Il Papa: la fraternità contro egoismi, sfruttamento e sopraffazioni

Bergoglio tocca i temi della crisi economica, ma anche quelli della corruzione e delle mafie: attenuare la sperequazione del reddito.

Il Papa: la fraternità contro egoismi, sfruttamento e sopraffazioni
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12 Dicembre 2013 - 15.25


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“La necessità di politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito”: è quanto ha affermato da Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata della Pace. Nel documento, intitolato “Fraternità, fondamento e via per la pace”, il nuovo Pontefice denuncia “con preoccupazione la crescita di diversi tipi di disagio, di emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza patologica”.

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“Le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee”, secondo Bergoglio trovano la loro origine anche “nel depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie” e nella ricerca del guadagno “oltre ogni logica di una sana economia”. Francesco fotografa così la situazione: “Se da un lato si riscontra una riduzione della povertà assoluta, non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale”.

“La povertà – si legge nel documento del Santo Padre – può essere superata solo attraverso la riscoperta e la valorizzazione di rapporti fraterni in seno alle famiglie e alle comunità, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori, delle difficoltà e dei successi che accompagnano la vita delle persone”. Ma gli Stati debbono fare la loro parte e in concreto “servono politiche efficaci che promuovano il principio della fraternità, assicurando alle persone, eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali, di accedere ai capitali, ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinché ciascuno abbia l’opportunita’ di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona”. A sostegno della richiesta di un riequilibrio dei redditi e delle opportunita’, Francesco ricorda la cosiddetta “ipoteca sociale” sui beni, teorizzata anche da San Tommaso d’Aquino.

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“Non dobbiamo dimenticare – scrive ancora il Papa – l’insegnamento della Chiesa sulla cosiddetta ipoteca sociale, in base alla quale se è lecito, anzi necessario che l’uomo abbia la proprietà dei beni’, quanto all’uso, li possiede non solo come propri, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui ma anche agli altri”.

Secondo il Papa, “il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita”.

“La crisi odierna, pur con il suo grave retaggio per la vita delle persone, può essere anche un’occasione propizia – sottolinea – per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. Esse ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri, nella fiducia profonda che l’uomo ha bisogno ed è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale. Soprattutto tali virtù sono necessarie per costruire e mantenere una società a misura della dignità umana”.

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In proposito, il documento cita Giovanni Paolo II che già nel 1979 avvertiva l’esistenza di “un reale e percettibile pericolo: che nel dominio da parte dell’uomo sul mondo delle cose, di questo suo dominio egli perda i fili essenziali, e in vari modi la sua umanità sia sottomessa a quel mondo, ed egli stesso divenga oggetto di multiforme, anche se spesso non direttamente percettibile, manipolazione, mediante tutta l’organizzazione della vita comunitaria, mediante il sistema di produzione, mediante la pressione dei mezzi di comunicazione sociale”.

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