Spagna, lo sfratto di Maricarmen infiamma la protesta: migliaia in piazza contro le speculazioni dei fondi immobiliari

Le immagini di un'anziana di 87 anni portata via in barella dalla casa in cui aveva vissuto per settant'anni, circondata da manifestanti e poliziotti, hanno fatto esplodere l'indignazione in tutta la Spagna.

Spagna, lo sfratto di Maricarmen infiamma la protesta: migliaia in piazza contro le speculazioni dei fondi immobiliari
Proteste in Spagna
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27 Settembre 2026 - 11.58


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Le immagini di un’anziana di 87 anni portata via in barella dalla casa in cui aveva vissuto per settant’anni, circondata da manifestanti e poliziotti, hanno fatto esplodere l’indignazione in tutta la Spagna.

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È la storia di Maricarmen Abascal, diventata in pochi giorni il simbolo della crisi abitativa che attraversa il Paese. Mercoledì, a Madrid, circa 10.000 persone sono scese in strada per protestare contro il suo sfratto. “Vergogna” e “Fuori i fondi avvoltoio” erano alcune delle scritte sui cartelli. Manifestazioni si sono svolte anche in numerose altre città, da nord a sud.

Maricarmen, disabile, è stata costretta a lasciare la sua abitazione perché non poteva permettersi il nuovo affitto richiesto dal fondo di investimento che aveva acquistato l’appartamento: un aumento del 230%.

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“Questo sfratto è il canarino nella miniera”, ha detto la politologa Cristina Monge. “È diventato un simbolo, la punta dell’iceberg di un problema molto più grande: quello della casa”.

Il caso ha riportato al centro del dibattito una crisi che da anni pesa sulla società spagnola. In un decennio gli affitti sono aumentati dell’80%, mentre il prezzo delle abitazioni è cresciuto del 63%. El País ha parlato di un mercato ormai completamente scollegato dai redditi medi degli spagnoli: “La legge è stata rispettata e il mercato ha funzionato. Ma è la legge della giungla in un mercato fuori controllo, ed è un fallimento”.

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Sabato la protesta è tornata nelle strade di Madrid con una partecipazione ancora maggiore: circa 25.000 persone, secondo i dati del governo, hanno marciato facendo tintinnare le chiavi e chiedendo misure per contenere gli affitti e rendere più difficili gli sfratti. Alcuni manifestanti hanno portato tende e sacchi a pelo e annunciato l’intenzione di accamparsi nella centrale Plaza del Sol.

La vicenda ha riaperto anche una ferita politica che sembrava destinata a non rimarginarsi mai. La questione della casa era stata infatti uno dei temi centrali del movimento degli Indignados e del 15-M, la grande stagione di proteste contro austerità e corruzione che quindici anni fa portò milioni di spagnoli nelle piazze e contribuì a trasformare la politica del Paese.

“Quindici anni dopo, la casa è ancora la principale preoccupazione degli spagnoli. E gli sfratti continuano ogni giorno, circa 25.000 all’anno”, ha osservato Monge. “Il paradosso è che al governo ci sono alcune delle stesse persone che guidavano le proteste del 15-M. Eppure la casa continua a essere una sfida enorme”.

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La crisi ha riacceso lo scontro politico. Sindacati, associazioni per i diritti umani e ricercatori hanno indicato diverse possibili soluzioni, a partire dal patrimonio immobiliare inutilizzato: in Spagna ci sarebbero più di 3 milioni di abitazioni vuote. E l’edilizia sociale rappresenta appena il 2,5% del patrimonio abitativo complessivo, contro il 14% della Francia e il 34% dei Paesi Bassi.

Unai Sordo, segretario generale delle Comisiones Obreras (CCOO), ha chiesto di estromettere i fondi di investimento dal mercato immobiliare. “Le case servono per viverci, non perché le grandi società possano farne un’attività economica”, ha detto, proponendo un sistema fiscale capace di rendere non conveniente l’accumulo di abitazioni.

Anche Koldo Casla, relatore speciale dell’Onu sul diritto alla casa, ha chiesto una modifica delle norme spagnole. Ha definito “impossibile da comprendere” il fatto che la redditività di una società immobiliare sia stata anteposta al diritto alla casa di Maricarmen.

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Sumar, il partito della sinistra che sostiene il governo socialista, ha annunciato l’intenzione di chiedere l’esproprio dell’ex abitazione della donna e di proporre un pacchetto di misure per il congelamento degli affitti.

La vicenda ha inoltre messo in evidenza le profonde divisioni tra i partiti sulla politica abitativa. All’inizio dell’anno, il Partito popolare, Vox e Junts avevano votato insieme per porre fine alla moratoria sugli sfratti che per sei anni aveva protetto alcune categorie di inquilini vulnerabili.

Il primo ministro Pedro Sánchez, finito sotto pressione per non aver fatto abbastanza sulla questione abitativa, ha promesso mercoledì nuove misure.

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“Lo sfratto di Maricarmen è una tragedia sociale che non possiamo accettare”, ha dichiarato.

Il governo Sánchez aveva approvato nel 2023 una legge per rafforzare la tutela degli inquilini e ampliare l’accesso al controllo degli affitti. Ma diverse regioni governate dal Partito popolare hanno utilizzato le proprie competenze in materia di edilizia abitativa per non applicare alcune delle disposizioni previste.

Tra queste c’è Madrid, governata dalla leader della destra Isabel Díaz Ayuso, finita nelle ultime settimane al centro delle polemiche anche per la decisione della sua amministrazione di destinare 6,3 milioni di euro di fondi pubblici all’acquisto di un attico residenziale da utilizzare come ufficio temporaneo.

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Il contrasto è diventato uno degli elementi centrali delle proteste. La manifestazione di mercoledì è stata organizzata proprio nei pressi dell’attico, mentre i manifestanti scandivano: “L’attico di Ayuso per Maricarmen”.

Ayuso ha cercato di ridimensionare il caso, ricordando che quello di Maricarmen è “uno dei 25.500” sfratti che si verificano ogni anno in Spagna e sottolineando che il provvedimento era stato autorizzato dai tribunali.

Ma la vicenda dell’anziana donna è ormai diventata qualcosa di più di un singolo sfratto. Per molti spagnoli rappresenta il volto concreto di una crisi che coinvolge migliaia di famiglie.

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“Il caso di Maricarmen non è isolato: è soltanto un altro esempio delle sofferenze affrontate da migliaia di famiglie in Spagna”, ha dichiarato Amnesty International Spagna. “È necessario adottare immediatamente misure coraggiose. Le istituzioni devono andare oltre le semplici dichiarazioni di rammarico sulla stampa e agire”.

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