Ucraina, armi e realtà: la sinistra abbandoni slogan e propaganda e ragioni sulla guerra con analisi e geopolitica

Senza girarci troppo intorno: il dibattito aperto da tempo nel centrosinistra, o sinistracentro che dir si voglia, su armi sì armi no all’Ucraina sta diventando surreale.

Ucraina, armi e realtà: la sinistra abbandoni slogan e propaganda e ragioni sulla guerra con analisi e geopolitica
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

22 Settembre 2026 - 12.07


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Senza girarci troppo intorno: il dibattito aperto da tempo nel centrosinistra, o sinistracentro che dir si voglia, su armi sì armi no all’Ucraina sta diventando surreale. Surreale perché non tiene in minimo conto i dati di realtà, e piega il tutto in un calcolo di bottega interna buono, o almeno così qualcuno dei competitor crede, a primeggiare nelle probabili ma non certe primarie.

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Una cosa buona e giusta sarebbe di fare un bagno di sana umilità. Quando non si padroneggia la materia, invece di rifarsi a qualche scadente bignamino superficialmente schematico, si dovrebbe prestare attenzione a chi da una vita si occupa di geopolitica, strategie militari e cose del genere. Si imparerebbe molto e, soprattutto, si alzerebbe il livello del confronto inchiodato da anni alla dicotomia aggredito/aggressore. Purtroppo, questo briciolo di saggezza non sembra albergare nel “campo largo”. All’analisi si sostituisce la declamazione retorica, con cui si presenzia nei mefitici talkshow televisivi.

Uno che di geopolitica ne capisce e tanto è Lucio Caracciolo, direttore di Limes. Persona perbene, onesta intellettualmente, che non urla, non alza i toni ma cerca di far parlare i fatti dando ad essi una interpretazione approfondita. Dalla quale emergono due dati di fondo. Primo: nella guerra tra Russia e Ucraina non vince nessuno. Ci sono vari gradi di sconfitta e la sconfitta più grave è che l’Ucraina è distrutta. E non soltanto materialmente, ma soprattutto dal punto di vista demografico”. Caracciolo ne parla, ospite di Omnibus   su La7, nel corso del confronto condotto da Gerardo Greco sul conflitto in Ucraina   sulle sue possibili soluzioni.
Caracciolo ribadisce che il conflitto “non può durare in eterno” e che entro il 2027 si potrà trovare un modo di sterilizzarla, ma respinge qualsiasi schema da vittoria netta e richiama i numeri della popolazione. Prima della guerra in Ucraina c’erano una quarantina di milioni di abitanti, 50 milioni nel momento dell’indipendenza; oggi, secondo i servizi ucraini sono circa 20. Il direttore di Limes sottolinea: “Mi domando come si faccia ricostruire un Paese avendo perso la metà della popolazione. Questo è l’aspetto più grave su cui noi dovremmo fare maggiore attenzione”.

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Naturalmente, ahinoi, questa maggiore attenzione non sembra manifestarsi nel dibattito in corso nel centrosinistra.

Il dibattito sulle forniture militari, aggiunge, è ormai secondario: “È inutile discutere di armi, perché non abbiamo più niente da mandare in Ucraina, abbiamo mandato quel poco che avevamo, ma il punto non è questo. Non siamo noi che decidiamo la guerra. L’Ucraina resta comunque il teatro che interessa più da vicino l’Europa, perché è dietro casa e se lì c’è un buco nero, dopo la guerra sono problemi serissimi”.

Caracciolo puntualizza che nemmeno Mosca può vantare un successo pieno: la Russia ha ottenuto “un obiettivo psicologico, ma non solo, che era quello di essere riconosciuta una grande potenza dagli Usa”: americani e russi “parlano continuamente di tutto, poco dell’Ucraina, molto di altre cose”.

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Ovviamente, e di nuovo ahinoi, i geopolitici improvvisati e i direttori di foglietti con l’elmetto in testa, tornano ad accusare Caracciolo di posizioni filoputiniane, di non tenere conto di chi in questa guerra senza vincitori è l’aggredito e chi è l’aggressore e via propagandando. 

Non volete dare retta al direttore di Limes? Liberi di farlo. Ma almeno leggete alcuni rapporti che certo non provengono da Mosca o da siti megafono degli aggressori. 

Linkiesta di certo non si può dire un sito filoputiniano. La sua polemica contro i “pacifinti”  è martellante, così come l’accusa a Elly Schlein di essere, sull’Ucraina, a rimorchio del filorusso Giuseppe Conte. 

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Linkiesta ha pubblicato, sul finire del 2025, un interessante report dal quale abbiamo ripreso alcune parti: “L’Ucraina è diventata una superpotenza dei droni. Non per ambizione industriale, ma per necessità esistenziale. In quasi quattro anni di guerra, un Paese con risorse limitate, dato per spacciato da sedicenti analisti geopolitici, ha costruito il più avanzato e dinamico ecosistema di robotica militare al mondo. E il modo di fare la guerra è cambiato: il dominio del cielo non appartiene solo ai jet o ai missili da crociera, ma anche a sciami di velivoli economici, leggeri, adattabili. Droni, nel linguaggio comune.

Come spiega Bloomberg in un lungo approfondimento, l’Ucraina produce oggi circa quattro milioni di droni all’anno, una cifra senza paragoni rispetto al resto del mondo. Per capirci, gli Stati Uniti ne realizzano poco più di centomila, nello stesso periodo. La superiorità ucraina non sta nella potenza di fuoco, ma nella rapidità evolutiva del design. Un drone sviluppato a Kyjiv può attraversare tre versioni in pochi mesi: una sperimentata al fronte, una corretta in officina, una migliorata in base ai dati raccolti in combattimento contro i russi[…]Questa supremazia tecnologica è sostenuta da un’infrastruttura logistica unica. Il governo ucraino ha creato “Brave1”, una piattaforma digitale che permette ai comandanti al fronte di ordinare droni direttamente dai produttori, ricevendoli in pochi giorni. Il sistema integra un meccanismo di incentivazione: le unità che distruggono mezzi nemici ricevono crediti per acquistare modelli più avanzati. È una forma di mercato militare decentralizzato, dove la domanda viene regolata dai risultati sul campo”.

Fin qui Linkiesta.

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“L’Ucraina è tra le prime 10 armate del mondo per dimensioni”

Così Visit Ukraine titola una documentata analisi a firma della redattrice capo Yuliia Dyka. Nell’articolo si fa riferimento anche ad un recente rapporto dell’autorevole International Institute for Strategic Studies (IISS), dal quale emerge che l’Ucraina è al 6° posto in termini di personale. 

Ora, si può continuare a dibattere se sono le armi quello di cui ha ancora oggi maggiormente bisogno la potenza militare, la prima in Europa secondo Volodymyr Zelensky, o se invece sarebbe il caso che l’Europa si dotasse di uno straccio di proposta politica su cui provare a sviluppare una propria iniziativa diplomatica. 

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Il dibattito è aperto. Ma che sia serio e documentato, se ne siete capaci. 

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