingrado.
Dire che la politica deve riprendere campo, che l’Europa deve mettere sul tavolo una proposta condivisa, almeno per un accordo di tregua di lunga durata, è essere dalla parte del martoriato popolo ucraino, che della guerra non ne po’ più.
Insorgono i sinistrati: il “campo Lavrov” ciancia di trattativa ma poi non sa o non ha il coraggio di spiegare di cosa si tratti. La trattativa come arma di distrazione di massa per non dover più mandare armi all’Ucraina.
Su questo punto, i sinistrati pentiti una qualche ragione ce l’hanno. Nel senso che la sinistra dovrebbe fare chiarezza sul prezzo della tregua e sul fatto che può essere raggiunta solo sulla base di un compromesso e non con la resa di uno dei belligeranti.
Quale potrebbe essere questo compromesso, persone che ne sanno di strategie militari e di geopolitica, uno per tutti Lucio Caracciolo, direttore di Limes, lo hanno esplicitato da tempo: il “modello coreano” adattato al conflitto russo-ucraino: in parole povere, una sorta di 38° parallelo a Est: definire confini, de facto ma non de jure, sulle linee definite sul campo, fermare i combattimenti, avviare la ricostruzione dell’Ucraina, con l’accelerazione del processo di integrazione, politica non militare, di Kiev nell’Unione europea.
Putin non lo accetterà? Trump non ne sarà entusiasta? Forse, anzi probabile. Ma l’Europa ci avrà provato, non limitandosi a perseguire solo la linea riarmista.
Caracciolo ha anche fatto un nome per quanto riguarda la persona che dovrebbe parlare a nome dell’Europa. Una persona dal passato autorevole e dalla determinazione “teutonica”: l’ex cancelliera Angela Markel.
Apriti cielo. I sinistrati pentiti hanno subito sparato contro questa indicazione, liquidando sprezzantemente la Merkel come la leader europea “più filorussa”.
Niente da fare. I sinistrati presidiano stoicamente la loro linea del Piave. Più ucraini degli ucraini (come sono più israeliani degli israeliani, o almeno della metà del Paese che si ribella al governo fascista di Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich e criminali vari).
L’ultima sparata aggiorna quella del “campo Lavrov”. Ora, il centrosinistra viene accusato di avere adottato in politica estera l’”agenda Vannacci”.
Da Putin a Vannacci. Chissà cos’altro si inventeranno per dimostrare di servire. Nel senso malizioso del termine.
