Lo scontro tra Italia e Spagna sui controlli alle frontiere interne dell’area Schengen si allarga e assume ormai i toni di una vera crisi politica tra due governi dell’Unione europea. Dopo la decisione di Roma di prorogare per altri quindici giorni i controlli nei porti e negli aeroporti per i viaggiatori provenienti dalla Spagna, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha attaccato duramente il governo di Giorgia Meloni.
“È assurdo, è inutile e una vergogna”, ha detto Albares parlando con i giornalisti al Senato spagnolo. Secondo il ministro, la decisione italiana “distrugge lo spirito e la filosofia” di ciò che significa essere partner europei e rappresenta “un attacco diretto alla dignità degli spagnoli” e alla solidarietà tra i Paesi dell’Unione.
Il punto centrale della contestazione spagnola riguarda proprio la giustificazione utilizzata da Roma. Il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi ha motivato la nuova proroga sostenendo che persistono elevati rischi per la sicurezza interna e una possibile minaccia di infiltrazioni terroristiche. La decisione è stata presa dopo una riunione del Comitato di analisi dell’immigrazione e della sicurezza delle frontiere.
Per Madrid, però, il collegamento tra la crisi migratoria di Ceuta e un rischio per l’integrità dello spazio Schengen non regge. Albares ha ribadito che “non c’è alcun rischio” per l’integrità dell’area Schengen proveniente da Ceuta e Melilla e ha sottolineato che il governo italiano lo sa perfettamente.
La questione nasce dalla crisi migratoria esplosa a Ceuta alla fine di luglio, quando decine di migliaia di persone entrarono nell’enclave spagnola dal Marocco. Il 1° agosto il governo Meloni reintrodusse controlli nei collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, presentandoli come una misura straordinaria e temporanea per tutelare la sicurezza nazionale. Da allora Roma li ha prorogati più volte.
La Spagna aveva risposto l’8 agosto con controlli reciproci sui viaggiatori provenienti dall’Italia. Oggi Madrid ha deciso di prorogarli a sua volta fino all’8 ottobre, comunicando la decisione alla Commissione europea.
Albares ha contestato anche la sproporzione tra l’allarme evocato dal governo italiano e i risultati concreti dei controlli. Ha ricordato che in questo momento l’Italia registra circa il doppio degli ingressi irregolari rispetto alla Spagna e ha richiamato la crisi di Lampedusa del 2023, quando Madrid, invece di introdurre controlli contro l’Italia, offrì la propria solidarietà e accolse migranti arrivati sull’isola.
È soprattutto sul terreno politico che lo scontro si fa più duro. Albares ha accusato Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani di comportarsi più come leader dei rispettivi partiti che come dirigenti europei all’altezza delle responsabilità del momento. Secondo il ministro spagnolo, la decisione italiana sarebbe infatti legata alla “politica interna”.
“Europa senza solidarietà non può esistere”, ha avvertito Albares, collegando direttamente la vicenda alla natura stessa dell’integrazione europea. Per Madrid, la libera circolazione non può essere utilizzata come strumento di pressione politica ogni volta che un Paese attraversa una crisi migratoria.
Il ministro spagnolo ha inoltre rivolto un appello al Partito popolare e a Vox. Ha chiesto al PP di intervenire presso Forza Italia, partito di Tajani e alleato del Partito popolare europeo, e a Vox di fare pressione sui propri alleati della destra radicale italiana. L’obiettivo, ha spiegato, dovrebbe essere quello di convincere Roma a ritirare una misura che Madrid considera assurda e priva di giustificazione.
La replica spagnola arriva dunque mentre la sospensione parziale della libera circolazione tra Italia e Spagna entra nel suo secondo mese. Una misura nata come risposta emergenziale alla crisi di Ceuta rischia così di trasformarsi in un conflitto politico duraturo tra due Paesi dell’Unione, con Madrid che accusa Roma di sacrificare la solidarietà europea alla propaganda sull’immigrazione.
