La Germania sta vivendo una forte avanzata dell’estrema destra, mentre l’Alternative für Deutschland (AfD) guadagna terreno in tutto il Paese. Berlino, una delle città più liberali del mondo, potrebbe essere la prossima a subire questo cambiamento, quando domenica gli elettori saranno chiamati alle urne.
Dopo il successo ottenuto alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, il partito ha puntato sulla capitale, proseguendo nel tentativo di modificare la propria immagine dopo essere stato classificato dai servizi di intelligence tedeschi come organizzazione di estrema destra.
Secondo la media dei sondaggi pubblicata da dawum.de, l’AfD è a soli 3,4 punti percentuali dalla Linke e a 2,5 punti dalla Cdu del cancelliere Friedrich Merz. È un cambiamento radicale rispetto a tre anni fa, quando alle elezioni regionali di Berlino l’AfD era distaccata di 19,1 punti dalla forza politica in testa.
Una vittoria dell’AfD a Berlino trasformerebbe lo shock politico provocato dal risultato in Sassonia-Anhalt in un terremoto nazionale: sarebbe infatti soltanto il secondo successo elettorale regionale dell’estrema destra dalla fine della Seconda guerra mondiale e il secondo nel giro di due settimane.
“Il modo in cui l’AfD sta facendo campagna elettorale appare meno tossico, meno sporco, meno sgradevole, e questo conta”, afferma Grégoire Roos, direttore dei programmi Europa e Russia ed Eurasia di Chatham House, che segue l’ascesa dell’AfD da oltre dieci anni.
“Il profilo dei suoi leader, il modo in cui conducono la campagna elettorale e la crescente preoccupazione per la direzione che sta prendendo la città creano condizioni sufficientemente favorevoli perché l’AfD possa ottenere, se non una vittoria, almeno una qualche forma di successo strategico in quello che tradizionalmente è stato considerato un territorio sicuro”, aggiunge.
L’AfD potrebbe cercare di replicare la strategia adottata da Ulrich Siegmund, il suo candidato di maggior successo in Sassonia-Anhalt, che ha contribuito a trasformare l’immagine del partito da movimento di protesta contro i partiti tradizionali a forza politica più sicura della propria agenda radicale.
A prima vista, il programma dell’AfD a Berlino non è molto diverso da quello nazionale. L’immigrazione resta, come sempre, uno dei pilastri della campagna, con richieste esplicite di “remigrazione”, un termine diventato recentemente uno slogan dell’estrema destra.
Grande spazio viene dato anche alla politica abitativa: l’AfD propone un trattamento preferenziale per i cittadini tedeschi nati nel Paese. Il partito si oppone inoltre con forza ai programmi contro le discriminazioni e a quelli in favore della diversità e dell’uguaglianza di genere.
Ma il partito sembra aver compreso la necessità di rivolgersi a un elettorato più ampio. Kristin Brinker, leader dell’AfD a Berlino, gode di un’immagine pubblica più moderata rispetto ad alcuni dei principali esponenti nazionali del partito.
Nella capitale, la campagna elettorale si è concentrata tanto sui problemi concreti della grande città – case, affitti e istruzione – quanto sull’identità nazionale tedesca.
“I partiti marginali hanno capito che, per conquistare una parte dell’elettorato urbano, esiste una sorta di cautela morale”, spiega Roos. “Bisogna comportarsi in un certo modo. Ci sono atteggiamenti da evitare e l’AfD è riuscita, in qualche modo, a farlo. Ha superato una prima selezione.”
I risultati nei sondaggi sono evidenti. L’AfD è salita al terzo posto e sembra destinata quasi a raddoppiare il risultato ottenuto nel 2023, arrivando intorno al 18 per cento.
La Linke è in testa con il 21 per cento, seguita dalla Cdu con il 20,1 per cento. La Spd, che per decenni è stata il principale partito di Berlino, potrebbe invece precipitare al 12,2 per cento.
Secondo Roos, l’AfD sta conquistando consensi in quattro diversi settori dell’elettorato tedesco, una dinamica che il partito cercherà di riprodurre anche a Berlino.
Tra questi ci sono elettori della Cdu delusi dalla direzione presa dal partito e dal Paese, che si sono spostati ulteriormente a destra. Una delle ragioni è il senso di tradimento provocato dalle scelte di Merz sulla sospensione del freno al debito, la regola fiscale che limita annualmente la possibilità per il governo di aumentare il debito strutturale. Per una parte degli iscritti più fedeli alla Cdu, si è trattato di una violazione gravissima dei principi del partito.
Un fenomeno analogo si era già verificato a metà degli anni Duemila, quando l’allora cancelliera Angela Merkel consentì l’ingresso in Germania di circa un milione di rifugiati.
Lo stesso Siegmund era stato iscritto alla Cdu, così come alcuni dei più importanti fondatori dell’AfD. In Sassonia-Anhalt lo spostamento dell’elettorato rispetto al 2021 è stato netto: l’AfD ha guadagnato 23 punti percentuali, mentre la Cdu ne ha persi 19,9. Gli altri partiti sono rimasti invece entro pochi punti percentuali rispetto al risultato di cinque anni prima.
Un’altra componente importante dell’elettorato dell’AfD è costituita dai giovani indecisi. In Sassonia-Anhalt, il partito ha conquistato oltre 170.000 voti di persone che prima delle elezioni non avevano ancora deciso per chi votare. Secondo Roos, la campagna elettorale è riuscita a “raggiungere una fascia più giovane dell’elettorato attraverso i social media”.
Altri consensi arrivano da una componente minoritaria di elettori socialmente conservatori ma favorevoli a politiche economiche di sinistra, oltre che dagli elettori neonazisti, molti dei quali sostengono il partito fin dalla sua fondazione.
Berlino, tuttavia, presenta caratteristiche diverse dalla Sassonia-Anhalt. L’elettorato berlinese della Cdu è meno orientato a destra rispetto a quello di altri Länder e il cosiddetto “cordone sanitario” – l’accordo informale con cui i partiti di opposizione collaborano per impedire all’estrema destra di arrivare al potere – dovrebbe, secondo Roos, “reggere”.
Anche i giovani berlinesi sono più propensi a orientarsi verso sinistra rispetto a quelli di altre zone della Germania.
In una consultazione simbolica riservata agli under 16, organizzata a Berlino la settimana scorsa con la partecipazione volontaria di circa 40.000 ragazzi, la Linke ha ottenuto il 32,8 per cento e i Verdi il 20,9 per cento, mentre l’AfD si è fermata al 5,8 per cento. Gli organizzatori hanno sottolineato che la partecipazione era volontaria e che il risultato non rappresenta necessariamente l’orientamento di tutti i giovani berlinesi. Il divario resta comunque significativo.
Berlino non è però paragonabile neppure ad alcune delle città più ricche della Germania, come Francoforte e Monaco, dove il sostegno all’AfD è debole.
“Non è una città particolarmente ricca”, osserva Roos. “È una città relativamente povera. La parte orientale apparteneva alla Rdt, la Germania Est comunista, dove l’AfD continua a essere molto popolare. Esiste quindi anche un modello geografico che rende il risultato coerente con questa dinamica.”
Secondo Roos, si tratta di un fenomeno che attraversa l’intera Europa: anche nelle grandi città, il desiderio di un cambiamento politico radicale ha spinto una parte dell’elettorato verso la destra più estrema, come dimostra anche il successo di Reform nel Regno Unito.
