Se non ci fossero oltre 70mila morti. Se oltre 20mila bambini non fossero stati uccisi e altre decine di migliaia feriti e segnati per sempre nel fisico e nella psiche. Se quello spicchio di terra non fosse stato raso al suolo e riconquistato al 70% dall’”esercito più morale al mondo”, costringendo due milioni di disperati a vivere in condizioni disumane in uno spicchio ancora più stretto di terra. Se le tende di fortuna che hanno sostituito le abitazioni bombardate e ridotte a un cumolo di macerie, non fossero diventate terra di conquista per topi che piagano bambini e anziani.
Se i bambini ancora in vita non dovessero giocare su montagne di rifiuti o in strade riempite di liquame nauseabondo. Se la pietà e l’umanitarismo non fossero morti in quella terra lontana ma mai così vicina a chi vuole restare umano. Se in Cisgiordania non imperasse la legge delle “camice brune” con la kippah, i coloni pogromisti che assaltano, derubano, uccidono impunemente la popola zione palestinese, supportati dall’esercito.
Se in Libano oltre un milione di persone hanno dovuto fuggire dalle loro case e da villaggi occupati dall’esercito con la stella di David. Se a Tel Aviv non governassero i fascisti messianici, quelli che ritengono di avere una missione divina da compiere, mossi da un suprematismo ebraico che ricorda altri suprematisti, quello ariano ad esempio. Se non fossimo cittadini di un Paese il cui governo continua a ostacolare la sospensione da parte dell’Unione europea degli accordi commerciali con lo Stato aggressore.
Ecco, se non ci fosse tutto questo, potremmo perdere tempo nel disquisire su Erri De Luca e Francesco De Gregori.
Ma questo inferno esiste. Distruzione, sofferenza e morte sono la quotidianità per milioni di palestinesi e libanesi. E loro ci chiedono, ci pregano di fare qualcosa per porre fine a questa disumanità. Con o senza Erri e Francesco.
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