Il 7 ottobre 2023, poco dopo l’alba, Hamas e altri gruppi armati palestinesi lanciarono un attacco senza precedenti contro Israele. Migliaia di razzi furono sparati dalla Striscia di Gaza mentre circa 6.000 miliziani riuscirono a superare la barriera di confine in decine di punti, utilizzando automobili, motociclette e parapendii.
Gli uomini armati attaccarono basi militari e numerosi kibbutz nelle comunità israeliane vicine alla Striscia. In diversi luoghi entrarono nelle abitazioni, uccidendo civili e dando fuoco alle case.
A Nir Oz, uno dei kibbutz più colpiti, furono uccise 41 persone e altre 76 vennero rapite. Al festival musicale Nova, nel deserto del Negev, furono uccise 378 persone e 44 furono prese in ostaggio.
In totale, circa 1.200 persone furono uccise e 251 vennero portate a Gaza come ostaggi. Fu il giorno più letale per gli ebrei dalla Shoah e il più grave attacco terroristico nella storia di Israele.
Gli ostaggi
Dei 251 ostaggi catturati il 7 ottobre, 168 sono stati successivamente liberati o recuperati vivi, mentre 83 sono morti.
L’ultimo ostaggio ancora a Gaza, il sergente maggiore Ran Gvili, è stato recuperato nel gennaio 2026. Con il suo rientro, Israele ha riportato a casa tutti gli ostaggi catturati durante l’attacco.
La risposta israeliana
Dopo l’attacco, Israele lanciò una vasta offensiva militare nella Striscia di Gaza. L’operazione provocò lo sfollamento di oltre un milione di palestinesi e una devastazione senza precedenti del territorio.
Secondo i dati del ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, dall’inizio dell’offensiva sono state uccise più di 74.200 persone. Le Nazioni Unite stimano che circa l’80% degli edifici della Striscia sia stato distrutto o danneggiato e che oltre 1,9 milioni di persone, circa il 90% della popolazione, siano state costrette a lasciare le proprie case.
Gaza dopo tre anni
A tre anni dal 7 ottobre, gran parte di Gaza è ridotta a macerie. Molti palestinesi vivono ancora sfollati, in tende o rifugi di fortuna, con un accesso fortemente limitato all’acqua, al cibo e alle cure mediche.
Per molti palestinesi, la preoccupazione non riguarda più soltanto la conclusione della guerra. Cresce soprattutto il timore di essere definitivamente espulsi dalla Striscia.
Secondo quanto riferito da esponenti di Hamas, dell’Autorità palestinese e di altre forze politiche palestinesi, esiste una diffusa convinzione che il rischio di un’espulsione su larga scala rimanga concreto.
Il cessate il fuoco e le vittime successive
Israele e Hamas hanno raggiunto nell’ottobre 2025 un accordo per fermare la guerra, nell’ambito del piano di pace promosso dal presidente statunitense Donald Trump.
Nonostante il cessate il fuoco, però, la violenza non è cessata. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, oltre 1.460 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani dall’entrata in vigore dell’accordo.
L’esercito israeliano sostiene invece di intervenire contro minacce e combattenti di Hamas e di agire nel rispetto dell’accordo.
Il ricordo in Israele
Il 7 ottobre 2026 Israele ha commemorato il terzo anniversario dell’attacco. Alle 6.29, l’ora in cui ebbe inizio l’offensiva del 2023, in tutto il Paese è stato osservato un minuto di silenzio.
Le cerimonie principali si sono svolte nei luoghi maggiormente colpiti: Kfar Aza, Nir Oz e l’area del festival Nova. A Kfar Aza sono stati letti i nomi delle vittime della squadra di autodifesa del kibbutz, mentre nel luogo dove si svolse il festival sono stati ricordati i 378 partecipanti uccisi.
Tre anni dopo
Il 7 ottobre rimane dunque una frattura decisiva nella storia recente del Medio Oriente. Da una parte, Israele ricorda l’uccisione di circa 1.200 persone e il rapimento di 251 ostaggi. Dall’altra, nella Striscia di Gaza, il conflitto iniziato dopo quell’attacco ha lasciato decine di migliaia di morti, una popolazione in gran parte sfollata e un territorio profondamente devastato.
Tre anni dopo, il ricordo del 7 ottobre continua così a coincidere con le conseguenze di una guerra che ha trasformato radicalmente Israele, Gaza e l’intero Medio Oriente.
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