Sarà una lunga notte per Israele. Una notte insonne. Una notte che potrebbe portare ad un’”alba” e a un “tramonto”.
L’”alba” di un governo senza più ministri fascisti al proprio interno. Un governo che non sia più guidato da un criminale di guerra. L’”alba” di un nuovo inizio per Israele. Mentre scriviamo questo commento a caldo, i sondaggi assegnano al blocco anti-Netanyahu 52 seggi, contro i 50 delle destre. Il dato straordinario è quello delle due liste arabo-israeliane che, nel loro insieme, otterrebbero, sempre stando ai sondaggi post voto, 18 seggi alla Knesset. Un risultato storico.
Il Likud di Netanyahu si conferma primo partito con 25 seggi, ma lo fa fagocitando l’estrema destra del ministro delle Finanze Smotrich. Yashar, il partito di Gadi Eisenkot sarebbe al secondo posto, con 21 seggi, seguito da Together di Naftali Bennett con 13 seggi, seguito a ruota dalla Joint List arabo-israeliana con 11 e dai Democratici di Yair Golan con 10 eletti. Eisenkot già parla da primo ministro in pectore, e festeggia la vittoria di Israele contro “il governo del 7 ottobre”, e promette di dare vita ad un governo del cambiamento il più presto possibile.
Non sarà impresa facile. Perché per avere la maggioranza alla Knesset, Eisenkot ha bisogno del sostegno dei partiti arabo-israeliani, o meglio palestino-israeliani. E questa, a ben vedere, sarebbe la svolta epocale per Israele: governare insieme, ebrei e palestinesi israeliani. Non sarà facile anche perché Netanyahu e la destra fasciomessianica non si faranno da parte facilmente. Le tenteranno tutte per ostacolare una svolta. Hanno le armi (materiali, non metaforiche) per provarci. La politica non è mera somma di. numeri. Ma qualcosa i numeri dicono. E i numeri del voto israeliano, mentre scriviamo, dicono che nella nuova Knesset i partiti che sono stati all’opposizione del governo Netanyahu-Smotrich-Ben-Gvir hanno 70 seggi su 120.
Le grandi manovre post elettorali devono ancora iniziare. Netanyahu resta un maestro nell’”arte” della spartizione del potere. Spetterà a lui, in quanto leader del primo partito, il mandato del presidente Herzog di tentare di formare una maggioranza per un nuovo governo. Per quanto abile, stavolta per “Bibi” l’impresa appare destinata al fallimento. E allora sarà la volta di Eisenkot a provarci. E lì si vedrà la sua statura politica, la sua capacità di inclusione. Sarà per lui una strada irta di ostacoli, di trappole, di provocazioni. Ma il voto quella strada l’ha aperta. Non era scontato. L’alba di Israele può sorgere.
