In un nuovo post su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran stanno «procedendo bene», ma ha ribadito il suo precedente avvertimento secondo cui si arriverà a un accordo “ottimo per tutti” oppure non ci sarà alcun accordo, riaprendo così la possibilità di una ripresa degli attacchi contro l’Iran se i negoziati dovessero fallire.
Ha poi aggiunto che dovrebbe essere «obbligatorio» per alcuni Paesi della regione — tra cui Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Giordania e Pakistan — aderire agli Accordi di Abramo, gli accordi diplomatici mediati nel 2020 con cui diversi Paesi arabi hanno accettato di riconoscere Israele nell’ambito degli sforzi statunitensi per raggiungere un’intesa con l’Iran.
Tutti questi Paesi hanno contribuito a mediare tra Washington e Teheran nell’attuale fase di tensione, con il Pakistan in prima linea.
Trump ha scritto:
È possibile che uno o due abbiano una ragione per non farlo, e questo sarà accettato, ma la maggior parte dovrebbe essere pronta, disposta e in grado di rendere questo accordo con l’Iran un evento storico ancora più importante di quanto sarebbe altrimenti.
Gli Accordi di Abramo si sono rivelati, per i Paesi coinvolti (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan e Kazakistan), un BOOM finanziario, economico e sociale, anche durante questo periodo di conflitto e guerra, e i membri attuali non hanno mai nemmeno suggerito di uscirne o di sospenderne l’adesione.
Gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein hanno firmato gli Accordi di Abramo durante il primo mandato di Trump nel 2020, rompendo un tabù storico e diventando i primi Stati arabi a riconoscere Israele in un quarto di secolo.
Marocco e Sudan hanno poi seguito, anche se nel caso del Sudan l’accordo non è stato ratificato a causa dell’instabilità interna. Il Kazakistan ha dichiarato lo scorso anno di voler aderire agli accordi, pur avendo già relazioni diplomatiche con Israele dal 1992.
Dalla firma dell’intesa, Israele e in particolare gli Emirati Arabi Uniti hanno sviluppato stretti rapporti economici e di sicurezza, inclusa la cooperazione militare e un accordo di libero scambio, anche se permangono tensioni politiche significative.
Tuttavia, questi accordi sono stati anche fortemente criticati da una parte consistente di analisti e opinione pubblica internazionale. In molti li hanno definiti una “pace dei ricchi”: un processo di normalizzazione costruito soprattutto su interessi economici e strategici tra Stati e élite politiche, che ha prodotto benefici commerciali e geopolitici, ma senza affrontare il nodo centrale del conflitto israelo-palestinese.
In questa lettura critica, la marginalizzazione della questione palestinese rappresenta il limite principale degli Accordi di Abramo: la stabilizzazione dei rapporti diplomatici avviene senza una soluzione politica per i diritti e l’autodeterminazione dei palestinesi, che restano fuori dal perimetro delle nuove intese regionali.
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha in passato espresso una possibile apertura alla normalizzazione dei rapporti con Israele, ma l’Arabia Saudita ha ribadito che qualsiasi riconoscimento dipende dalla creazione di uno Stato palestinese.
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